Provincia autonoma di Trento e regione Lombardia unite nello sfruttamento delle acque del lago d’Idro e del fiume Chiese

A giugno noi del M5S siamo tornati a sollecitare Istituzioni ed enti territoriali riguardo alla gestione delle acque del fiume Chiese e del lago d’Idro. Lo abbiamo fatto presentando delle interrogazioni con cui chiedevamo se ci fosse la volontà di istituire un Osservatorio interregionale sul Chiese e sull’Eridio che fosse aperto alle associazioni e agli enti locali, ipotesi che fu peraltro valutata con favore già dal Ministro dell’Ambiente nel corso della precedente legislatura.

Passati 2 mesetti e sono arrivate le risposte che, lo diciamo subito, non sono soddisfacenti. Le interrogazioni erano state presentate sia dal M5S trentino (561/XVI del 6 giugno 2019 a firma dei consiglieri provinciali Alex Marini e Filippo Degasperi) che dal M5S lombardo (2400 del 17 giugno 2019 a firma del consigliere regionale Ferdinando Alberti).

Il Direttore Generale della Direzione Generale Enti Locali, Montagna e Piccoli Comuni della regione Lombardia è stato il primo a rispondere. Il 18 luglio ha messo per iscritto che non vi è intenzione alcuna di procedere all’istituzione dell’Osservatorio ma solo “la disponibilità a fornire tutte le informazioni e i dati riguardanti la gestione del bacino idrografico e a mantenere aperta ogni forma di interlocuzione con tutti gli attori, istituzionali e non, interessati a tale tematica”. Tradotto: “non siamo disponibili a mettere in campo alcun confronto concreto che ci impegni a tenere conto delle esigenze di chi vive sul territorio ma se serve a tenervi buoni vi diciamo che in linea di principio, se ci va, potremmo anche sentirvi… ma anche no, anzi, diciamo di no che poi vi montate la testa”.

In pratica siamo di fronte alla solita risposta burocratese per dire che l’acqua è “cosa nostra” e la gestione spetta esclusivamente a specifiche categorie di utilizzatori (in Lombardia, non è un mistero per nessuno, sono gli agricoltori della bassa con le loro colture idrovore e le società interessate al business idroelettrico) che la possono utilizzare a dispetto delle comunità rivierasche e degli equilibri ecologici. A tal fine, puntualizza l’amministrazione lombarda, è stato costituito un coordinamento operativo (permanente?) per assicurare lo sfruttamento della risorsa indipendentemente dalle situazioni di contingente emergenza o criticità, cioè l’acqua vogliono poterla ottenere quando più aggrada a lor signori e questo a prescindere dal fatto che ci siano delle situazioni che giustificano prelievi maggiori del previsto. Pensano al fiume Chiese e al lago d’Idro come serbatoi per farsi gli affari loro e manco si premurano più di nasconderlo!

Ad agosto è, invece, arrivata la risposta dall’assessore trentino competente (!), che a sua volta ha confermato come non ci sia alcuna volontà di stabilire dei modelli inclusivi e aperti di gestione del bacino dell’Eridio e delle acque del Chiese e come non ci sia l’intenzione di tutelare l’acqua come bene comune. Appare chiaro come si ritenga di soddisfare le richieste di sfruttare le acque per finalità irrigue senza considerare le esigenze di tutela del deflusso ecologico funzionale. Per rendere operative le misure di prelievo idrico reclamate dagli utilizzatori di valle, il vicepresidente della Provincia di Trento Tonina, nonché assessore con competenze in materia di energia, utilizzazione delle acque pubbliche e di tutela dell’ambiente, ha specificato che è stata approvata un’apposita delibera proprio nei giorni che hanno preceduto a risposta  (Delibera della Giunta provinciale 1181 del 1° agosto 2019 “Approvazione dell’accordo amministrativo di collaborazione tra la Provincia autonoma di Trento e la Regione Lombardia finalizzato a soddisfare le esigenze idriche del territorio lombardo per la stagione irrigua 2019 nell’ambito della gestione coordinata delle risorse idriche del bacino idrografico del fiume Chiese”). Questo atto ha di fatto riconosciuto le aspettative della controparte lombarda fissando un corrispettivo pecuniario per lo sfruttamento delle acque e mettendo in secondo piano le esigenze di salvaguardia dell’ecosistema. 

Come si vede la triste realtà del Trentino a guida leghista sottomesso ai vicini lombardi e veneti trova ogni giorno nuovi e concreti riscontri.

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