Figure di garanzia: affermare i principi democratici del buon governo e della buona amministrazione

Se misurassimo la qualità della democrazia trentina da come si sta procedendo per la nomina delle cosiddette “figure di garanzia” dovremmo senz’altro concludere che la situazione è critica per non dire disperata.

Il tema non riempie le pagine dei giornali, ma resta comunque fondamentale per la tutela dei diritti dei cittadini. Difensore Civico, Garante dei Minori e Garante dei Detenuti, sono tre uffici che nelle democrazie evolute consentono anche a chi non possiede un reddito elevato o versa in condizioni di oggettiva debolezza di potersi difendere di fronte a eventuali storture e cattive pratiche messe in atto dalla pubblica amministrazione o che si realizzano in ambiti ben specifici della vita sociale di un Paese. Sono elementi di civiltà che per loro stessa natura devono risultare imparziali e quindi essere sottratti all’accaparramento perverso del potere proprio dello spoils system partitico, che invece le vorrebbe asservire alla propria costante bulimia di potere.

Come noto, ormai da mesi il M5S si sta adoperando per garantire una procedura aperta e trasparente per la nomina delle figure di garanzia della Provincia autonoma di Trento, da ultimo con un’interrogazione riguardante il mancato recepimento dei “principi di Venezia” nella nomina delle “figure di garanzia” (722/XVI). Fino ad ora il nostro sforzo non ha però trovato risposte soddisfacenti da parte delle altre forze politiche e dai ruoli apicali delle Istituzioni provinciali cui ci siamo rivolti. Se guardiamo ai fatti, la procedura attuale, con la quale i partiti si spartiscono sulla base dell’appartenenza anche le nomine di chi andrà a ricoprire incarichi che dovrebbero essere super partes pare piacere a tutti, con l’esclusione del M5S che come detto si batte per cambiare le cose, rimbalzando però su un vero e proprio muro di gomma.

Oltre all’azione politica messa in atto da noi, l’unico altro tentativo di affermare una prassi procedurale che assicuri una soglia minima di trasparenza è stato messo in campo dall’Ordine degli avvocati, ma anch’esso è purtroppo rimasto privo di riscontri, forse anche a causa del fatto che le istanze che rappresentava sono rimaste confinate in un’assemblea della minoranze svoltasi a porte chiuse e non invece in una seduta ufficiale nella commissione permanente di competenza. 

Se possibile la tristezza e la desolazione del panorama sono rese ancora più cupe dal silenzio della società civile e del mondo accademico su un tema così delicato per la difesa dei diritti fondamentali e della democrazia locale. Lo dico senza alcuna vena polemica, ma è sotto gli occhi di tutti come da questi prestigiosi ambiti non una voce si sia ancora levata per condannare la reiterazione di pratiche spartitorie indegne di una Provincia Autonoma che ama raccontarsi come faro dello sviluppo e della buona amministrazione a livello nazionale.

Il rafforzamento della Democrazia è possibile solo attraverso la salvaguardia dello stato di diritto, del buon governo e della tutela della promozione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. In tal senso la presenza di “figure di garanzia” deputate al perseguimento di scopi di simile portata è fondamentale. Ma cosa accade se nessuno si preoccupa di adottare la metodologia corretta per la loro nomina? In concreto succede che chi va a ricoprire gli incarichi risulta vincolato al patto politico che ne ha prodotto l’indicazione. Di conseguenza l’imparzialità del ruolo, la sua credibilità e quindi la sua capacità di azione ne risultano pregiudicati.

Il disinteresse riguardo alle modalità di selezione risulta ancora più preoccupante se si considera il mancato recepimento dei “principi di Venezia” approvati dalla Commissione per la democrazia attraverso il diritto del Consiglio d’Europa (la cosiddetta “Commissione di Venezia”, per l’appunto) nel mese di marzo dopo un’istruttoria dalla durata pluriennale che ha coinvolto tra le altre, le associazioni internazionali di mediatori e di difensori civici e l’Alto Commissariato per i Diritti Umani dell’ONU. 

Sintetizzando e generalizzando al massimo, i “principi di Venezia” affermano che i difensori civici sono importanti per la democrazia, che i loro servizi sono gratuiti e pertanto accessibili alle persone che non possono permettersi di adire le vie legali. Inoltre vi si sostiene che i difensori civici possono agire in maniera indipendente contro casi di mala amministrazione e contro presunte violazioni dei diritti umani e che essi svolgono un ruolo cruciale di fronte ai Governi e ai Parlamenti, che a loro volta sono tenuti ad accettarne le osservazioni. Ai difensori civici viene riconosciuta la funzione di interfaccia tra le amministrazioni e la cittadinanza e, spesso, di prima ed unica risorsa per evidenziare e affrontare le violazioni dei diritti umani. Per quanto riguarda le procedure di nomina dei difensori civici (e, per estensione, quindi anche delle altre figure di garanzia) i “principi di Venezia” parlano chiaro: esse devono risultare coerenti con l’obiettivo del massimo rafforzamento possibile dell’autorità, dell’imparzialità, dell’indipendenza e della legittimità dell’Istituzione. Guarda caso proprio le questioni che il sistema partitocratico provinciale non ha fino ad ora inteso riformare. Non appare dunque affatto casuale che i “principi di Venezia” non vengano recepiti dalla Provincia di Trento. Se ciò avvenisse, la procedura di selezione dei candidati dovrebbe prevedere un bando pubblico e avere evidenza pubblica, trasparente, basata sul merito, obiettiva e disciplinata dalla legge. Inoltre, i criteri per ottenere la nomina a difensore civico dovrebbero essere sufficientemente ampi da incoraggiare un’ampia gamma di candidati idonei. Tutte cose che come è facile intuire i partiti trentini vivono un po’ come l’aglio per i vampiri, perché se attuate sottrarrebbero loro il potere di disporre a loro piacimento delle cariche.

Anche se nessuno, incredibilmente ne parla, tutto quanto fin qui affermato risulta provato dal fatto che a oggi nessuna azione per cambiare la situazione sia stata nemmeno presa in considerazione da parte del sistema politico dominante, e ciò pur a fronte dei numerosi solleciti avanzati presentando atti consiliari ufficiali e frequenti appelli.

Da parte del M5S rimane l’auspicio che il Consiglio sappia archiviare definitivamente la logica spartitoria nella nomina di chi va a ricoprire le cariche di garanzia, orientandosi verso un nuovo percorso all’insegna dei principi di trasparenza e pubblicità delle procedure di scelta dei soggetti che dovranno dedicarsi alla difesa civica e dei diritti umani e fondamentali.

Fino a quando ce ne sarà la possibilità non mancheremo di fare quanto in nostro potere per affermare i principi democratici del buon governo e della buona amministrazione.

* Pubblicato sul Corriere del Trentino, 27 agosto 2019

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