La partita è truccata ma il M5S è abituato a lottare contro tutti

L’11 e il 15 marzo ho inviato formali comunicazioni al Presidente del Consiglio provinciale per segnalare che il presidente del gruppo provinciale del M5S era stato espulso dal M5S stesso e quindi diffidato dall’utilizzo del simbolo, come del resto aveva lui stesso dichiarato alla stampa. A oggi, 9 aprile 2020, le mie segnalazioni non hanno ricevuto uno straccio di risposta. Non solo. Il 1° aprile avevo contattato telefonicamente Kaswalder, il quale non aveva trovato niente di meglio da dirmi se non “scusa veh, ma mi no podo far nient” (testuale). Povera anima… aveva le mani legate (o così raccontava…). E intanto consentiva qualsiasi cosa all’individuo che, pur espulso dal M5S e diffidato dall’uso del simbolo, continuava ad associare se stesso al M5S stesso mentre in realtà lavorava per un partitello personale per il quale riveste l’incarico di candidato sindaco a Trento (l’ennesima presa in giro verso cittadini ed elettori, perché già oggi tutti sanno che a elezioni finite “deciderà di restare in Consiglio provinciale”). 

Di fronte ad una situazione simile, di fatto inibito all’utilizzo delle risorse di mia spettanza e col candidato sindaco di un’altra forza politica a guida del gruppo impegnato a far fuori i miei collaboratori sono stato costretto a prendere io l’iniziativa e ho dovuto allontanarmi dall’ambiente tossico creato ad arte in seno al gruppo. Nel contempo ho formulato una serie di atti politici per mettere in chiaro la situazione e per tutelare l’immagine del M5S.

Le prepotenze non le ho mai sopportate ma nemmeno l’inerzia di chi di fronte a comportamenti scorretti e arroganti fa spallucce e lascia fare. Gli ignavi sono colpevoli dell’ingiustizia quanto coloro che la perpetrano direttamente. Potrebbero agire per impedirla, anzi sarebbe loro dovere farlo, invece abdicano ogni tipo di responsabilità, o, peggio, se ne rendono direttamente complici avallando ciò che dovrebbero contrastare.

Al netto dello sbigottimento per una situazione simile, continuo a credere che il modo migliore per affrontare le cose sia illustrare i fatti nella maniera più oggettiva possibile. La trasparenza è di per sé una condizione imprescindibile per risolvere razionalmente i mali che ci circondano, compresi quelli sociali e politici. Agire senza trasparenza rende difficile comprendere le cause e quindi stabilire modalità di intervento efficaci.

Nella prima interrogazione ho posto l’accento sull’esclusione del M5S dalla Conferenza dei presidenti di gruppo e sulla conseguente impossibilità di partecipare alla programmazione dell’attività in Consiglio provinciale. Nella seconda ho cercato di capire come chi fosse nella condizione legittima di rappresentare il M5S in Consiglio provinciale e potesse agire impiegando le risorse finanziarie e strumentali che avrebbero dovuto essere utilizzate per fini istituzionali coerenti con quelli del M5S, cioè la forza politica a cui il gruppo medesimo era collegato fin dal momento della sua costituzione (non si chiamava “Gruppo Consiliare M5S” a caso).

Ho ricostruito la situazione che impediva l’esercizio di prerogative che a rigor di logica avrebbero dovuto essere scontate, ma che apparentemente per alcuni non lo erano. Ho messo in evidenza come un consigliere, candidato a sindaco di Trento per un’ altra forza politica e per questo espulso dal M5S, continuasse a rimanere aggrappato ad una posizione che lo vedeva associato al simbolo del M5S, impiegando risorse assegnate al gruppo consiliare del M5S nonostante le diffide da lui ricevute.

Una situazione già di per sé incredibile, resa addirittura allucinante dagli sviluppi successivi. Io esco dal gruppo consiliare del M5S per evitare che il candidato sindaco di una forza politica nemica del M5S stesso continuasse a danneggiarlo usurpandone spazio politico e risorse. Nel giro di meno di 24 ore gli stessi uffici che avevano consentito a un espulso dal M5S di continuare a fare tutto quello che voleva a nome del M5S di colpo gli concedono di cambiare la denominazione del gruppo col nome e il simbolo del suo partito personale, che non era presente alle elezioni provinciali e quindi in aperto e palese contrasto con la volontà dei cittadini elettori. E come lo giustificano? Apparentemente non c’era altra soluzione, perchè il capogruppo era inibito all’uso del simbolo… Cioè, io per un mese e mezzo vi segnalo che il soggetto in questione è inibito, mi dite che non potete fare niente e gli lasciate fare tutto quello che vuole. Io sono costretto a dimettermi e mi dite che può cambiare nome al gruppo perché di colpo vi rendete conto che non può essere associato a quello del M5S??? Perché non lo avete detto subito allora? Perché avete consentito che facesse tutto quello che voleva?

Ce ne fosse stata necessità, adesso abbiamo la prova. Altro che “Istituzioni imparziali e terze”, qui la politica controlla tutto, fa e disfa come vuole e va incontro agli amici che nel momento del bisogno magari in ufficio di presidenza si astengono invece di votare contro al presidente.

È una delusione enorme per chi come me ha cercato di fare opposizione costruttiva ed è costretto ad ammettere che il gioco è truccato. Non resta purtroppo che prenderne atto e regolarsi di conseguenza.

Di seguito il testo integrale dell’interrogazione 1306/XVI. Buona lettura e occhio allo stomaco!

Credit immagine (Flickr – account: Nazionale Calcio)

* * * * *

Di seguito il testo integrale dell’interrogazione 1306/XVI del 7 aprile 2020 “Costituzione di un nuovo gruppo consiliare e problemi connessi”

Buona lettura e occhio allo stomaco!

Il Regolamento interno del Consiglio provinciale all’art. 23 (Gruppi consiliari) prevede che entro cinque giorni dalla seduta in cui hanno prestato giuramento, i Consiglieri siano tenuti a dichiarare per iscritto al Presidente del Consiglio a quale gruppo intendano appartenere. Prevede inoltre che costituiscano gruppo i Consiglieri, ancorché singoli, che siano stati eletti in una lista che ha partecipato autonomamente alle elezioni provinciali. Il candidato alla carica di Presidente della Provincia collegato ad una lista o ad un gruppo di liste e non eletto a tale carica, ma eletto Consigliere, aderisce al gruppo della lista collegata o al gruppo di una delle liste collegate che abbia ottenuto almeno un seggio. Il principio sotteso è che i consiglieri eletti sotto il simbolo di una forza politica costituiscono un gruppo consiliare ad essa collegato;

analogamente ai gruppi parlamentari, i gruppi consiliari hanno propri organi, regolamenti, bilancio, uffici e impiegati, verso i quali si comportano come soggetti privati, o più esattamente come associazioni non riconosciute. Per far comprendere la natura dei gruppi si riporta uno stralcio dell’ordinanza della Corte di Cassazione s.u. civili ord. n.3335 del 19 febbraio 2004, la quale, per definire la natura giuridica dei gruppi distingue due aspetti, uno “squisitamente parlamentare in relazione al quale i gruppi costituiscono gli strumenti necessari per lo svolgimento delle funzioni proprio del Parlamento […] l’altro più strettamente politico che concerne il rapporto molto stretto e in ultima istanza di subordinazione del singolo gruppo con il partito di riferimento”; per quest’ultimo aspetto, “i gruppi parlamentari sono da assimilare ai partiti politici ai quali va riconosciuta la qualità di soggetti privati”;

è evidente che nel momento in cui i gruppi consiliari siano considerati come associazioni non riconosciute essi debbano comunque rispettare i principi costituzionali (artt. 2 e 18 Cost.) e la disciplina del codice civile concernente gli organismi privatistici. All’interno dei gruppi consiliari deve dunque essere garantita la democraticità prevista dall’ordinamento e conseguentemente agli associati vanno assicurati pari diritti e pari doveri;

a tal riguardo, se si legge in combinato disposto “il rapporto molto stretto e in ultima istanza di subordinazione del singolo gruppo con il partito di riferimento” evocato dalla Cassazione e la disciplina della gestione delle risorse dei gruppi parlamentari che prevede vincoli di destinazione delle risorse trasferite dalle Camera a ciascuno gruppo, le quali devono essere utilizzate dai gruppi esclusivamente per scopi istituzionali riferiti all’attività parlamentare e alle funzioni di studio, editoria e comunicazione a essa ricollegabili (vedi ad esempio secondo l’art.15, co. 4 del Regolamento della Camera e l’art.16 del Regolamento del Senato), pare evidente come non sia possibile la coesistenza all’interno del gruppo parlamentare collegato al simbolo di una forza politica di soggetti che perseguono fini politici contrastanti con quelli della medesima forza politica. Ciò che vale per un gruppo parlamentare, per analogia e al netto dell’autonomia regolamentare dei Consigli regionali, deve intendersi come valido anche per un gruppo consiliare provinciale o regionale;

in riferimento all’analisi de jure condito sopra esposta, si rileva che i comportamenti pubblici assunti dal consigliere Degasperi – le critiche sistematiche al M5S, la costituzione di una lista personale denominata “Onda Civica Trentina”, l’annuncio di candidarsi a sindaco della città di Trento per detta lista e la conseguente espulsione con diffida all’utilizzo del logo del M5S – siano in palese contrasto con le finalità perseguite dal gruppo consiliare provinciale del M5S, con l’aggravante che, facendosi forte del ruolo di capogruppo assunto a inizio mandato, il Degasperi ha di fatto impedito alla componente del gruppo che legittimamente rappresenta il M5S, di perseguire finalità politico-istituzionali in armonia con l’azione politica del movimento a cui appartiene. Per fornire esempi facilmente comprensibili a tutti i cittadini: l’interrogante, in qualità di consigliere legittimato ad agire sotto il simbolo del M5S, non poteva proporre di calendarizzare liberamente la discussione degli atti consiliari; non poteva gestire nell’interesse del gruppo consiliare le risorse assegnate al gruppo stesso; non poteva partecipare alle decisioni programmatorie della Conferenza dei capigruppo, la quale è notoriamente l’organo che affronta preliminarmente e durante i lavori d’aula tutte le questioni politiche più rilevanti ai fini della determinazione dell’attività legislativa e più in generale della politica provinciale;

come riferito nell’interrogazione 1298/XVI “Rappresentanza di un partito politico in sede di conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari” presentata il 03.04.2020 e precedentemente specificato nelle note dell’11.03.2020 e del 15.03.2020 inviate via posta elettronica certificata alla Presidenza del Consiglio, all’interrogante è stato sostanzialmente impedito di esercitare i diritti sanciti dalle leggi e disciplinati dai regolamenti e di concorrere con metodo democratico a determinare la politica provinciale a causa dell’esclusione della rappresentanza del M5S dalla Conferenza dei Presidenti dei gruppi, non essendo, nei fatti, l’attuale rappresentante legale del gruppo consiliare provinciale del M5S e quindi colui che sarebbe titolato a rappresentarlo, anche rappresentante politico del M5S, essendo egli stato espulso attraverso un procedimento formale interno al M5S, ma anzi essendo egli addirittura rappresentante di un’altra forza politica, per la quale si è candidato come sindaco per le future elezioni della città di Trento;

nelle note si aggiungono inoltre elementi sulle modalità di utilizzo delle risorse assegnate e impegnate dal gruppo consiliare. Ad avviso dell’interrogante e sulla base dei rilievi illustrati nei paragrafi precedenti, la gestione di tali risorse da parte dell’attuale Presidente del gruppo è finalizzata ad arrecare danno all’azione politica M5S, la quale invece si dovrebbe esplicare per tramite del gruppo consiliare ad essa collegato. Oltre a ciò è stato segnalato il rischio di aggravare le condizioni, già precarie, di salubrità dell’ambiente di lavoro, con la possibile spiacevole conseguenza di nuocere alla salute psico-fisica dei lavoratori che sono rimasti alle dipendenze del gruppo;

in considerazione dei fatti illustrati nell’interrogazione 1298/XVI sono venute meno le condizioni affinchè siano assicurati pari diritti tra le componenti del gruppo. In aggiunta a ciò si rileva appunto come sia stata compromessa la salubrità del luogo di lavoro non permettendo ai dipendenti la possibilità di lavorare con la necessaria serenità. A titolo d’esempio, il capogruppo ha imposto ferie obbligatorie ai dipendenti nel periodo della crisi Covid-19 senza consultare l’altro membro del gruppo e ha scelto di non rispondere in alcun modo alla comunicazione di disponibilità per il rinnovo del contratto inviata da un dipendente che fu assunto su richiesta dell’interrogante. Ciò ha portato peraltro al conseguente mancato rinnovo del contratto senza tenere in conto il parere favorevole rispetto al rinnovo del contratto espresso dell’interrogante, ovvero della componente reale del Movimento 5 Stelle all’interno del gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle. Non è stata nemmeno fornita alcuna spiegazione al dipendente. Diversamente nei mesi precedenti era stato rinnovato il contratto a una dipendente del gruppo senza alcuna consultazione dell’interrogante;

a parere dell’interrogante, il danno creato al M5S è palese. Si tratta un danno concreto all’attività consiliare dell’unico rappresentante legittimato ad associarsi al simbolo del M5S e di un danno di immagine al M5S. E’ altrettanto evidente l’inerzia del Presidente del Consiglio e delle strutture del Consiglio provinciale che pur essendo stati informati della situazione non hanno fornito alcun riscontro alle sollecitazioni presentate dall’interrogante;

si evidenzia pertanto come non solo al M5S sia stato impedito di partecipare nel pieno delle sue prerogative alla programmazione e alla definizione delle modalità di svolgimento dell’assemblea legislativa (vedi interrogazione 1298/XVI), ma anche vi siano state enormi difficoltà nel concorrere democraticamente alla gestione delle risorse destinate al gruppo consiliare M5S. Nella realtà dei fatti queste non potevano e non possono essere gestite in aderenza ai fini politici del gruppo consiliare e in una logica di rapporto armonico con la forza politica M5S, ma, a detta dell’interrogante, sarebbero gestite in una logica che mira a favorire e avvantaggiare altre forze politiche. Nel caso di specie la forza politica avvantaggiata sarebbe la lista “Onda Civica Trentina” fondata col contributo del consigliere Degasperi Filippo per la quale si è presentato con tanto di conferenza stampa quale candidato sindaco alle prossime elezioni comunali di Trento;

ogni gruppo consiliare cura l’attività istituzionale dei consiglieri, avvalendosi di mezzi finanziari per le spese di funzionamento e di personale alle dirette dipendenze. Un apposito regolamento, adottato con deliberazione del Consiglio provinciale, individua gli interventi a favore dei gruppi consiliari a carico del bilancio del Consiglio provinciale. Essi consistono nell’assegnazione di locali e beni per lo svolgimento delle funzioni e nell’erogazione di un contributo per il finanziamento dell’attività, in cui rientra anche la possibilità di assumere personale in proporzione al numero dei consiglieri che compongono il gruppo stesso. I contributi assegnati ai gruppi consiliari sono oggetto di un apposito consuntivo che il Presidente del gruppo deve redigere annualmente e trasmettere al Presidente del Consiglio entro i termini fissati dal regolamento di riferimento;

riguardo alla disciplina del personale presso i gruppi consiliari occorre fare riferimento al regolamento interno consiliare sul trattamento economico dei consiglieri e sugli interventi a favore dei gruppi consiliari, di cui alla deliberazione del Consiglio 11 aprile 2013, n. 6, il quale, proprio a garanzia dell’autonomia organizzativa del gruppo, non prevede nulla in ordine alle decisioni interne in merito alla scelta del personale, ma riconosce unicamente al Presidente del gruppo il ruolo di datore di lavoro e di sostituto d’imposta. Nel caso di specie, poiché la quantità di risorse umane messa a disposizione dei gruppi è rapportata al numero di consiglieri (ex art. 15 del reg. menzionato “il numero massimo di dipendenti assegnati o assunti dal gruppo consiliare corrisponde al numero di consiglieri appartenenti al gruppo”) e generalmente ciascun consigliere sceglie collaboratori di propria fiducia, si ritiene che, in ossequio al principio di democraticità interno, il Presidente del gruppo non possa imporre unilateralmente la propria volontà solo perché rappresentante legale del gruppo e datore di lavoro del personale. Le decisioni andrebbero, pertanto, condivise e deliberate democraticamente, eventualmente nelle modalità fissate negli accordi tra i componenti del gruppo;

la soluzione alle problematiche sopra descritte sarebbe quindi quella di poter ricostituire il gruppo consiliare del MoVimento 5 Stelle ex novo e sanare una situazione che non permette il buon funzionamento dell’istituzione consiliare compromettendone quindi anche l’immagine per via delle ambiguità politiche presenti al proprio interno e dei problemi di comunicazione all’esterno. Pensiamo ad esempio all’attività dell’ufficio stampa del Consiglio provinciale che deve descrivere gli interventi dei componenti del gruppo consiliare del M5S, Degasperi parla formalmente a nome del M5S ma di fatto si esprime per conto del partito “Onda Civica”, che pure non avrebbe diritto ad essere rappresentato in Consiglio provinciale, non avendo partecipato alle ultime elezioni provinciali. Pensiamo a un cittadino che vuol rivolgersi a un rappresentante del MoVimento 5 Stelle e invece, recandosi nell’ufficio, si trova di fronte il candidato sindaco di Onda Civica Trentina. La ricostituzione del gruppo ex novo si concilierebbe peraltro con le previsioni dell’articolo 23 del regolamento visto che l’interrogante ha dichiarato entro i 5 giorni dal giuramento l’intenzione di aderire al gruppo consiliare del MoVimento 5 Stelle; 

secondo quanto stabilito dall’art. 15. c.4 del Regolamento della Camera le risorse devono essere utilizzate dai gruppi “esclusivamente agli scopi istituzionali riferiti all’attività parlamentare e alle funzioni di studio, editoria e comunicazione ad essa ricollegabili, nonché alle spese per il funzionamento degli organi e delle strutture dei Gruppi, ivi comprese quelle relative ai trattamenti economici”;

il Regolamento del Senato oltre a prevedere le finalità sopra delineate nell’utilizzo delle risorse dei Gruppi, ne specifica una più generica, quella delle “attività politiche”, prevedendo che I contributi a carico del bilancio del Senato complessivamente erogati in favore dei Gruppi parlamentari, come determinati e definiti in base alle deliberazioni adottate dal Consiglio di Presidenza, sono destinati dai Gruppi esclusivamente agli scopi istituzionali riferiti all’attività parlamentare e alle attività politiche ad essa connesse […]” (art. 16, co.2 r.S.);

l’utilizzo dei fondi pubblici assegnati ai gruppi parlamentari è quindi soggetto ad una serie di regole, stabilite sia dai regolamenti delle due Camere, sia dagli statuti di ciascun gruppo, che da un lato assicurano i controlli relativi all’utilizzo dei fondi e dall’altro ne garantiscono trasparenza e pubblicità (Gianniti L., Lupo N., terza edizione (2018), Corso di diritto parlamentare, il Mulino, p. 133);

per quanto riguarda i controlli che vengono effettuati sui fondi destinati ai gruppi parlamentari si richiama che “I regolamenti parlamentari prevedono la decadenza dal diritto all’erogazione dei contributi nel caso i gruppi non abbiano trasmesso il rendiconto, oppure nel caso di inadempienza all’onere di regolarizzazione che i questori possono richiedere ove riscontrino irregolarità (e quindi essenzialmente l’elusione di vincoli di destinazione e cioè l’impiego delle risorse trasferite dal bilancio di Camera e Senato ai gruppi per scopi diversi da quelli istituzionali)” (Gianniti L., Lupo N., Terza edizione (2018), Corso di diritto parlamentare, il Mulino, p. 137);

inoltre, giova ricordare che la riforma del regolamento del Senato del 2017, per promuovere continuità e stabilità dei gruppi tra una legislatura e l’altra, ha previsto che la restituzione al bilancio del Senato avvenga solo nel caso il gruppo “non sia più costituito nella legislatura successiva” e che si consideri ricostituito non solo il gruppo che abbia la stessa denominazione, ma anche quello che “assuma una denominazione parzialmente diversa da quella assunta dalla precedente legislatura, previa intesa dei rispettivi Presidenti dei gruppi interessati”. Si tratta di una previsione che introduce un principio nuovo nell’ordinamento parlamentare che probabilmente potrà potrà avere riflessi sulla ricostruzione della natura dei gruppi anche nel corso della legislatura parlamentare e, di riflesso, anche sulle modalità di funzionamento dei gruppi consiliari regionali;

con riguardo a quanto fin qui esposto, per evitare che siano riscontrate inadempienze all’onere di regolarizzazione e per assicurare continuità e stabilità al gruppo consiliare del M5S, l’interrogante riterrebbe logica e congrua la riassegnazione delle risorse riconosciute al gruppo presieduto dal consigliere Degasperi Filippo al gruppo consiliare che legittimamente può rappresentare il Movimento 5 Stelle anziché al bilancio del Consiglio provinciale. Basterebbe scorporare la quota non spesa per attribuirla al gruppo che realmente agisce in associazione al simbolo del M5S. Diversamente le risorse potrebbero essere utilizzate dal consigliere eludendo i vincoli di destinazione;

tutto ciò premesso si interroga il Presidente del Consiglio provinciale per sapere

se, in assenza di tempestivi riscontri alla richiesta del 6 aprile 2020 di costituire il gruppo misto, ritenga di accettare la dichiarazione di appartenenza dell’interrogante ad un eventuale nuovo gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle al fine permettere all’interrogante, consigliere legittimato all’utilizzo del simbolo del Movimento 5 Stelle, di costituire un gruppo consiliare autonomo in modo da garantire la possibilità di gestire le risorse assegnate dal Consiglio per perseguire i fini istituzionali coerentemente con i fini politici del M5S, nell’ottica di un rapporto leale e collaborativo con la medesima forza politica;

nell’ipotesi in cui venga consentita la ricostituzione del gruppo consiliare Movimento 5 Stelle come citata al punto precedente, se per rimediare alla situazione descritta nelle premesse e nell’interrogazione 1298/XVI, intenda attivarsi per favorire la riassegnazione al nuovo gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle le risorse precedentemente assegnate in quota all’interrogante e non spese, scorporandole dal gruppo consiliare presieduto dal consigliere che funge da candidato per la lista Onda Civica Trentina;

nel caso in cui non intendesse assicurare la continuità e la stabilità del gruppo consiliare  del Movimento 5 Stelle e la tutela del diritto-dovere dell’interrogante all’esercizio tipico delle attribuzioni individuali del rappresentante politico, se ritenga almeno di concedere all’interrogante spazi per poter svolgere l’attività politica in condizioni di salubrità e di operatività adeguate alla funzione connessa al ruolo di consigliere provinciale;

6 Replies to “La partita è truccata ma il M5S è abituato a lottare contro tutti”

  1. Caro Alex, se Vasco Rossi leggesse il tuo articolo, canterebbe d’istinto:

    “Voglio trovare un senso a questa storia
    Anche se questa storia un senso non ce l’ha…

    Voglio trovare un senso a questa situazione
    Anche se questa situazione un senso non ce l’ha”

    Ma io da cittadino elettore del M5S, che purtroppo ha involontariamente eletto persone rivelatesi da subito squallide come il candidato Sindaco di Trento con Baraonda Civica, ho capito che:

    1) Costui è uno che sì è servito del M5S per infilarsi in Consiglio allo scopo di intascarsi uno stipendio da nullafacente, ben sapendo che se uscirà dalla politica non troverà mai più un così ricco stipendio con altri lavori da mantenuto pubblico.

    2) Ha dato prova di vile servilismo agli avversari politici del M5S, denigrando prima il Movimento 5 Stelle e tentandone poi la sua rottamazione politica, per avere in cambio un posto candidabile nei partiti avversari al M5S sperando di restare a fare il mantenuto pubblico a vita.

    3) Ora, dopo il M5S, si sta servendo di poveri illusi che gli stanno facendo solo da coreografia alla sua Baraonda Civica, poveri illusi che, devono sapere, abbandonerà per strada subito dopo la già preventivata sconfitta, che rimedierà lui ( non i poveri illusi) con un posticino nel partito del Kaswalder.

    Ma Kaswalder forse non sa, che questa persona porta tanta, tanta sfiga politica a chiunque lo ingaggi, lo sostenga o lo ripaghi politicamente dopo averlo assoldato per una missione di alto tradimento politico.

    L’uomo dei lavori sporchi non ti da mai scampo: se non lo allontani per tempo, ti sporca.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...