Consiglio provinciale approva risoluzione del M5S per introdurre supporto psicologico per disturbi causati da Covid-19

La crisi sanitaria ed economica causata dalla diffusione del Covid-19 sta lasciando gravi strascichi anche per ciò che riguarda la sofferenza psicologica e sociale dei cittadini. Si tratta di un problema reale e grave, per porre rimedio al quale ho presentato una proposta di risoluzione sottoscritta da 10 altri consiglieri di minoranza e destinata ad introdurre una serie di misure per potenziare il sostegno psicologico ai cittadini. Il documento è stato discusso oggi in Aula e, seppur col taglio di alcuni punti, è stato approvato dal Consiglio. In concreto ciò si tradurrà in 2 interventi: per gli uffici socio assistenziali delle Comunità di Valle verrà valutata la possibilità di assumere psicologi o di introdurre servizi di assistenza psicologica. Inoltre per i soggetti più fragili verrà agevolato l’accesso alle prestazioni di consulenza psicologica anche attraverso tariffe calmierate.

Il Covid-19 è una malattia insidiosa. Il suo metodo di diffusione potenzialmente asintomatico causa paura nelle persone perché spesso non è possibile avere la certezza che chi ci sta vicino, o persino noi stessi, sia o meno portatore inconsapevole della malattia. Al tempo stesso le ripercussioni economiche della crisi pandemica stanno già provocando problemi sociali e psicologici in coloro che devono far fronte alla perdita del lavoro, alla riduzione del fatturato e più in generale all’incertezza su come tirare avanti in una contingenza che appare minacciosa e piena di incognite.

A fronte di questo quadro oggettivamente negativo l’ente pubblico non può restare con le mani in mano ma deve intervenire con i mezzi che ha a propria disposizione. È molto positivo che il Consiglio provinciale mostri piena consapevolezza della problematica ed abbia deciso di predisporre gli strumenti per intervenire su di essa, a dimostrazione che quando si tratta del bene comune a volte anche forze politiche opposte fra loro possono trovare un terreno comune sul quale costruire proposte positive nell’interesse di tutti.

Segue il testo integrale della proposta di risoluzione (approvate le premesse e i punti 2 e 3 del dispositivo / bocciati i punti 1, 4 e 5):

18/17/XVI del 19 maggio 2020
Supporto psicologico per affrontare la fase 2 dell’emergenza COVID-19 ed adesione al progetto “Barometro Salute Mentale”

collegata a Comunicazione della Giunta 17/XVIEmergenza epidemiologica e servizio sanitario provinciale”

La crisi generata dalla pandemia in corso del Covid 19, oltre alle enormi conseguenze economiche ha già causato, genererà anche molti effetti dal punto di vista sociale, soprattutto per coloro che maggiormente hanno subito gli effetti di questa situazione, ed esempio i lavoratori che hanno perduto la propria fonte di reddito, i nuclei familiari monoparentali, le persone indebitate, i pensionati senza patrimonio e gli emarginati sociali in generale;

in questo scenario drammatico diviene perciò fondamentale da parte dell’ente pubblico preservare le comunità dal collasso sociale ed evitare che lo spettro delle disuguaglianze si ampli sempre di più. A tal riguardo due elementi appaiono fondamentali: forme di welfare adeguate alle esigenze delle diverse fasce della popolazione e strumenti di sostegno psico-sociale, che evitino la marginalizzazione da un punto di vista economico e sociale;

il problema connesso al disagio psico-sociale del periodo che stiamo vivendo è stato oggetto di uno studio da parte del Centro Regionale di Informazione dell’ONU che ha presentato un rapporto contenente delle linee guida sulla salute mentale in relazione al virus Covid 19 (Policy Brief: Covid-19 and the Need for Action on Mental Health – United Nations, 13 maggio 2020);

Devora Kestel, direttrice del dipartimento salute mentale dell’OMS, ritiene che “l’isolamento, la paura, l’incertezza, le turbolenze economiche, tutti questi elementi causano o potrebbero causare sofferenze psicologiche” portando così ad un possibile aumento dei casi delle malattie mentali. In conseguenza di tali valutazioni appare perciò evidente come il tema del disagio psico-sociale dovrebbe essere considerato prioritario nell’agenda di tutti gli enti di governo (Coronavirus: Oms, salute mentale a rischioAnsa.it, 14 maggio 2020);

a conferma di quanto sin qui evidenziato, sono già diversi gli studi che dimostrano come la pandemia abbia e avrà effetti sulla salute mentale. L’ONU ad esempio segnala come molto esposti appaiano i bambini i quali sono resi maggiormente ansiosi dalla situazione di stress generata dalla pandemia e dalle misure per contrastarla. Inoltre risulta che in diversi Paesi si sia verificato un incremento dei casi di depressione e di ansia, mentre in aumento risultano anche i casi di violenza domestica. Allo stesso tempo gli operatori sanitari segnalano un crescente bisogno di supporto psicologico, anche a fronte di milioni di persone stanno affrontando problemi economici (L’Onu avverte che la salute mentale è a rischio in tutto il mondo – Internazionale.it, 14 maggio 2020);

riguardo ai pericoli derivanti dalla contingenza attuale per il nostro equilibrio psicologico, in questi termini si esprime Federico Conte, Presidente Ordine Psicologi del Lazio, il quale afferma: “la pandemia determinerà una modifica sostanziale del contesto e le persone saranno costrette a creare nuove identità. Crescerà dunque la frequenza con cui gli individui si rivolgeranno agli psicologi perché, dopo aver perso lavoro e relazioni affettive, non sapranno più chi sono. Ma quando i problemi sono di natura identitaria, a rischio è la struttura stessa della psiche, che può arrivare a disgregarsi. È dunque facile prevedere un aumento degli esordi psicotici, dei suicidi, dei problemi connessi alle dipendenze, all’integrazione e più in generale ai sistemi di convivenza (Il Coronavirus mette a dura prova la salute mentale. Ma l’Italia non destina risorse alla PsicologiaIl Fatto Quotidiano, 15 maggio 2020);

già in una pubblicazione del 2015 David Lazzari, Presidente Ordine Psicologi Umbria, sottolineava le forti evidenze del ruolo della dimensione psicologica sulla salute. Per Lazzari è fondamentale considerare la psicologia come una risorsa per il benessere e per la salute e quindi fare buon uso delle competenze e delle professionalità psicologiche laddove è fondamentale agire per salvaguardare la vita nei suoi aspetti essenziali. Diversi studi mostrano l’efficacia degli interventi psicologici sia da un punto di vista clinico, ma anche fisiologico con modifiche sui circuiti e strutture cerebrali e anche sul funzionamento corporeo. Secondo Lazzari è quindi necessario lavorare affinché i sistemi sanitari garantiscano un approccio più olistico alla persona integrando aspetto psicologico e cure medico sanitarie in generale. In questo quadro quindi lo psicologo è da intendere come il professionista dell’integrazione, che media ed integra diversi aspetti della realtà e dell’individuo, coniugando aspetti clinici con quelli relazionali ed organizzativi (La mente che cura: un’introduzione – La mente che cura, rivista semestrale dell’Ordine degli Psicologi dell’Umbria, n.1 ottobre 2015);

per far fronte alla situazione fin qui delineata, l’Ordine degli Psicologi del Lazio, in collaborazione con la Facoltà di Medicina e Psicologia de “La Sapienza” di Roma e dell’Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza degli Psicologi (ENPAP) ha avviato un progetto su scala nazionale denominato “Barometro Salute Mentale” con lo scopo di raccogliere informazioni su come l’attuale periodo di pandemia e il lockdown stiano avendo un impatto sulla popolazione, quali siano gli atteggiamenti e le reazioni più comuni e quali le visioni di futuro prospettate. Obiettivo di tutto ciò è da un lato raccogliere informazioni al fine di favorire istituzioni e stakeholder coinvolti nel fronteggiare l’emergenza da Coronavirus a livello nazionale e territoriale, fornendo indicazioni utili ad indirizzare le politiche di intervento sull’emergenza e di rilancio post-Coronavirus e dall’altro ovviamente fornire un aiuto concreto a tutta la popolazione, che potrà ricevere risorse e indicazioni per gestire la situazione attuale e riprendere le proprie attività una volta passata l’emergenza (Impatto psicologico del lockdown: nasce il barometro salute mentale – Enpap.it, 1 maggio 2020);

per rispondere ai contraccolpi psicologici dettati dalla crisi in corso, sia soggetti istituzionali che associazioni attive nel terzo settore hanno attivato diversi numeri telefonici dedicati a dare risposta alle necessità di supporto psicologico. A livello nazionale vi è il numero verde di supporto psicologico Covid 19: 800.833.833. A livello provinciale tra i numeri attivi si rilevano: il numero verde per informazioni sanitarie e tecniche sul Covid-19: 800 867 388; il numero (0461 495244) messo a disposizione dai volontari dell’Associazione di volontariato di Protezione civile Psicologi per i Popoli – Trentino ODV contattabile per necessità di tipo emotivo-psicologico e dalle famiglie che hanno avuto un lutto recente aggravato dalle restrizioni dettate dalla pandemia; infine vi è il numero messo a disposizione dall’associazione Auto Mutuo Aiuto (A.M.A.) contattabile al numero 342. 8210353 nel caso di un primo contatto per persone che vivono un lutto causato dal Covid-19;

il sostegno psicologico appare di importanza fondamentale anche secondo quanto emerge dal documento “COVID-19 Obiettivi e priorità per l’economia e il lavoro”, stilato dal gruppo di esperti per conto della Provincia Autonoma di Trento, dal quale emerge quanto segue: “Le restrizioni continuano a essere imposte a singhiozzo o con ritorno a livelli insufficienti di produttività. Il mancato ritorno alla piena normalità genera ansia e tensioni. I nuovi attacchi pandemici legati a comportamenti impropri scatenano tensioni, anche violenze, a livello locale. Le comunità si chiudono su sé stesse. Disoccupazione in crescita. I pochi lavori disponibili sono temporanei e chi trova lavoro si deve continuamente riqualificare. L’impatto psicologico del periodo di lockdown e delle restrizioni pesa sulle relazioni personali, familiari e lavorative (COVID-19 Obiettivi e priorità per l’economia e il lavoro  – Provincia autonoma di Trento, 23 aprile 2020)”;

nello stesso documento citato al precedente paragrafo si sottolinea altresì l’importanza di tenere in “considerazione le situazioni di disagio psicologico indotte dalle misure di distanziamento sociale e l’ampia diffusione dei piani di lavoro a distanza, è necessario tenere in conto le condizioni psicologiche delle persone e prevedere supporto psicologico ed eventualmente terapeutico a persone convalescenti, in quarantena o che manifestano problematiche legate sia all’isolamento sia alla ripresa delle attività lavorative.” A questo proposito: “Va tuttavia ricordato che lo smart working potrebbe avere degli effetti negativi sul benessere individuale. Il lavoro intelligente potrebbe anche acuire o generare problemi di dipendenza dal lavoro, a causa della perdita di orari o spazi che delimitano i tempi e i luoghi di lavoro.“;

successivamente nel documento redatto dagli uffici provinciali viene menzionata anche l’importanza di realizzare un’attività di monitoraggio per identificare le esperienze di disagio e sostenere i servizi sanitari della Provincia in una fase di ricognizione, screening e mappatura del disagio. Appare dunque evidente come in tale ottica l’esperienza del già citato “barometro salute mentale” potrebbe diventare una buona pratica al quale il nostro territorio potrebbe far riferimento e ricorso per dare sollievo alla situazione contingente;

elementi simili a quelli riportati emergono anche dall’ultimo aggiornamento sullo stato di salute della popolazione trentina dove si può leggere: “Esiste un legame consolidato tra suicidio e disturbi mentali, tuttavia molti suicidi accadono in modo impulsivo, in periodi di crisi e momenti d’incapacità di far fronte a situazioni stressanti come malattie e problemi finanziari. Violenze, abusi, lutti e isolamento sono fortemente associati al comportamento suicidario, sebbene il fattore di rischio più significativo sia di gran lunga un precedente tentativo di suicidio” (Profilo di salute della provincia di Trento – Aggiornamento 2019TrentinoSalute.net);

il testo segnalato al paragrafo precedente interviene anche in merito all’importanza di agire sul piano della tutela del lavoro, laddove riporta: “Il lavoro migliora la vita dell’individuo e della sua famiglia, in quanto fonte di reddito e di possibili vantaggi economici, ma anche di identità e realizzazione personale. Per contro la disoccupazione, anche di breve periodo, e l’occupazione atipica hanno effetti negativi sulla vita e sul benessere delle persone, non solo in termini di povertà materiale, ma anche di forte stress psicologico derivante appunto dall’instabilità economico-lavorativa e dal limitato grado di realizzazione e soddisfazione personale e professionale”;

per quanto riguarda il piano delle relazioni sociali messo a dura prova durante questo periodo l’aggiornamento 2019 di “Profilo di salute della provincia di Trento” evidenzia quanto segue: “Le relazioni sociali sono risorse decisive ai fini della promozione della salute […] Il capitale sociale contribuisce al benessere psicofisico delle persone tanto quanto l’accesso alle cure, i fattori genetici, gli stili di vita, il reddito e l’istruzione. La rete familiare e amicale, i legami con i colleghi di lavoro o con i vicini di casa forniscono supporto emotivo e pratico e aumentano il senso di appartenenza e coesione di una comunità”;

in ragione di quanto enucleato e a fronte della situazione vissuta anche dal Trentino nell’attuale frangente, dagli ordini dei professionisti della salute è partito un appello congiunto diretto alla Provincia, reso pubblico tramite la lettera aperta del 14 maggio 2020 intitolata “Un piano sanitario per gestire la fase due in sicurezza per la salute dei cittadini”. Dalla missiva emerge su tutti un elemento fondamentale: a parere dei rappresentanti degli ordini dei professionisti è necessario si ponga in essere un “coordinamento capillare tra le diverse componenti della rete sanitaria, socio-assistenziale, psicologica e farmaceutica, un’ampia disponibilità di DPI, lo sviluppo e l’utilizzo delle tecnologie in grado di garantire una immediata presa in carico delle nuove persone colpite dal virus fin dai primi sintomi e di chi superata la malattia avrà bisogno di monitoraggio e di assistenza” e ancora: “l’apertura di un confronto per avviare un processo prima di tutto culturale, che preveda la valorizzazione delle persone fragili e anziane. L’altissimo prezzo in termine di vite umane pagato nelle RSA della nostra Provincia impone un esame che porti alla revisione dell’organizzazione e delle competenze nelle stesse in coerenza con i loro bisogni sanitari e assistenziali sempre più complessi” (Un piano sanitario per gestire la fase due in sicurezza per la salute dei cittadini – Lettera aperta del 14 maggio 2020);

fortunatamente gli strumenti normativi per far fronte al bisogno di sostegno psicologico nel nostro territorio non mancano. L’art. 2 (Promozione del benessere psico-fisico della persona) della legge provinciale 6 maggio 2016, n. 5 “Disciplina del servizio di assistenza e consulenza psicologica in provincia di Trento. Modificazioni della legge provinciale sulla scuola 2006 e della legge provinciale sul lavoro 1983 prevede che: “Per l’attuazione di questa legge la Provincia promuove l’attività di assistenza psicologica svolta dalle unità operative di psicologia presso le proprie sedi, dai consultori e dalle altre strutture sanitarie, anche in modo integrato con le articolazioni sanitario-assistenziali territoriali previste dall’articolo 45 della legge provinciale 27 luglio 2007, n. 13 (legge provinciale sulle politiche sociali 2007), e dall’articolo 21 della legge provinciale 23 luglio 2010, n. 16 (legge provinciale sulla tutela della salute 2010)”;

secondo quanto sopra citato i Comuni e le Comunità di Valle dovrebbero organizzare i servizi  e prevedere le relative attività per la promozione del benessere psico-fisico della persona, tuttavia allo stato attuale le Comunità di Valle non risultano essere dotate della figura dello psicologo negli organici dei servizi socio-assistenziali, nonostante questa figura sia espressamente prevista dall’articolo 36 della legge provinciale sulle politiche sociali (Lp 13/2007);

a riprova di come questa sia una necessità fortemente percepita anche nel nostro territorio, oltre a quanto già sopra menzionato e rilevato dagli esperti del settore, anche dalla lettura della stampa locale emerge come alcuni amministratori degli enti locali stiano già ragionando sull’idea di creare uno sportello psicologico a disposizione dei cittadini (Arco, allo studio uno sportello psicologico – Trentino, sabato 16 maggio);

inoltre, l’art. 32 della legge provinciale sulla salute (Lp 16/2010) prevede all’interno dell’APSS il Dipartimento di prevenzione il quale fra i compiti assegnati garantisce la tutela della salute collettiva, perseguendo, per quanto di propria competenza, gli obiettivi di promozione della salute, di prevenzione delle malattie e delle disabilità e di miglioramento della qualità della vita. A tal fine, anche in coordinamento con altre strutture dell’azienda, svolge azioni volte a individuare, rendere note e rimuovere le cause di rischio per la salute di origine ambientale, umana e animale”;

l’Unità operativa di Prevenzione e Sicurezza negli ambienti di lavoro (UOPSAL) che fa parte del Dipartimento di prevenzione ha il compito di perseguire il miglioramento delle condizioni di salute e di sicurezza negli ambienti di lavoro, mediante attività di prevenzione e promozione, informazione, assistenza e vigilanza. Alla luce della situazione in atto, si ritiene opportuno, e come del resto sottolineato da più parti, un rafforzamento di questa unità, prevedendo al suo interno la figura dello psicologo al fine di fronteggiare sia il momento di crisi attuale che il contraccolpo previsto per il periodo successivo della ripresa;

infine, con l’art.12 della legge di conversione del cosiddetto “Decreto Calabria” (L. 25 giugno 2019, n. 60) è stato modificato l’art.8 (Disciplina dei rapporti per l’erogazione delle prestazioni assistenziali) del decreto legislativo in materia di riordino della disciplina in materia sanitaria (D.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502) introducendo la figura dello psicologo nelle cure primarie ed entrando nel cuore dell’Accordo Collettivo Nazionale della medicina generale al fine di prevedere la possibilità, qualora le Regioni lo volessero, di autorizzare l’aumento del massimale laddove il medico interessato abbia realizzato una integrazione interprofessionale con infermieri e psicologi; 

tutto ciò premesso il Consiglio provinciale impegna la Giunta provinciale

  1. a valutare il completamento dell’organico dell’Unità operativa di Prevenzione e Sicurezza negli ambienti di lavoro (UOPSAL) con personale con la qualifica di dirigente psicologo e dirigente medico della disciplina di medicina del lavoro al fine di perfezionare le politiche di prevenzione per contenere gli effetti negativi sulla salute dei lavoratori derivanti dall’emergenza epidemiologica da Covid-19 (Punto bocciato);

  2. a valutare la possibilità di supportare il servizio erogato dagli uffici socio-assistenziali delle Comunità di Valle assumendo figure con la qualifica di psicologo o affiancando alla loro attività un servizio di consulenza psicologica, al fine di attuare gli obiettivi dell’art.36 della legge provinciale sulle politiche sociali (Lp 13/2007) (Punto approvato);

  3. ad agevolare l’accesso alle prestazioni di consulenza e assistenza psicologica erogate dai soggetti di cui all’art.3, co. 1, della legge provinciale sul servizio di assistenza e consulenza psicologica (Lp 5/2016), anche attraverso l’introduzione di tariffe calmierate, al fine assicurare il benessere della collettività ed in particolare la tutela dei soggetti in condizione di particolare vulnerabilità (Punto approvato);

  4. a considerare l’adesione al progetto Barometro Salute Mentale promosso dall’Ordine degli Psicologi del Lazio in collaborazione con con la Facoltà di Medicina e Psicologia de “La Sapienza” di Roma e dell’Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza degli Psicologi (ENPAP) al fine di misurare l’impatto della crisi connessa alla pandemia rispetto allo stato di salute mentale della popolazione anche a livello provinciale (Punto bocciato);

  5. a valutare la possibilità, fatte salve le competenze della provincia autonoma di Trento, di inserire la figura dello psicologo e dell’infermiere nell’ambito delle  aggregazioni dei medici di base, ai sensi dell’art.8 del decreto legislativo in materia di riordino della disciplina in materia sanitaria (D.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 e ss.mm.) e di riportare l’esito degli approfondimenti previsti dalla presente risoluzione alla competente commissione permanente entro 60 (Punto bocciato)

Testo sottoscritto dai consiglieri:

Alex Marini
Ugo Rossi
Michele Dallapiccola
Paola Demagri
Giorgio Tonini
Sara Ferrari
Alessandro Olivi
Luca Zeni
Paolo Ghezzi
Lucia Coppola
Pietro De Godenz

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