Monitoraggio del fiume Chiese e del lago d’Idro: approvata proposta M5S per progetto di ricerca applicata per assicurare un uso sostenibile della risorsa idrica

Qualche giorno fa il Consiglio della provincia autonoma di Trento ha approvato un ordine del giorno a mia firma per il monitoraggio del fiume Chiese e del lago d’Idro ai fini dell’elaborazione di un modello di sfruttamento idroelettrico e di usi plurimi sostenibile e replicabile in altri bacini fluviali del Trentino e del Paese. 

Il Consiglio provinciale impegna la Giunta provinciale di Trento a:

1.valutare e promuovere, tenuto conto dei dati e degli indirizzi di programmazione già adottati dall’amministrazione provinciale, le iniziative di competenza per avviare una fase sperimentale di rilevazione, elaborazione e pubblicazione dei dati riguardo il monitoraggio dei parametri anche di funzionalità ecologica del fiume Chiese e del lago d’Idro con l’obiettivo di validare un modello replicabile anche sugli altri corsi d’acqua e bacini idrografici del Trentino

2.valutare e promuovere, attraverso le strutture competenti della Provincia autonoma di Trento e la Regione Lombardia, uno schema di accordo di collaborazione tra Università degli studi di Trento e Università degli studi di Brescia per la validazione di un modello sperimentale orientato a migliorare la sostenibilità dello sfruttamento idroelettrico in presenza di utilizzi plurimi delle acque del fiume Chiese e del lago d’Idro;

La proposta è stata sviluppata raccogliendo le osservazioni e i suggerimenti di esperti e associazioni che operano nell’ambito della salvaguardia del paesaggio e si basa sul presupposto fondamentale che per affrontare il fenomeno delle carenze idriche, gli episodi di inquinamento e le piene pericolose sia necessario avere strumenti sempre più sofisticati che facciano uso delle nuove tecnologie di rilevamento e che al contempo consentono il rilevamento e l’uso dei dati anche in tempo reale combinando in una logica transdisciplinare la conoscenza sviluppata nei campi dell’ingegneria idraulica, dell’economia e dell’ecologia fluviale.

Rispetto ai sistemi in uso abbiamo l’opportunità di fare un salto di qualità superando la concezione attuale di trattare i vari aspetti ecologici, economici, sociali, separatamente e trascurando gli effetti che le decisioni prese singolarmente causano all’insieme. La proposta che abbiamo articolato prefigura di simulare preventivamente un largo spettro di proposte decisionali, trovare una ottimizzazione, verificare in campo se la realtà si comporta come vorrebbe il modello teorico e ritarare, se richiesto, gli algoritmi di ottimizzazione dell’intelligenza artificiale.

Il sistema dovrebbe essere più trasparente possibile e garantire equità nelle scelte e quindi garantire e beneficiare tutti, anche i soggetti deboli, solitamente poco influenti nei processi decisionali, spesso pilotati da lobby. Oltre a garantire gli interessi tra categorie il sistema di gestione integrato è in grado di mediare gli interessi tra diversi territori, in primis i territori trentini e bresciani, e quindi è interessante partire coinvolgendo due regioni confinanti.

La vision contenuta nella proposta che è stata approvata con il parere favorevole delle Giunta provinciale espresso dall’assessore all’energia e all’ambiente Mario Tonina è quella di portare avanti un sistema innovativo che potrebbe dare lustro alle istituzioni trentine e portare un grande contributo alla sostenibilità ambientale ed economica attraverso l’implementazione di modelli matematici, reti sensoriali e interfacce per la lettura dei dati a supporto delle scelte gestionali

Il quadro della situazione

Il fiume Chiese nasce dalla Val di Fumo e scorre per 160 km tra le province di Trento, Brescia e Mantova fino a confluire nel fiume Oglio. Il bacino imbrifero del Chiese in Trentino ha una superficie di 410 kmq. Si estende dalla val di Fumo fino al lago d’Idro e comprende le valli solcate dai torrenti Adanà e Palvico.

Il bacino imbrifero del Chiese rappresenta uno dei sistemi di sfruttamento elettrico più grandi dell’intero arco alpino insieme al sistema idroelettrico del fiume Sarca. Fu realizzato negli anni 50 e fino agli anni 60 aveva tra le turbine più potenti d’Europa in particolare quelle localizzate a Cimego che sfruttano il salto di più di 700 metri tra Cimego appunto e la diga di Boazzo. 

Le dighe di Bissina e Boazzo sono quelle che caratterizzano il sistema di sfruttamento: 60 mln di m3 è situata a 1800 mslm e la seconda 12 mln di m3 situata a 1600 mslm. Sono dunque serbatoi per la conservazione della preziosa riserva idrica nel corso delle diverse stagioni al fine di alimentare la rete elettrica nazionale e soddisfare il fabbisogno di energia elettrica di imprese e famiglie ben oltre i confini trentini. Le acque tuttavia non sono sfruttate solo per finalità idroelettriche. Ci sono gli ambiti della tutela ambientale e paesaggistica dove si inseriscono la pesca sportiva, gli sport acquatici e il turismo, questo in particolare sul lago d’Idro che per una piccola percentuale ma significativa dal punto di vista naturalistico insiste sul territorio Trentino. Per la parte lombarda invece le acque vengono utilizzate non solo per finalità idroelettriche (un impianto ogni 5 chilometri) ma anche per scopi industriale e irrigui nel settore dell’agricoltura.

A tal riguardo, con l’articolo 34 “Accordo interregionale per la regolazione del bacino imbrifero del fiume Chiese” del disegno di legge 60/XVI (Assestamento del bilancio della provincia autonoma di Trento) la Giunta propone di dotare la provincia di Trento di uno strumento amministrativo per la gestione dei rapporti con la Lombardia, dal cui territorio arrivano inesorabilmente tutti gli anni richieste per prelievi aggiuntivi in deroga al “Regolamento per la gestione coordinata del lago d’Idro e dei serbatoi dell’Alto Chiese”.

La proposta di ordine del giorno approvata dall’aula articola una soluzione concreta per dare riscontro alle raccomandazioni dell’Unione Europea e agli obiettivi strategici dello strumento Next Generation EU al fine di ottimizzare i programmi di controllo sullo sfruttamento attraverso l’introduzione di una piattaforma per in rete per la raccolta, l’elaborazione dei diffusione dei dati anche attraverso la realizzazione di modelli matematici dinamici in grado di monitorare in tempo reale livelli, portate e livelli di funzionalità ecologica mettendoli in relazione con di parametri esterni che hanno rilevanza sullo sfruttamento delle acque come il prezzo dell’energia, le previsioni metereologiche, l’afflusso turistico e i prezzi delle produzioni agricole.

A parere di diversi esperti che sono stati ascoltati recentemente in audizione in Terza commissione permamente nell’ambito della discussione del disegno di legge sulle grandi derivazioni idroelettriche, l’introduzione di una piattaforma sviluppata all’interno di un progetto di ricerca applicata può costituire la miglior garanzia per l’utente finale, prevenire un uso strumentale di dati e della risorse idrica e utilizzare efficacemente le informazioni disponibili per minimizzare le esternalità negative derivanti dall’utilizzo della risorsa idrica a fini produttivi 

Lo scopo dell’ordine del giorno si inserisce in un ragionamento più ampio sulla modalità di sfruttamento idrico e di gestione delle acque su cui abbiamo lavorato nel corso della legislatura e su cui vogliamo continuare a lavorare.

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Segue il testo integrale della proposta di ordine del giorno n. 10/60/XVI collegata al Disegno di legge n. 60/XVI di iniziativa giuntale “Assestamento del bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per gli esercizi finanziari 2020 – 2022”:“Monitoraggio del fiume Chiese e del lago d’Idro ai fini dell’elaborazione di un modello di sfruttamento idroelettrico sostenibile replicabile in altri bacini fluviali del Trentino”

NB
– le premesse non sono state approvate perché la Giunta avrebbe voluto presentare degli emendamenti che però non ha avuto il tempo di elaborare nella frenesia del dibattito in aula
– il dispositivo contenente l’impegno è stato approvato il 29 luglio 2020 con una riformulazione del testo come riportato a piè di pagina

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l’articolo 34 del disegno di legge 60/XVI licenziato dalla Prima commissione ed avente ad oggetto “Accordo interregionale per la regolazione del bacino imbrifero del fiume Chiese”, come specificato nella relazione illustrativa al disegno di legge stesso, propone di dotare la Provincia di uno strumento amministrativo per la gestione dei rapporti con la Lombardia inerenti l’utilizzo di acqua pubblica del demanio idrico provinciale di interesse interregionale del Chiese che confluiscono nel lago d’Idro (situato in Lombardia). La norma interessa altresì la gestione della concessione di grande derivazione idroelettrica Alto Chiese rilasciata dalla Provincia;

fra le politiche da adottare, gli interventi rilevanti e le risorse finanziarie contenuti nella nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza provinciale 2020-2022 del novembre 2019 si fa ampio riferimento alla leva sulla ricerca e l’innovazione per creare ricchezza, lavoro e crescita diffusa, all’ambiente pregiato del Trentino, all’attenzione per la biodiversità e alla vocazione per la preservazione delle risorse per le future generazioni. Un particolare accento nell’area strategica 4 viene riservata alla risorsa idrica: (4.2) “Elevato livello di tutela dell’ambiente, della biodiversità e della ricchezza ecosistemica, assicurando l’equilibrio uomo-natura e la qualità delle sue diverse componenti, compresa la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua”; (4.3) “Incremento dell’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile, maggiore efficienza energetica e riduzione degli impatti sul clima”;

lo studio intitolato «Indagini ecologiche sul lago d’Idro» prodotto fra il maggio 2010 e l’aprile 2012 dal dipartimento di bioscienze dell’università degli studi di Parma, aveva evidenziato una serie di problematiche relative alla gestione e alla qualità delle acque del lago d’Idro, all’incidenza della stessa sui processi ecologici e sugli usi della risorsa idrica e dell’ecosistema lacustre e fluviale riferito al immissario principale del lago, ovvero il fiume Chiese. In particolare lo studio aveva sottolineato la difficoltà a far fronte alle criticità più rilevanti causata da un sistema decisionale relativo alla gestione del lago, caratterizzato da un elevato grado di complessità che rende di fatto arduo effettuare verifiche e rilievi aggiornati e quindi capaci di delineare efficaci politiche di governo del territorio. In conseguenza di tali considerazioni lo studio dell’università di Parma aveva specificato come per far fronte alle problematiche relative alla gestione dell’acqua del lago ed alla sua qualità fosse necessario stabilire un piano di indagini a lungo termine e attivare un osservatorio scientifico permanente, capace di informare in maniera tempestiva ed efficace le autorità preposte in merito alle politiche da intraprendere riguardo al lago d’idro e ai territori ad esso limitrofi;

nell’ambito dell’elaborazione del disegno di legge n. 49/XVI, ai sensi dell’articolo 57 del Regolamento interno del Consiglio, in data 6 marzo 2019 sono state effettuate consultazioni con soggetti portatori di interesse ed esperti rispetto alla gestione della risorsa idrica. Numerosi di essi hanno invocato una maggiore attenzione alla prevenzione e al monitoraggio delle criticità ambientali. In estrema sintesi e senza pretesa di esaustività, questo il riassunto delle posizioni delineate:

Il Comitato permanente per la difesa delle acque del Trentino – organizzazione comprende una vasta e trasversale gamma di soggetti della società civile (Amici della Sarca; Amici della Terra – Lago d’Idro e Valle Sabbia; Associazione “La Credenza” per un mercato bio-etico; Associazione per il WWF Trentino; Associazione Pescatori Dilettanti Valle di Fiemme; Canoa Club Trento; Comitato per la tutela del torrente Fersina e affluenti; Comitato permanente per la difesa del fiume Noce; Ekoclub Trento; Federazione dei Pescatori Trentini; Istituto Nazionale di Urbanistica; Italia Nostra; Legambiente; Mountain Wilderness; Pan – Eppaa; SalvArnò; SAT – Società degli Alpinisti Tridentini) – ha dichiarato fondamentale che il fattore finanziario non prevalga sulle esigenze di tutela ambientale e che appare irrinunciabile il rispetto del principio di precauzione;

l’ecologo Maurizio Siligardi ha evidenziato la necessità di assemblare una “cassetta degli attrezzi” per misurare e controllare i livelli di funzionalità ecologica dei corsi d’acqua;

l’Associazione Amici della Terra Lago d’Idro e Valle Sabbia ha auspicato l’individuazione di esperti per valutare le politiche di miglioramento ambientale e un ordine di priorità delle stesse considerando tra gli altri criteri un uso efficiente delle acque con particolare riguardo per all’ammodernamento dei sistemi irrigui;

il professore di economia Michele Andreaus ha suggerito di istituire un organo dove possano trovare spazio esigenze contrapposte quali le istanze ambientali e le aspettative finanziarie e dove si possano negoziare modalità per perseguire sia gli obiettivi economici che quelli non economici;

il professore di economia Geremia Gios ha suggerito una serie di criteri per la valutazione e l’aggiudicazione delle concessioni. Questo il dettaglio relativo:

a)miglioramento dell’efficienza energetica e della potenza installata

b)miglioramento e risanamento ambientale del bacino idrografico di pertinenza finalizzato alla tutela dei corpi idrici e del territorio e alla mitigazione degli impatti

c)garanzia di uso plurimo delle acque 

d)offerta economica per la concessione e utilizzo delle opere 

e) misure di compensazione territoriale ed ambientale 

f) interventi, anche tecnologicamente innovativi, finalizzati alla conservazione delle opere bagnate al fine di garantirne una maggior durata utile 

g) interventi, anche tecnologicamente innovativi, finalizzati alla conservazione della capacità dell’invaso 

è evidente come tutte le osservazioni e i suggerimenti sopra esposti non possano trovare attuazione se non si provvede ad elaborare preventivamente un sistema di misurazione, monitoraggio e condivisione dei dati. A tal riguardo Alessandro Muraca, professore di Costruzioni idrauliche e marittime e idrologia dell’Università degli Studi di Brescia, già autore di diversi studi sul bacino del fiume Chiese, ha presentato una proposta molto pertinente che può fornire una base concreta per soddisfare le valutazioni di cui sopra;

la proposta del professor Muraca è stata consegnata il 6 marzo 2020 al Presidente della Terza commissione permanente nel formato di una memoria dal titolo “Interventi per migliorare la sostenibilità dello sfruttamento idroelettrico in presenza di utilizzi plurimi delle acque” della quale di seguito si riporta il testo come aggiornato dal professor Muraca includendo considerazioni del professor SIligardi:

I grossi impianti idroelettrici e le derivazioni associate rappresentano strumenti estremamente importanti per la gestione della risorsa idrica.

I bacini che verranno sottoposti alla procedura di rinnovo della concessione presentano inoltre, nella totalità dei casi, un utilizzo plurimo della risorsa acqua. Irrigazione, uso sanitario ed industriale, usi ricreativi e derivazioni di varia natura devono essere gestiti garantendo a tutti le portate e i volumi previsti, nel rispetto della salvaguardia delle caratteristiche di salubrità e naturalità dei corsi d’acqua interessati. L’ultima condizione è indispensabile per preservare la qualità della risorsa, a beneficio di tutti gli utilizzatori.

Una gestione oculata del bacino idroelettrico può prevenire sprechi, errato utilizzo o inquinamento dell’acqua, tutte eventualità che generano conflittualità di varia natura.

L’innovazione tecnologica oggi disponibile è in grado di mitigare queste criticità.

In particolare:

Le misure di portate, livelli, temperatura, conducibilità, torbidità, parametri di qualità, abbinate a visori ottici ed infrarosso, forniscono le informazioni     necessarie per un controllo ad ampio spettro del bacino idrico. L’elaborazione dei dati raccolti può fornire, in tempi molto brevi, logiche di controllo delle opere di regolazione e derivazione ottimizzate per affrontare situazioni di emergenza idrica, presenza di sostanze inquinanti o necessità particolari di un utilizzatore, ad esempio aumento delle dotazioni irrigue dopo un periodo di prolungata siccità.

Nel caso di piene o eventi estremi, l’acquisizione dei dati interfacciata ad un sistema di telecontrollo programmabile può suggerire od adottare manovre di derivazione o immissione di acqua negli invasi disponibili, con algoritmi che tengano in debita considerazione il valore della risorsa per i diversi utilizzatori. La gestione programmata consente d’intervenire in tempo reale in caso di sversamenti di sostanze nocive variando per esempio la diluizione dell’inquinante, riducendo l’impatto sull’ecosistema. In ogni caso la conoscenza della situazione locale aiuta certamente il decisore ad effettuare i provvedimenti più opportuni.

La condivisione delle informazioni, attraverso piattaforme dedicate e gestite dagli enti di controllo regionali o nazionali, costituisce per l’utente finale interessato la migliore garanzia sia del rispetto delle regole che della effettiva applicazione di buone pratiche di gestione; previene inoltre l’uso strumentale di notizie errate o pilotate, che sempre più frequentemente affollano la rete informatica e innescano contestazioni immotivate e inutili.

La raccolta di una vastissima mole dati in campo, relativi ad una svariata serie di parametri ambientali, idrologici, economici, metereologici…ecc permetterà la realizzazione e la taratura di un modello  matematico in grado di simulare le conseguenze di decisioni gestionali, politiche, ingegneristiche, allo scopo di minimizzare le esternalità negative sull’ambiente e massimizzare i benefici economici tra le varie categorie, limitando favoritismi e  penalizzazioni. 

Gli obiettivi descritti richiedono una fase di sperimentazione attraverso una serie di attività, descritte di seguito.

  1. Individuazione di un bacino sperimentale, con disponibilità prolungata di rilievi e misure, meglio se effettuati anche in situazioni critiche e con diverse modalità di regolazione;
  2. Analisi delle caratteristiche di utilizzo e regimazione per individuare quali modalità di misura e controllo implementare, inserimento strumenti e prima taratura dei modelli di simulazione;
  3. Valutazione delle risposte del bacino in condizioni particolari, ad esempio carenza di disponibilità della risorsa. Ottimizzazione del programma di controllo. Definizione del protocollo d’intesa per la condivisione dei risultati e creazione della piattaforma in rete per la diffusione dei dati;
  4. Realizzazione     di un modello matematico dinamico in grado di simulare le condizioni ambientali ed autotararsi in funzione dei dati rilevati dai sensori in campo in tempo reale, delle analisi delle comunità biologiche e del livello di funzionalità da loro espresso dell’andamento di parametri esterni rilevati in rete quali ad esempio prezzo dell’energia, previsioni meteorologiche, afflusso turistico, prezzi produzioni agricole,..ecc;
  5. Raccolta sistematica di dati quali-quantitativi di campo in periodi diversi e     anche in casi di stress ambientale, inerenti la funzionalità fluviale, la capacità portante e la resilienza. Si suggerisce la raccolta di dati riferiti alla composizione e struttura della comunità di macroinvertebrati correlandole con le caratteristiche morfologiche del corso d’acqua oggetto di indagine, nonché di alcuni parametri chimico-fisici. Questi dati possono essere trattati statisticamente individuando i più significativi da utilizzarsi nel modello matematico previsto;
  6. Definizione di un set di parametri idonei alla valutazione dello stress (riduzioni di portata, svasi, hydropeacking, altro) utili a inquadrare la problematica al di fuori e oltre alle consuete analisi di stima della qualità ambientale previste dalla legge. Si prevede perciò di utilizzare i dati biologici per individuare l’efficacia e l’efficienza della elementi di valutazione anche del Servizio Ecosistemico in essere;
  7. Controllo sistematico dei parametri di base del bacino lacustre per il  controllo dei processi trofici e delle relazioni idrobiologiche interne;

Il programma proposto ha applicazioni ad ampio spettro ed è in linea con le più recenti direttive in materia di innovazione, cambiamenti climatici ed ambiente.

In pratica i risultati dello studio dovrebbero consentire una soluzione efficace e condivisa alle situazioni sempre più frequenti di emergenza idrica.

L’applicazione dei risultati potrebbe essere poi proposta in ambiti diversi dalla Provincia di Trento, e costituire un esempio di corretta gestione dell’acqua in presenza di derivazioni idroelettriche.

La fase sperimentale iniziale potrebbe partire dall’analisi del bacino del fiume Chiese.

In questo caso a monte sono presenti grossi invasi e centrali con protocolli di regolazione sperimentati per lungo tempo. I criteri di regolazione di invasi e corsi d’acqua che formano il bacino del Chiese hanno subito notevoli trasformazioni nel tempo e oggi devono adeguarsi a condizioni climatiche e di utilizzo della risorsa molto diverse che in passato.

Il Lago d’Idro è uno dei primi bacini artificiali regolati d’Europa, e quindi la casistica disponibile di misure ed eventi critici risulta ampia e variabile.

La proposta descritta è in linea con le premialità riservate al Gestore nel testo di Legge in discussione.

con riguardo alla proposta formulata dal professor Muraca si sottolinea come la stessa possa essere attuata attraverso una proficua interazione tra Università degli Studi di Brescia e Università degli Studi di Trento per due ordini di ragioni: già in passato i due atenei hanno collaborato su progetti di ricerca e di ricerca applicata in ambiti che hanno riguardato la regolazione degli invasi e la idrologia alpina;

l’Università di Trento ha esperienza specifica nell’analisi delle modalità di regolazione in regime di cambiamento climatico e l’Ateneo Bresciano ha approfondito la regolazione del Lago d’Idro per soddisfare un utilizzo plurimo delle acque: le due tematiche integrate possono, con un ulteriore supporto di ecologia fluviale fornito dal Prof. Siligardi, coprire tutte gli aspetti principali della problematica trattata;

come efficacemente argomentato in Commissione dal professor Siligardi si precisa infine che per risultare accurata ed efficace ogni verifica sullo stato di salute dei corsi d’acqua deve essere dotata di adeguati strumenti d’indagine. Si tratta di assemblare una “cassetta degli attrezzi” per misurare e controllare i livelli di funzionalità ecologica dei corsi d’acqua ovvero le diverse componenti, biologiche, morfologiche e chimico-fisiche delle acque in relazione ai 3 principali momenti di stress per l’ambiente acquatico (problemi derivanti dalla riduzione delle portate d’acqua in fiumi e torrenti, problemi relativi al rilascio repentino e frequente di acqua nei fiumi che causa turbinazione e rischia di compromettere perdite di funzionalità dei tratti soggetti a rilascio con tali modalità, problemi inerenti agli svasi delle dighe che possono movimentare ingenti quantità di limo che a sua volta può danneggiare la fauna acquatica). Tutte considerazioni scientifiche che si auspica vengano adeguatamente implementate nel modello d’analisi che si sceglierà di sviluppare;

tutto ciò premesso il Consiglio impegna la Giunta

a adottare le iniziative di competenza per avviare una fase sperimentale di rilevazione, elaborazione e pubblicazione dei dati riguardo il monitoraggio sui flussi, i livelli del bacino idrografico e i livelli di funzionalità ecologica del fiume Chiese e del Lago d’Idro nell’ottica di implementare un modello da estendere in una successiva fase a tutti i corsi d’acqua e bacini del Trentino per migliorare la sostenibilità dello sfruttamento idroelettrico in presenza di utilizzi plurimi delle acque;

a definire, con il coordinamento delle strutture competenti della Provincia di Trento e della Regione Lombardia, uno schema di accordo di collaborazione fra Università degli Studi di Trento e Università degli Studi di Brescia per lo svolgimento della sperimentazione per migliorare la sostenibilità dello sfruttamento idroelettrico in presenza di utilizzi plurimi delle acque del fiume Chiese e del Lago d’Idro al fine di rendere il sistema di rilevamento, elaborazione e pubblicazione dei dati replicabile in caso di necessità anche ad altri bacini fluviali del Trentino e del Paese;

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