Pfos nella falda acquifera del Chiese. Reso pubblico esito analisi di Appa grazie a interrogazione M5S

Il 31 dicembre 2020 è arrivata la risposta all’interrogazione che avevamo presentato l’ottobre scorso per avere aggiornamenti in merito alla diffusione di sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) nel bacino del Chiese e nelle acque della falda che si estende fino al lago d’Idro.

Sull’argomento, in attuazione della mozione a mia prima firma approvata sul finire del 2019, era stato dato un incarico all’Università di Trento per produrre uno studio innovativo per la modellazione della falda volto a definire con maggiore efficacia gli interventi per limitare gli effetti della contaminazione di sostanze inquinanti nella falda acquifera tra Storo e Condino (ndr nel mese di dicembre il comune di Borgo Chiese ha stanziato dei fondi a bilancio per assegnare un incarico per un’indagine autonoma sulla contaminazione della falda).

Lo studio coordinato dal professore Bellin del dipartimento di ingegneria civile ha avuto inizio nel secondo semestre del 2020 con l’assegnazione di una borsa di ricerca ed è ancora in corso. Questo dunque non bastava perché nel frattempo era necessario conoscere gli esiti delle analisi che erano state effettuate da Appa a partire dal 2018. Ecco perché avevamo ritenuto presentare un’interrogazione specifica.

La risposta ottenuta nei giorni ha consentito di acquisire ulteriori elementi e mettere quante più informazioni possibili a disposizione degli enti locali interessati e della cittadinanza che ora potranno pianificare in modo trasparente e condiviso le azioni per arginare il problema.

* * * * *

Di seguito il testo integrale della risposta all’interrogazione 1814/XVI fornita dalla Provincia il 31 dicembre 2020:

Nel 2018 su richiesta del Ministero dell’Ambiente (MATTM) APPA ha svolto uno specifico monitoraggio dei PFAS sul territorio provinciale, avvalendosi della collaborazione del Servizio Geologico provinciale e del laboratorio di ARPA Verona, da cui è emersa una criticità alla foce del fiume Chiese nel lago d’Idro. Indagini ulteriori hanno permesso di ipotizzare il verosimile percorso della contaminazione: in falda risulta presente la molecola PFOS a basse concentrazioni (nell’ordine delle decine di nanogrammi, ovvero miliardesimi di grammo, su litro – ng/l) che grazie ai pompaggi di varie utenze vengono recapitate nel rio Lora, affluente del Chiese, mentre l’origine presunta è individuata presso il sito della ex Fonderie Trentine di Condino – zona industriale, individuazione che necessita di conferma. APPA ha avvisato della situazione APSS e l’Agenzia per l’ambiente della Lombardia, e ha avviato una collaborazione specifica sull’argomento con l’Università degli Studi di Trento (UNITN).

Dal 2019 è stato programmato un monitoraggio semestrale, a febbraio e agosto, delle acque sotterranee su una quindicina di punti di controllo, per un costante aggiornamento circa l’andamento della situazione. In tal senso il laboratorio di APPA ha approntato il metodo analitico per condurre le analisi in maniera autonoma e con lo stesso livello di precisione rispetto ai colleghi del Veneto. In agosto dello stesso anno è stato istituito dalla Giunta provinciale un tavolo tecnico sul problema del PFOS nella falda di Storo. Ulteriori indagini ambientali sui terreni presso il sito della ex Fonderie Trentine si sono aggiunti al quadro conoscitivo senza però poter confermare con certezza le ipotesi sull’origine: sono necessari sondaggi geologici specifici. APPA nel frattempo ha iniziato a studiare le più recenti tecnologie di bonifica e monitoraggio e a strutturare l’ipotesi di collaborazione con UNITN per approfondire la conoscenza del fenomeno.

Nel 2020 è continuato il monitoraggio, previsto a febbraio e agosto, prelevando in quest’ultima occasione anche un campione specifico per testare un metodo di filtrazione delle acque e una nuova tecnologia di monitoraggio. UNITN ha emanato a giugno un bando di selezione per il conferimento di un assegno di ricerca concernente il trasporto degli inquinanti in acquiferi eterogenei, con applicazione relativa al PFOS presso siti di interesse in Trentino. La modellazione idrogeologica richiesta da APPA per la falda nella bassa valle del Chiese è partita a settembre e durerà almeno un anno.

La rete della sorveglianza programmata prevede il campionamento presso 8 pozzi, su cui insistono concessioni per vari usi, e 7 piezometri: i 15 punti sono distribuiti in maniera sufficientemente uniforme. I valori di concentrazione di PFOS massimi sono riscontrati nella zona appena a monte della centrale di Storo. In 3 anni si è osservata una certa stabilità delle concentrazioni, con un leggero aumento delle concentrazioni nel 2020, di più a febbraio e meno ad agosto, ma sempre minori del limite di legge 30 ng/l ovunque, tranne che in un nuovo piezometro di controllo (senza emungimento) posto in zona disabitata tra Condino e Storo, che ha visto un picco di 130 ng/l il 4 febbraio poi diminuito a 69 ng/l al 4 agosto.

Per affrontare in modo approfondito la tematica, è stata coinvolta UNITN che ha provveduto come già detto a bandire un concorso per un assegno di ricerca finalizzato alla modellazione idrogeologica, sulla base delle esigenze espresse a fine 2019. L’obiettivo dello studio è capire l’origine della contaminazione, la sua estensione, la sua evoluzione e le possibili vie per contenerne o ridurne la diffusione.

Sono stati altresì condotti degli approfondimenti tecnologici nel tentativo di trovare soluzioni al problema del controllo e della bonifica della contaminazione.

Per quanto concerne gli approvvigionamenti idrici, APRIE si è occupata di valutare le soluzioni alternative di approvvigionamento idrico dell’acquedotto potabile comunale (al quale viene “sottratta” la possibilità di utilizzare il pompaggio dal pozzo Gaggio) e delle pescicolture presenti nell’area in cui il fenomeno è stato rilevato. A tal fine sono stati raccolti alcuni elementi necessari in via preliminare, come di seguito specificato.

  1. Acquedotto di Storo.

Il Comune di Storo, con il supporto di GEAS ha individuato interventi prioritari atti a rendere l’acquedotto in grado di soddisfare le esigenze potabili dovendo fare a meno del pozzo Gaggio. Al Comune è stata anche prospettata l’espansione della rete di distribuzione per servire quegli edifici decentrati che si approvvigionano autonomamente da pozzo. Gli interventi consistono nel collegamento ad anello fra gli acquedotti delle varie frazioni comunali (Baitoni, Darzo, Lodrone) e anche con quello di Ponte Caffaro (BS), in grado di trasportare una quantità d’acqua superiore a quella concessa e con una disponibilità sovrabbondante rispetto alle attuali esigenze. Con il collegamento alla rete a sud dell’abitato di Storo e la realizzazione di un’apposita stazione di pompaggio sarebbe quindi possibile usufruire di una quantità d’acqua alternativa.

  1. Pescicolture.

Con il supporto di GEAS sono state esaminate quattro soluzioni preliminari di massima per l’approvvigionamento alternativo rispetto a quello attuale:

  1. prelievo dallo scarico della centrale di Storo;
  2. prelievo dal fiume Chiese;
  3. prelievo mediante pompaggio dal lago d’Idro;
  4. prelievo da pozzi profondi.

Per ciascuna delle soluzioni analizzate sono stati esposti vantaggi e svantaggi; tutte le soluzioni sono tuttavia condizionate pesantemente dai notevoli quantitativi idrici da reperire (circa 5 mc/s). Si deve inoltre considerare che le pescicolture sono distanti, le concentrazioni di PFOS differenziate, che è ancora in fase di approfondimento l’entità di accumulo del PFOS nei pesci, che è da verificare anche la possibilità di porre in atto alimentazioni idriche non sostitutive bensì aggiuntive a quelle esistenti per ottenere diluizione.

Sulla base del complesso quadro sopra descritto si può in sintesi confermare che:

– resta fermo in capo ad APSS l’onere di dare evidenza di eventuali risultati di incompatibilita’ sanitaria che emergessero in relazione all’uso della risorsa idrica nei punti di approvvigionamento potabile nei comuni di Borgo Chiese e Storo e dei risultati a conclusione del “Piano di sorveglianza sulla potenziale contaminazione PFOS nelle trote”;

– per il 2021 APPA proseguirà nella supervisione e coordinamento degli approfondimenti scientifici correlati alle indagini geologiche a servizio della modellazione idrogeologica affidata a UNITN  nonché nella ricerca di tecnologie di bonifica adatte al caso in studio, e proseguirà il semestrale del monitoraggio delle acque superficiali e sotterranee nei punti di indagine già previsti ;

– il Servizio Geologico proseguirà nel programma di attività già impostato dal medesimo (caratterizzazione della sorgente con carotaggi dei terreni, prove di pompaggio in almeno due pozzi, esecuzione di due piezometri presso ogni carotaggio);

– APRIE presterà supporto tecnico ai concessionari idrici e ai Comuni per la individuazione di possibili approvvigionamenti alternativi laddove si rendessero necessari.

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Alex Marini (M5S)
Consigliere della Provincia autonoma di Trento
https://www.facebook.com/alexmariniM5S
https://t.me/alexmariniM5S

4 Replies to “Pfos nella falda acquifera del Chiese. Reso pubblico esito analisi di Appa grazie a interrogazione M5S”

  1. Mi chiedo e chiedo : dato che c’è un proficuo lavoro di proposte e interrogazioni consigliari del M5S e non di poco conto ( e anche di altri) , perché non chiedete che i quotidiani l’adige, il trentino, il dolomiti e il corriere del Trentino aggiungano una pagina apposita in più come informazioni delle proposte e interrogazioni quotidiane che raggiungano anche un pubblico di strada che può così rendersi conto del lavoro di pubblico vantaggio che viene svolto quotidianamente dalle forze politiche locali che altrimenti rimarrebbero occultato ai più, ergo, al popolo elettore . Sbaglio?

    1. Tutto sommato sulle cronache locali viene dato spazio alle iniziative che riguardano il locale. Molto più difficile invece che vengano messe in evidenza iniziative che riguarda l’intero livello provinciale

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