Il punto sulla situazione trentina: intervista per il Giornale delle Giudicarie

Di seguito le risposte che ho fornito ad una recente intervista pubblicata sul numero di febbraio 2021 del Giornale delle Giudicarie riguardo alla situazione politica trentina al traguardo di metà legislatura.

Siamo a metà legislatura, quale giudizio ritiene di poter esprimere sulla Giunta Fugatti nel suo complesso?

Se valutiamo i fatti, il giudizio sulla giunta e sulla maggioranza in generale non può purtroppo essere buono. Governano come chi li ha preceduti, aggiungendoci un po’ di folklore di facciata a uso e consumo dei fan più sfegatati. Scarsa è stata finora la disponibilità ad ampliare gli spazi democratici per dar voce a cittadini e parti sociali. Un esempio emblematico in questo senso si ha se si guarda all’atteggiamento messo in campo di fronte alla crisi pandemica e ai suoi risvolti economici. Al di là degli impegni approvati dall’Aula non c’è ancora stata da parte della Giunta alcuna convocazione per associazioni di categoria, sindacati e terzo settore, al fine di avviare una discussione volta alla programmazione concertata delle strategie per far fronte agli effetti di breve periodo connessi alla crisi economica e sociale e per il rilancio dell’economia trentina, impiegando così con diligenza ed efficacia le risorse messe a disposizione dell’Unione Europea con il Recovery Fund. Il tempo per ravvedersi e modificare la prospettiva devastante di una distribuzione a pioggia delle risorse al solo scopo di ottenere consenso, c’è ma non è più molto. Se vogliamo veramente ripensare il nostro modello di sviluppo secondo la transizione ecologica e l’innovazione digitale dobbiamo procedere in fretta ma chi governa la Provincia non pare proprio essere di quest’idea.

In quali settori la Giunta, secondo lei, non è stata all’altezza dei suoi compiti?

Ne dico solo 3 per evitare di dilungarmi troppo. Sanità, a discapito delle promesse elettorali la maggioranza non ha affatto cambiato l’impostazione dell’Azienda Sanitaria volta a penalizzare gli ospedali periferici a favore di quelli nei grandi centri urbani. Lavoro, come insegna il caso dell’azienda metalmeccanica Sicor, la giunta finge di mantenere equidistanza fra lavoratori e parti datoriali ma nei fatti spalleggia le seconde anche quando mirano a fare unilateralmente a pezzi stipendi e diritti dei lavoratori. Tutela dell’ambiente, che invece di essere difeso come il più grande patrimonio dei trentini viene visto nell’ottica dello sfruttamento puro. Un paio di esempi in tal senso vengono proprio dalle Giudicarie, col rifiuto pervicace e reiterato di tutelare le acque del fiume Chiese puntando tutto sullo sfruttamento intensivo del corso d’acqua in combutta con la Lombardia e sulla volontà di mettere a gara anche le piccole derivazioni idroelettriche fino a 3 MW, che per la maggior parte fino ad oggi hanno prodotto utilità sociale per le comunità delle nelle nostre valli ma che un domani potrebbero passare ai privati.

Ritiene che l’emergenza Coronavirus sia stata affrontata nel modo giusto? Si poteva fare meglio?

Onestà intellettuale impone di premettere che durante una pandemia come quella affligge il mondo da almeno 1 anno governare non è facile. Qualsiasi cosa si scelga di fare si finirà con lo scontentare qualcuno. Chi ha responsabilità di governo però è chiamato a decidere in base all’interesse collettivo e non al proprio tornaconto elettorale. Proprio qui sta il punto riguardo alla pessima prova che la destra trentina ha dato di sé riguardo alla gestione della pandemia. A Trento si è ragionato all’insegna del piccolo calcolo elettorale e dello scaricabarile senza assicurare trasparenza e coinvolgere le forze politiche, le parti sociali e le professioni sanitarie. Sembra incredibile ma nonostante le richieste la Quarta commissione permanente del Consiglio, quella che si occupa di salute, non ha mai convocato una seduta per occuparsi in maniera specifica dell’emergenza sanitaria. Nelle commissioni, della pandemia al massimo si è parlato solo in sede di trattazione di petizioni popolari e dei disegni di legge in materia finanziaria. C’è poi il mistero sul numero dei positivi al virus nella nostra Provincia, assai anomalo rispetto a quello di Bolzano, dove ci sono meno morti al giorno, meno ricoverati in ospedale e meno terapie intensive occupate ma, chissà come mai, i positivi in quarantena ogni 100 mila abitanti risultano essere quasi 6 volte più che da noi. Dati che fanno sospettare ci sia qualcosa che non torna nei numeri forniti dalla Provincia di Trento alle autorità sanitarie nazionali. Una situazione che pone interrogativi anche scabrosi, ma sulla quale purtroppo si potranno fare le opportune valutazioni  solo a emergenza finita.

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