Sicor: oltre ai diritti l’azienda punta a tagliare di 8 mila euro le retribuzioni ai dipendenti. Diciamo NO a chi vuol riportare il mondo del lavoro ai primi del ‘900!

Oggi la Commissione permanente affari produttivi del Consiglio provinciale ha accolto in audizione i rappresentanti dei lavoratori della Sicor Spa. C’era da affrontare la situazione conflittuale generata dal comportamento provocatorio e antisindacale della proprietà aziendale, assunto con la manifesta volontà di disapplicare in maniera unilaterale la contrattazione aziendale e il contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici. L’incontro era stato richiesto dal M5S il 25 settembre scorso ed era stato più volte sollecitato anche nei mesi precedenti. Il quadro uscito dall’audizione è, purtroppo, a tinte nerissime.

Nel corso dell’audizione, i sindacalisti Manuela Terragnolo e Michele Guarda della FIOM e Paolo Cagol della FIM hanno illustrato la vicenda che ha visto e continua a vedere i lavoratori bersaglio di attacchi selvaggi da parte dell’azienda. La proprietà, tramite l’applicazione del contratto Cisal, mira a eliminare la quattordicesima e ad assorbire il superminimo aziendale negli aumenti derivanti dalla contrattazione nazionale, determinando una riduzione degli introiti annui per singolo lavoratore stimata dai sindacati nell’ordine di 8.000 euro lordi tra retribuzione e oneri previdenziali. Se a ciò aggiungiamo la cancellazione degli altri diritti oggi salvaguardati dal contratto collettivo nazionale, ci troviamo di fronte ad un’operazione di vero e proprio smantellamento di un modello di relazioni industriali che non sarà forse il non plus ultra ma che certamente è migliore di quello che si prospetta, perché ancora tutela i diritti fondamentali collettivi ed evita così di far precipitare il mondo del lavoro ai primi del ‘900.

Da parte mia esprimo massima solidarietà ai lavoratori della Sicor e a tutti i lavoratori trentini, minacciati da un progetto che se andasse in porto aprirebbe uno squarcio difficilmente rimarginabile sempre più centrato sulla ricerca della competitività tramite la spremitura delle maestranze invece che su nuovi comportamenti organizzativi, ricerca, investimenti e innovazione delle produzioni. Come M5S li appoggiamo e continueremo a fare tutto quanto in nostro potere per impedire che il pericoloso disegno ordito per Sicor possa andare in porto, facendo proseliti.
In allegato: alcune immagini dei lavoratori di Sicor.

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Mi sono state segnalate una serie di precisazioni che indicano come in realtà la situazione sia più complessa e se possibile più grave di quella prospettata e che provvedo quindi a riportare di seguito.

In primo luogo il taglio di 8 mila euro ipotizzato dalla Fiom è riferito a un calcolo basato su un ipotetico lavoratore del livello più basso, neo-assunto e senza tenere conto dell’incidenza sul TFR, per cui nel caso dei lavoratori reali il taglio che si prospetta sarebbe superiore agli 8 mila euro.

In secondo luogo è bene specificare che il taglio dei salari di cui sopra si verificherebbe per tutti i lavoratori a seguito della cancellazione dei contratti di secondo livello, non con l’uscita dal CCNL Metalmeccanici. Per capirci, se per ipotesi venisse percorsa la linea suggerita da alcuni sindacalisti e dall’assessore Spinelli, cioè la rinuncia alla contrattazione di secondo livello per ottenere in cambio la permanenza nel CCNL Metalmeccanici, i lavoratori ci perderebbero, tra stipendio e contributi per la pensione, non meno di 8 mila euro all’anno ma probabilmente una cifra più vicina ai 10 mila che agli 8 mila.

Un’altra questione in ballo è il cambio del Contratto Nazionale applicato, che sarebbe un ulteriore colpo a danno dei lavoratori e che andrebbe ad aggiungersi al taglio della contrattazione aziendale almeno per i nuovi assunti, perché a quanto risulta l’azienda avrebbe dichiarato che nella transizione degli attuali dipendenti conserverebbe loro la retribuzione del CCNL Metalmeccanici. Così facendo “ballerebbero” altri 300 euro al mese, che moltiplicati per 13 e sommato un 30% di contributi pensione si tradurrebbero in un taglio di altri 5 mila euro.

Morale, nel medio periodo, col turn over della manodopera, la Sicor diventerebbe un’azienda dove le retribuzioni minime sindacali sarebbero di circa 13/15 mila euro annui inferiori alle attuali.

Importante infine precisare che degli 8 mila euro di taglio ipotizzato, circa 2 mila i lavoratori Sicor hanno già accettato di perderli a favore dell’azienda. Era il Premio di Risultato per l’anno 2019, cui i lavoratori hanno deciso di rinunciare per andare incontro all’azienda, a dimostrazione della buona volontà dimostrata da una delle parti in causa, mentre l’altra ha agito come noto a tutti.

Testo aggiunto l’11 marzo 2021 alle ore 21.30

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