Interramento linee elettriche? La maggioranza si dice “attenta” ma poi non mette un euro!

Promettere e non mantenere. Ecco lo stile operativo scelto dalla maggioranza provinciale in fatto di interramento delle linee elettriche. Quando vengono sollecitati i nostri governanti si dicono disponibili a valutare con attenzione le operazioni di messa a terra dei cavi dell’alta tensione ma appena si chiede loro di mettere i soldi cambiano registro e rimandano a un futuro prossimo venturo quando le risorse (per capirci, quelle del Recovery Fund) saranno già atterrate altrove…

Le linee elettriche “volanti” non deturpano solo il paesaggio (cioè una delle grandi ricchezze del Trentino, Provincia a vocazione turistica… ma nella testa di alcuni solo quando si tratta di finanziare nuovi impianti da sci) ma sono anche potenziale fonte di inquinamento elettromagnetico (quanto e come è ancora oggi oggetto di discussione). Intervenire per sotterrarle dovrebbe essere dunque una priorità. E in teoria è proprio così, perché quando si solleva la questione tutti sono più o meno d’accordo. Come spesso accade però, tra la teoria e la pratica si aprono voragini incolmabili. Volete la prova? Nell’ultima sessione di Consiglio abbiamo presentato un Ordine del Giorno che se approvato avrebbe portato a coinvolgere l’Osservatorio del paesaggio trentino e a elaborare una proposta di riqualificazione e valorizzazione paesaggistico-ambientale del territorio provinciale, finanziabile con i fondi del Recovery fund. Allo stesso tempo chiedevamo anche di prevedere risorse per il Fondo per la riqualificazione degli insediamenti storici e del paesaggio, riservandone una parte per finanziare progetti di interramento delle linee elettriche più impattanti presenti in Trentino.

Insomma, chiedevamo di passare dalle parole ai fatti. Come sia andata a finire potete immaginarlo. Non tirano fuori una lira e non ci pensano nemmeno lontanamente a investire denaro nella tutela del paesaggio e dell’ambiente. Dicono, certo, di essere “attenti” a queste tematiche ma la loro soglia attentiva crolla bruscamente al momento in cui si deve metter mano al portafoglio e pazienza se il Recovery Fund punta tutto o quasi sulla riconversione verde, anche in ottica paesaggistica. Purtroppo va così, perché chi governa il Trentino oggi è convinto che “sviluppo” faccia rima con “asfalto & cemento”, vorrebbe trasformare i parchi naturali in piste per i fuoristrada, ama il “green washing” (cioè dare una mano di “verde” a progetti che di verde non hanno niente) ma odia l’ambiente. Fanno il gioco delle 3 carte, sperando che nessuno chiami mai il loro bluff, e non si rendono conto che il loro agire è ormai scontato e sotto gli occhi di tutti.

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Di seguito il testo della Proposta di Ordine del Giorno 02/85/XVI, presentata il 18 marzo 2021 e respinta a maggioranza dal Consiglio provinciale

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Proposta di ordine del giorno n. 02/85/XVI Proposta di piano per la valorizzazione paesaggistico ambientale del Trentino e implementazione del Fondo per la riqualificazione degli insediamenti storici e del paesaggio”

Disegno di legge 22 febbraio 2021, n. 85 “Misure urgenti di semplificazione in materia edilizia e urbanistica: modificazioni della legge provinciale per il governo del territorio 2015”

L’obiettivo n. 15 dell’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile, adottata dagli Stati Membri delle Nazioni Unite nel settembre 2015 è volto a proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre. Tra i suoi sotto-obiettivi, il n. 15.3 mira a garantire misure per il ripristino dei terreni degradati e del suolo;

la Convenzione europea sul Paesaggio, firmata dall’Italia il 20 ottobre 2000 ed entrata in vigore     l’1 settembre 2006, ha lo scopo di promuovere la salvaguardia, la gestione e la pianificazione dei paesaggi e di organizzare la cooperazione europea in questo campo;

secondo quanto previsto dall’art. 5 della Convenzione, ciascuno Stato membro si impegna, tra le altre cose, a stabilire ed attuare politiche paesaggistiche volte alla salvaguardia, alla gestione e alla pianificazione del paesaggio; ad avviare procedure di partecipazione del pubblico, delle autorità locali e regionali e degli altri soggetti coinvolti nella definizione e nella realizzazione delle politiche paesaggistiche ed infine ad integrare il paesaggio nelle politiche di pianificazione del territorio, urbanistiche e in quelle a carattere culturale, ambientale, agricolo, sociale ed economico, nonché nelle altre politiche che possono avere un’incidenza diretta o indiretta sul paesaggio;

la tutela del paesaggio è sancita anche nella nostra Carta costituzionale, in particolare nell’art. 9, insieme alla tutela del patrimonio storico ed artistico;

in linea con le finalità sopra esposte, l’art. 72 della legge provinciale per il governo del territorio (lp 4 agosto 2015, n. 15) prevede l’attivazione di un fondo, nell’ambito del bilancio provinciale, per la riqualificazione degli insediamenti storici e del paesaggio, con l’obiettivo di promuovere il recupero, la valorizzazione e lo sviluppo degli insediamenti storici, nonché per il recupero, la conservazione e la tutela del paesaggio;

la l.p. 15/2015 peraltro ha sostituito e abrogato la previgente legge urbanistica provinciale (lp 4 marzo 2008, n. 1) il cui articolo 78 già prevedeva il fondo per la riqualificazione degli insediamenti storici e del paesaggio;

a partire dal 2008 sono state approvate una serie di delibere di Giunta volte a definire criteri e modalità di gestione e di utilizzo del Fondo (vedasi delibere: n. 2415 del 26 settembre 2008, n. 919 di del 1 giugno 2015, n. 822 del 20 maggio 2016, n. 1654 del 13 ottobre 2017, n. 514 del 29 marzo 2018);

nell’allegato della deliberazione della Giunta provinciale n. 822 del 20 maggio 2016 vengono definiti i criteri e le modalità di gestione di utilizzo del Fondo alla luce degli interventi di conservazione, sistemazione o ripristino del paesaggio rurale montano. Il rapporto tra agricoltura e paesaggio costituisce un tema strategico per garantire forme equilibrate di gestione del territorio trentino, come evidenziato dall’Osservatorio del paesaggio, nel documento approvato nel relativo forum del 27 novembre 2014, recante le “Dieci azioni per il paesaggio rurale del Trentino”. Uno strumento fondamentale di finanziamento per le attività che riguardano il territorio agro-silvo-pastorale, strettamente collegato alle tematiche del paesaggio, è il Piano di Sviluppo Rurale (PSR);

l’allegato della deliberazione della Giunta provinciale n. 514 di data 29 marzo 2018 definisce invece i criteri e le modalità di utilizzo del Fondo con riferimento agli interventi di riqualificazione paesaggistica degli assi viari di ingresso ai centri urbani e di avvalimento dei comuni. La delibera definisce l’ambito di intervento del Fondo con riferimento alla riqualificazione dei contesti insediati e in generale del paesaggio, mediante interventi in corrispondenza dei principali assi di accesso ai centri abitati presenti sul territorio provinciale, ovvero i centri che hanno valenza turistica in ragione delle presenze e del transito dei visitatori;

la riqualificazione e la valorizzazione paesaggistico-ambientale, nella sua accezione più ampia e diffusa, permette di elevare la qualità ed attrattività del territorio rurale, mettendone in evidenza risorse e potenzialità ecologiche e culturali, ma anche di contenere e disincentivare i fenomeni di abbandono e incuria, prevenendone così la compromissione paesaggistica e il degrado ambientale, in una visione più integrata ed inclusiva del concetto di rigenerazione dello spazio urbano e rurale. Si rivela perciò fondamentale portare avanti iniziative al fine di valorizzare le peculiarità del territorio riconnettendo tra loro aree urbane e rurali ed individuare nuove modalità efficaci e sostenibili di cura e presidio dei luoghi;

in quest’ottica divengono prioritari programmi di riqualificazione e valorizzazione di ambiti di area vasta che sviluppano potenzialità ecologiche e fruitive del territorio anche in un’ottica di contrasto dei rischi di abbandono e banalizzazione delle aree verdi e degli spazi rurali. Opere come la riqualificazione dei centri storici, attraverso il recupero del patrimonio edilizio inutilizzato e l’abbellimento delle facciate e degli edifici, la rigenerazione e la forestazione urbana, l’arredo e riqualificazione delle aree artigianali e industriali, il ripristino delle aree panoramiche, recupero di cave esaurite, la valorizzazione agroambientale, la rinaturazione dei corsi d’acqua, l’interramento delle linee elettriche, assumono un ruolo fondamentale nel migliorare la capacità di resilienza delle città;

grazie al Recovery Fund, l’Italia avrà a disposizione una quantità ingente di risorse per realizzare progetti in un’ottica di transizione digitale ed ecologica, in particolare saranno fondamentali i progetti volti a combattere la crisi ambientale, nel cui contesto si inserisce la tutela del paesaggio;

entro il 30 aprile gli Stati membri dell’Unione Europea dovrebbero presentare i progetti per la ripresa e la resilienza. Il Recovery Fund si basa su sei pilastri: a) transizione verde; b) trasformazione digitale; c) crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, che comprenda coesione economica, occupazione, produttività, competitività, ricerca, sviluppo e innovazione, e un mercato interno ben funzionante con PMI forti; d) coesione sociale e territoriale; e) salute e resilienza economica, sociale e istituzionale, al fine, fra l’altro, di rafforzare la capacità di risposta alle crisi e la preparazione alle crisi e f) politiche per la prossima generazione, l’infanzia e i giovani, come l’istruzione e le competenze;

il totale delle risorse messe a disposizione dal Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ammonta a 223,9 miliardi. Le missioni maggiormente finanziate sono quelle dedicate alla rivoluzione green con 69,8 miliardi, pari al 31% delle risorse totali ed alla trasformazione digitale, che riceverà risorse per più di 46,3 miliardi (21%), questi saranno quindi i settori sui quali si giocherà la partita più importante. Sullo sfondo permane il conseguimento degli obiettivi climatici dell’Unione per il 2030 nel rispetto dell’obiettivo della neutralità climatica dell’UE entro il 2050;

tra gli interventi di lungo termine che potrebbero essere realizzati con le risorse del Recovery Fund si potrebbe certamente considerare l’interramento diffuso degli elettrodotti, soprattutto quelli ad alto impatto paesaggistico, operazione che negli ultimi anni è stata proposta da comitati di cittadini in svariati contesti del territorio nazionale, compreso quello trentino generando l’attenzione dell’opinione pubblica in ordine a tali proposte;

sul punto, la Convenzione sul paesaggio prevede l’avvio di procedure di partecipazione del pubblico, delle autorità locali e regionali e degli altri soggetti coinvolti nella definizione e nella realizzazione delle politiche paesaggistiche volte alla salvaguardia, alla gestione e alla pianificazione dei paesaggi tramite l’adozione delle misure specifiche. Quindi, l’opera di interramento  degli elettrodotti più impattanti, sia dal punto di vista dell’inquinamento elettromagnetico, sia paesaggistico, potrebbe essere portata a compimento attraverso il coinvolgimento dei cittadini;

un esempio virtuoso di opera di interramento viene offerto dal territorio di Magenta in Lombardia, dove, nel settembre 2020, sono iniziati i lavori per l’interramento di cinque linee elettriche, permettendo così di restituire al Comune di Magenta 20 ettari di suolo. L’interramento dei cavi permetterà infatti di sostituire 5,7 chilometri di linee aeree con la relativa eliminazione di 26 tralicci a fronte della costruzione di 5 sostegni per la transizione da cavo aereo a cavo interrato;

è evidente che un’opera come quella di Magenta apporterà benefici non solo in termini energetici, ma anche urbanistici e paesaggistici. Se da una parte, infatti, consentirà un complessivo ammodernamento della rete elettrica, garantendo maggiore qualità di alimentazione del territorio, dall’altra restituirà alla città 20 ettari di suolo, poiché le linee aeree che saranno dismesse attraversano oggi aree urbane per il 75% del loro tracciato (Terna: al via i cantieri per l’interramento delle linee elettriche nel Comune di Magenta – Comunicati stampa, Terna.it, 22 settembre 2020);

un’altra buona pratica è rappresentata dalla costruzione dell’elettrodotto in cavo interrato a Passo Resia, in Val Venosta, nell’ambito di un programma di interconnessione con la rete elettrica austriaca. Il nuovo elettrodotto collegherà la stazione elettrica di Nauders in Austria con la stazione elettrica di Glorenza in val Venosta e porterà rilevanti benefici al territorio e all’intero sistema elettrico nazionale, consentendo di integrare maggiormente le risorse rinnovabili e migliorare l’efficienza e l’affidabilità della rete elettrica (Interconnector Italia-Austria – Terna.it);

alla luce delle risorse stanziate grazie al Piano di ripresa e resilienza, sarebbe auspicabile prevedere dei finanziamenti per alimentare il fondo per la riqualificazione degli insediamenti storici e del paesaggio e interventi per la conservazione e sistemazione paesaggistica, e destinare parte di quelle risorse all’interramento degli elettrodotti a maggior impatto ambientale e paesaggistico;

Tutto ciò premesso il Consiglio provinciale impegna la Giunta a 

  1. valutare, di concerto con l’Osservatorio del paesaggio trentino, l’elaborazione di una proposta di piano interdisciplinare per la valorizzazione e la riqualificazione paesaggistico-ambientale del territorio trentino, finanziabile con i fondi stanziati grazie al Recovery fund;
  2. predisporre una bozza di proposta normativa di tipo finanziario per l’assestamento di bilancio 2021-2023 che preveda di destinare risorse specifiche per alimentare il Fondo per la riqualificazione degli insediamenti storici e del paesaggio, riservando una quota delle risorse per l’attuazione del Piano al finanziamento di progetti di interramento delle linee elettriche più impattanti dal punto di vista dell’inquinamento elettromagnetico e del deturpamento del paesaggio, da realizzarsi secondo i criteri della partecipazione di tutti i portatori di interesse secondo quanto sancito nella Convenzione europea sul paesaggio; 

3 Replies to “Interramento linee elettriche? La maggioranza si dice “attenta” ma poi non mette un euro!”

  1. È inutile, il politico è sempre lo stesso fin dalla fondazione di Roma antica.

    C’è il politico statista che pensa solo alle prossime generazioni.
    Come Alex Marini.

    C’è il politico poltronista che pensa
    pensa solo alle prossime elezioni.
    Sono tanti.

    C’è infine il politico opportunista che pensa solo alle prossime spartizioni. Sono troppi.

    E una rondine non fa primavera.
    Ma almeno, disegna in cielo una speranza.

    Buona Pasqua a tutti.

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