Acqua Pubblica: approvato un ordine del giorno del M5S per reagire all’impatto del cambiamento climatico

Nel giugno del 2011, grazie al referendum sull’acqua pubblica quasi 30 milioni di italiani si opposero alle leggi pensate per favorire il controllo da parte delle multinazionali sulla gestione delle risorse idriche del nostro Paese. Fu un’eccezionale mobilitazione popolare, con la quale mettemmo un freno al palese tentativo di privatizzare l’acqua (un freno che, va detto, i corifei dell’affarismo senza limiti si sono subito ingegnati per aggirare). Il bene idrico non è purtroppo solo minacciato dagli interessi speculativi. Un’altra minaccia insidiosissima è legata al cambiamento climatico. Detta semplice semplice, le temperature medie sono ogni anno sempre più alte, i ghiacciai alpini stanno scomparendo e lo stesso vale per le grandi masse di acqua dolce congelate ai poli. Questo significa che avremo sempre meno acqua a disposizione che di conseguenza diventerà sempre più preziosa (ed ecco tornare il tema della tutela dagli interessi speculativi…). Se vogliamo resistere e ridurre l’impatto di questi cambiamenti epocali e potenzialmente disastrosi l’unica soluzione è premunirci organizzandoci per tempo. Ecco quindi che come M5S abbiamo ottenuto l’approvazione di un Ordine del Giorno che impone la realizzazione di studi accurati dell’impatto del cambiamento climatico sulle risorse idriche del Trentino e quindi delle conseguenze di questo fenomeno sull’ambiente (mutano gli ecosistemi), sulla produzione energetica (c’è meno acqua e in periodi diversi dell’anno), sull’agricoltura (cambia il quadro delle precipitazioni e quindi vanno adattate le colture), sulla sicurezza in montagna (il permafrost sparisce e con esso i versanti montani diventano più franosi), ecc. (Immagine di copertina: Areuabach © WWF Schweiz Eduardo Soteras)

Riteniamo che questa approvazione rappresenti un passo avanti importante verso la consapevolezza del compito che ci attende se vogliamo adattarci al cambiamento climatico mitigandone gli effetti. Avremmo voluto fare anche di più, infatti nella nostra proposta originale chiedevamo anche di disporre un quadro strategico per rendere di nuovo pubbliche le acque impiegate a fini idroelettrici. Una richiesta che purtroppo non è stata sostenuta dalla maggioranza provinciale ma che tuttavia siamo riusciti a far rientrare nella riforma con l’aiuto degli emendamenti presentati assieme al resto delle minoranze.

Non sarà facile perché sono ancora in troppi a negare (di solito per becera convenienza personale) che il cambiamento climatico sia in atto, ma la strada da percorrere è una sola e noi siamo intenzionati a seguirla con intelligenza e coraggio!

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Segue video di presentazione della proposta di ordine del giorno 1/81/XVI e il testo integrale dell’atto (approvato all’unanimità il 15 aprile 2021 ad esclusione del punto n.2 del dispositivo)

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Proposta di ordine del giorno n.1/81/XVI del 18 marzo 2021 al disegno di legge n. 81/XVI (convertito nell’ordine del giorno 323/XVI)

Titolo originale della proposta di ordine del giorno:
Analisi sulla disponibilità della risorsa idrica sul territorio trentino e definizione di un piano strategico per la ripubblicizzazione dello sfruttamento delle acque pubbliche a fini idroelettrici

il portale europeo per i giovani dell’Unione Europea definisce i cambiamenti climatici come “un fenomeno provocato dal riscaldamento globale” che “si riferisce a modelli meteorologici che interessano la Terra a lungo termine, come la temperatura, i livelli del mare e le precipitazioni” (Cosa sono i cambiamenti climatici? – Portale Europeo per i Giovani – Europa.eu – 21- ottobre 2020). Quanto alle cause dei cambiamenti climatici si sostiene che “la principale causa dei cambiamenti climatici è la combustione di combustibili fossili come il petrolio, il carbone e il gas naturale, che emettono gas a effetto serra nell’atmosfera. Anche altre attività umane, come l’agricoltura e la deforestazione, contribuiscono alla loro proliferazione. Il problema è che questi gas trattengono il calore nell’atmosfera: il cosiddetto effetto serra. In assenza dell’effetto serra, la temperatura media del pianeta sarebbe di -18ºC. Tuttavia, le attività umane quotidiane massimizzano questo effetto causando un aumento ancora maggiore della temperatura del pianeta. Nonostante gli impegni internazionali, il livello di biossido di carbonio (CO2) nell’atmosfera continua a crescere e ha raggiunto un altro record nel 2019 secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale (quasi il 150% in più rispetto al 1750)”. Quanto all’impatto principale dei cambiamenti climatici esso “consiste nell’incremento della temperatura globale del pianeta, che è aumentata di 1,1ºC rispetto all’epoca preindustriale. Quello del 2010-2020 sarà un decennio di caldo eccezionale a livello mondiale, e il 2019 il secondo anno più caldo mai registrato. Se l’attuale tendenza al di riscaldamento prosegue, le temperature potrebbero aumentare di 3-5ºC entro la fine di questo secolo con effetti potenzialmente disastrosi. Per fare un confronto, l’aumento della temperatura osservato negli ultimi 10.000 anni è di 5ºC. L’aumento delle temperature provoca lo scioglimento della massa di ghiaccio dei poli, il che a sua volta causa un aumento dei livelli del mare, provocando inondazioni e mettendo a repentaglio gli ambienti costieri. I cambiamenti climatici contribuiscono anche a rendere i fenomeni meteorologici estremi, quali tempeste, siccità, ondate di calore e incendi boschivi, più frequenti e intensi. Tali modelli presentano forti disparità regionali e alcune parti del mondo sono più colpite di altre”;

proprio le conseguenze dei cambiamenti climatici sull’intensità delle precipitazioni e sulla disponibilità d’acqua dolce a seconda del periodo dell’anno, meritano particolare attenzione per l’impatto che hanno su territori come quello trentino, impatto ad esempio ampiamente dimostrato da eventi meteorologici quali la tempesta Vaia di fine ottobre 2018, ma anche  dalle piene e dagli straripamenti dei corsi d’acqua provinciali verificatisi nel corso di tutto il 2020. I cambiamenti climatici sono un processo non contrastabile se non tramite l’implementazione di efficaci politiche globali, ma a livello locale è possibile ed è anzi necessario intervenire, studiando gli effetti di questi fenomeni e implementando meccanismi di mitigazione e adattamento agli stessi. È quanto sta già avvenendo in molti territori vicini al nostro come ad esempio la Confederazione Elvetica;

la Svizzera presenta un territorio che, vista anche la breve distanza e la comune appartenenza all’arco alpino, per molti versi risulta simile a quello del Trentino. Negli ultimi anni la Confederazione Elvetica ha preso molto sul serio la minaccia del cambiamento climatico, orientando l’impostazione dei propri Uffici competenti in materia ambientale e dotandosi di specifici strumenti volti allo scopo di studiare gli effetti del cambiamento climatico elaborando strategie per il suo contenimento. Da un lato l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) è il principale servizio della Confederazione responsabile dei settori idrologia e acque e opera su mandato del Consiglio federale elvetico, mentre dall’altro, il National Centre for Climate Services (NCCS) è la rete della Confederazione per i servizi climatici, che sviluppa e mette a disposizione le basi di conoscenze per l’adattamento al cambiamento climatico e alla protezione del clima;

tramite il progetto Hydro-CH2018, pubblicato il 16 marzo 2021 e stilato assieme ad altri 15 istituti di ricerca svizzeri nel quadro del NCCS, UFAM ha esaminato come il cambiamento climatico influenzi la disponibilità e la qualità delle acque. Lo studio, denominato per l’appunto Hydro-CH2018, ha permesso di sviluppare scenari per diversi settori, che servono quali basi decisionali e pianificatorie per le questioni riguardanti il cambiamento climatico nel settore delle acque. Questi dati sono stati messi gratuitamente a disposizione degli utenti dell’Amministrazione, della politica e dell’economia come pure di altri attori interessati;

secondo le risultanze di Hydro-CH2018 le ripercussioni del cambiamento climatico su un Paese come la Svizzera, pur ricco d’acqua, sarebbero di portata maggiore rispetto a quanto ipotizzato nelle ricerche svolte negli anni precedenti. Si prevede ad esempio che se non verranno applicate efficaci misure di protezione climatica, verso la fine del secolo le portate dei fiumi svizzeri aumenteranno in media del 30 per cento durante la stagione invernale, mentre in estate scenderanno del 40 per cento rispetto a quelle attuali. Nel contempo la temperatura dei corsi d’acqua salirà in estate di circa 5,5 °C. Adottando misure di salvaguardia climatica i cambiamenti saranno più contenuti ma resteranno comunque significativi. Queste previsioni, basate sugli scenari climatici svizzeri CH2018, valutano come molto probabile un aumento delle precipitazioni invernali con le piogge che saranno però più frequenti delle nevicate, il cui limite continuerà ad innalzarsi. Al contrario le estati risulteranno più asciutte e più calde, mentre i ghiacciai continueranno a sciogliersi. In conseguenza del calo della neve e del ghiaccio dei ghiacciai si ridurranno anche le riserve d’acqua estive e, ovviamente, si modificherà il bilancio idrico. Dai risultati di Hydro-CH2018 si evince infatti un marcato calo dell’acqua di fusione presente nei ruscelli, nei fiumi e nei laghi e, al contempo, un aumento della temperatura dell’acqua;

questi cambiamenti avranno ripercussioni sui settori economici. ad esempio la produzione di energia idroelettrica si modificherà per effetto dell’aumento delle risorse idriche invernali che consentirà una maggiore produzione idroelettrica nei periodi di maggior consumo elettrico, mentre la scarsità d’acqua in estate causerà una diminuzione della produzione delle centrali nei periodi più caldi dell’anno. Lo studio Hydro-CH2018 suggerisce di far fronte alle diminuzioni d’acqua estive aumentando la produzione di elettricità da energia solare. Per quanto riguarda l’agricoltura invece, la diminuzione di disponibilità di acqua nel corso delle estati farà sì che nelle zone ad alto sfruttamento agricolo la risorsa potrà scarseggiare proprio nel periodo di massima crescita vegetale. Le soluzioni proposte in questo caso riguardano la sostituzione delle colture oggi diffuse sul territorio con altre meno idrovore e più capaci di sopportare il calore e con l’introduzione di pratiche d’irrigazione parsimoniose e mirate;

fra gli altri effetti perversi dei cambiamenti climatici previsti dalla ricerca Hydro-CH2018 figurano l’aumento dei pericoli naturali quali inondazioni e frane la riduzione della biodiversità nei corsi d’acqua e nelle aree ad essi limitrofe. Nel primo caso si valuta che le precipitazioni saranno più intense e le inondazioni più frequenti. In alta montagna si scioglieranno i ghiacciai e si scongelerà il permafrost rendendo meno stabili i versanti più ripidi delle montagne, cosa che potrà influenzare e mettere a rischio le costruzioni  a quote elevate. In questo caso lo studio suggerisce di mettere in atto un maggior numero di azioni di prevenzione e contenimento dei pericoli naturali, adottando ad esempio misure di protezione come le barriere contro le piene. Per quanto riguarda invece gli effetti del cambiamento climatico sulla biodiversità, con l’innalzamento ulteriore delle temperature si faranno sempre più frequenti i casi di prosciugamento di piccoli corsi e specchi d’acqua con evidenti e catastrofici effetti per la vita delle specie animali e vegetali che li popolano. Per far fronte alla problematica i ricercatori che hanno stilato Hydro-CH2018 ricordano che gli ambienti acquatici con un’impronta seminaturale reagiscono meglio al cambiamento climatico e possono fungere da spazio vitale, quindi suggeriscono di intensificare l’attività di protezione delle acque dall’inquinamento e dallo sfruttamento eccessivo per ricondurle a uno stato seminaturale;

in base a quanto riportato sin qui, risulta chiaro come sia necessario che anche il Trentino si attrezzi per valutare in maniera scientifica gli effetti dei cambiamenti climatici sul quadro ambientale e socio-economico della Provincia, stilando di conseguenza adeguate proposte di adattamento e mitigazione degli impatti. In quest’ottica appare altresì opportuno che il Trentino provveda a stendere un piano strategico per la ripubblicizzazione della gestione delle risorse idriche in modo da garantire l’utilizzo di questo bene sempre più prezioso nell’esclusiva ottica dell’interesse pubblico e in una logica gestionale ispirata ai principi del controllo e della partecipazione popolare;

tutto ciò premesso, il Consiglio impegna la Giunta provinciale

  1. ad articolare un’analisi prospettica riguardo alla disponibilità della risorsa idrica sul territorio della Provincia di Trento, anche in considerazione dei rilievi effettuati con il progetto di ricerca Hydro-CH2018 promosso dal National Centre for Climate Services della Confederazione elvetica (APPROVATO);
  2. a definire le linee guida di un piano strategico per la ripubblicizzazione dello sfruttamento delle acque pubbliche a fini idroelettrici allo scopo di assicurare l’uso plurimo bilanciato della risorsa idrica nell’interesse pubblico e nella prospettiva dei nuovi scenari idrologici connessi ai cambiamenti climatici (BOCCIATO).

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