Piccole centrali idroelettriche: la maggioranza respinge le proposte del M5S di partecipare alla definizione di una norma quadro statale per tutelare la gestione pubblica

Domanda: qual’è, su tutti, il problema principale del settore idroelettrico? Risposta: Un quadro normativo europeo estremamente frammentato e disomogeneo, con ogni Stato che applica le regole che vuole e i richiami della Commissione Europea che per ora sono stati recepiti solo dall’Italia. Questo è fonte di criticità, specialmente alle aziende energetiche locali che producono energia tramite le piccole concessioni idroelettriche. Avevamo presentato al Consiglio provinciale un Ordine del Giorno per provare ad arrivare ad una soluzione ma purtroppo la maggioranza ha ritenuto di bocciarlo.

La UE vuole più concorrenza, anche in settori strategici come quello della produzione dell’energia. In Trentino operano tante piccole centrali realizzate dai Comuni e le cui concessioni sono affidate agli stessi. Queste strutture producono energia a beneficio delle comunità e del territorio d’appartenenza. A fronte di queste constatazioni aprire indiscriminatamente alla concorrenza, basandosi per di più solo sul criterio della miglior offerta economica, vorrebbe dire danneggiare direttamente tantissime comunità della nostra provincia. Diciamo subito che le richieste della UE e dell’Antitrust non sono così vincolanti ed esistono quindi margini per poter difendere le piccole centrali trentine con una normativa quadro a livello statale, non foss’altro perché l’acqua che serve per le centrali è un bene demaniale e non un servizio di per sé quindi l’idea che le normative europee si applichino tout court è tutta da verificare.

Consci della situazione avevamo chiesto al Consiglio provinciale di approvare un confronto con lo Stato e all’interno della Conferenza Stato-Regioni affinché si arrivasse ad un miglioramento del quadro normativo riguardante la gestione dell’energia e si spingesse per l’uniformità delle regole a livello europeo, partendo dal modello di gestione basato sulle società miste pubblico-privato cooperativo in modo da garantire il mantenimento dei benefici prodotti dalle centraline in maniera diffusa sul territorio invece di farli finire in mano a qualche speculatore. Purtroppo la maggioranza non ci ha dato retta, bocciando la nostra proposta. Noi comunque non ci arrendiamo e torneremo alla carica per cercare di tutelare i diritti dei trentini a godere della ricchezza prodotta dalla loro terra.

Seguono due video di presentazione e il testo integrale della proposta di ordine del giorno bocciata il 15 aprile 2021

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Proposta di ordine del giorno n.211/81/XVI del 12 aprile 2021 collegato al Disegno di legge n. 81/XVI (bocciata il 15 aprile 2021)

Revisione della normativa in materia di derivazioni idroelettriche e gestione decentrata e partecipata delle risorse idriche a fini idroelettrici

Posto che l’Antitrust – ai sensi degli artt. 21 e 22 della legge 10 ottobre 1990, n. 287 – può segnalare al Governo, al Parlamento, alle Regioni e agli Enti locali i provvedimenti normativi e amministrativi già vigenti, o in via di formazione, che introducono restrizioni della concorrenza e pertanto indicare tutte le leggi che impediscono la competizione e che vanno eliminate o riformate, con la segnalazione del 3 marzo 2021 sulle piccole derivazioni idroelettriche (pubblicata sul Bollettino Agcm n. 10 dell’8 marzo) l’Autorità ha inteso rilevare il contrasto del quadro normativo nazionale e regionale vigente con il diritto comunitario e/o nazionale in materia di concorrenza;

in particolare, secondo l’Autorità il quadro normativo nazionale e regionale vigente, non prevedendo, in sede di richiesta di rinnovo delle concessioni per piccole derivazioni idroelettriche, la possibilità per terzi di avanzare una domanda per lo sfruttamento del medesimo corso d’acqua con un progetto diverso e in concorrenza con quello esistente, risulta in contrasto sia con il diritto comunitario in materia di prestazione di servizi, che con il diritto comunitario e/o nazionale in materia di concorrenza;

l’Autorità pertanto chiede, in primis, che il legislatore nazionale provveda ad una espressa modifica pro concorrenziale delle disposizioni vigenti di cui agli artt. 28 e 30 del Regio Decreto n. 1775/1933. In secondo luogo, richiede ai legislatori regionali e provinciali, competenti in materia di rilascio di concessioni per piccole derivazioni idroelettriche alla loro scadenza, che intervengano anch’essi per modificare le disposizioni – laddove esistenti nei propri ordinamenti – sul rinnovo automatico al concessionario incumbent, sostituendole con discipline, che, pur tenendo eventualmente conto della possibilità di procedure semplificate nei casi di concessioni di potenza nominale media annua della concessione particolarmente ridotta, risultino comunque conformi ai principi di massima contendibilità delle concessioni di piccole derivazioni idroelettriche al momento della loro scadenza e, dunque, siano trasparenti, aperte e non discriminatorie;

preme sottolineare come, con le sue segnalazioni, l’Autorità antitrust stia solo facendo presente come la normativa vigente in Provincia di Trento sia in potenziale contrasto col diritto comunitario, ma è e resta pacifico come l’Autorità possa solo procedere con segnalazioni non potendo costringere lo Stato, le Regioni o le Province a modificare la normativa;

nel documento di data 10 febbraio 2021 (Prot. n. 288/2021) inviato da Assoidroelettrica al Consiglio della Provincia Autonoma di Trento e facente riferimento a un paper elaborato dalla Fondazione Magna Carta, viene fatto presente che (1) a livello europeo la situazione normativa del settore della produzione di energia idroelettrica risulta assai disomogenea, (2) i numerosi rilievi posti dalla Commissione Europea ai vari Stati in fatto di apertura alla concorrenza del settore della produzione di energia idroelettrica permangono generalmente irrisolti con l’Italia che pare essere lo Stato che, fra tutti, ha dimostrato la maggior disponibilità all’adeguamento della normativa interna, (3) la Direttiva sui servizi 2006/123/CE non pare così chiaramente applicabile alla gestione delle centrali idroelettriche poiché l’oggetto della concessione è l’acqua, cioè un bene demaniale e non un servizio, (4) si conferma come per le “piccole derivazioni” non sia presente alcuna azione, né a livello europeo né nazionale, che imponga agli enti amministrativi di procedere a gare concorrenziali in fase di rinnovo, mantenendo al contempo la trasparenza del procedimento attraverso la semplice pubblicazione agli albi dei relativi procedimenti;

anche in base alle annotazioni riportate da Assoidroelettrica e citate al precedente paragrafo, risulta chiaro come al di là degli aspetti relativi alla concorrenza, le osservazioni dell’Autorità non tengano conto dello spazio ibrido in cui si svolgono la produzione e il consumo dell’energia idroelettrica e dell’assenza di uno specifico quadro regolatorio omogeneo a livello europeo;

inoltre appare evidente come il parere dell’Autorità non tenga nemmeno in considerazione la necessità di prevedere norme specifiche per una valorizzazione generale delle zone montane e dunque nulla dica in merito alle forme di gestione degli impianti idroelettrici da applicare al fine di garantire una gestione delle risorse idriche finalizzata a far fronte alle problematiche e alle specificità delle stesse, anche in termini di nuovi rapporti sussidiari per arginare lo spopolamento e tutelare il territorio, di principi della Green Economy e più in generale dello sviluppo sostenibile;

tutto ciò premesso il Consiglio provinciale impegna la Giunta a

  1. avanzare formale richiesta per l’apertura di un tavolo di lavoro in sede di Conferenza Stato-Regioni per favorire una revisione della normativa volta ad accorpare in un unico codice le norme in materia di derivazioni idroelettriche e rendere chiara e coerente la disciplina del settore;
  2. avviare un confronto con i Ministeri competenti in materia di ambiente, sviluppo economico sostenibile, politiche di coesione economica,  sociale e territoriale, politiche per lo sviluppo della montagna, nonché con le competenti direzioni generali della Commissione Europea, al fine di definire un quadro regolatorio uniforme a livello europeo nel quale sia assicurata una via preferenziale all’affidamento delle concessioni delle derivazioni idroelettriche a soggetti totalmente pubblici o a società miste pubblico-privato su base regionale, provinciale o locale nelle quali il soggetto privato è rappresentato da società cooperative che perseguono scopi mutualistici e di tutela ambientale;
  3. elaborare uno schema di modello normativo per assicurare un regime specifico di gestione decentrata e partecipata delle risorse idriche a fini idroelettrici nelle comunità residenti nelle zone di montagna e nelle aree interne;

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