Il M5S sollecita interventi di contrasto e adattamento al cambiamento climatico, tutela del paesaggio e lotta alla povertà energetica

Tra la fine di agosto e il mese di settembre il M5S trentino ha ricordato alla maggioranza provinciale una serie di questioni di decisiva importanza, già affrontate nel corso della legislatura, che nonostante questo sono ancora ben lungi dall’essere trattate in forma accettabile. Si tratta della riduzione dei consumi energetici e rafforzamento della produzione di energia da fonti alternative (interrogazione 2928/XVI del 26 agosto 2021), dell’introduzione di misure per la valutazione dei rischi e delle opportunità legati ai cambiamenti climatici (interrogazione 2985/XVI del 10 settembre 2021), dell’avvio di procedure per la raccolta di segnalazioni da parte dei cittadini sulle reti elettriche impattanti e pericolose dislocate in Trentino (interrogazione 3027/XVI del 24 settembre 2021), della costituzione di comunità energetiche sul territorio provinciale (interrogazione 3031/XVI del 24 settembre 2021) e delle iniziative provinciali prese (o non prese…) per limitare il fenomeno della povertà energetica (interrogazione 3052/XVI del 29 settembre 2021).

Per quanto riguarda il cambiamento climatico ci siamo focalizzati su 2 aspetti diversi. Quello proattivo, sollecitando la Provincia a investire per rendere più pervasive ed efficaci le iniziative di riduzione dei consumi energetici e di produzione di energia da fonti rinnovabili, e quello di programmazione, chiedendo che l’ente provinciale effettui le opportune valutazioni in merito all’impatto dei cambiamenti climatici, definendo i rischi e le opportunità che essi comportano per il tessuto economico e sociale del Trentino. Per capirci meglio, tutti abbiamo presenti quali siano i rischi (anche se forse non abbiamo ancora contezza precisa della portata reale degli impatti) connessi ad eventi come la tempesta Vaia del 2018. Meno dibattuta è invece la questione delle opportunità derivanti da questi fenomeni. Per capirci, se cambia il clima cambiano anche le coltivazioni che rendono meglio su un territorio, si modificano i modelli di produzione energetica (si pensi a cosa vuol dire per il settore idroelettrico la progressiva riduzione della superficie dei ghiacciai) e così via. Analizzando questi mutamenti si può prevedere con un certo grado di efficacia come posizionarsi e come evolvere l’economia nel futuro, facendosi trovare pronti al momento giusto. Non mettere in campo una programmazione seria è pertanto un rischio che non possiamo permetterci di correre. 

La questione dell’impatto e della pericolosità delle linee elettriche aeree è anch’essa abbastanza ovvia. In Trentino abbiamo numerosi elettrodotti datati in termini di concezione che potrebbero utilmente essere interrati evitando di deturpare il paesaggio e di mettere a rischio persone e cose. È infatti fuor di dubbio che tralicci, cavi “volanti” e linee all’aperto siano molto più soggetti al rischio di eventi estremi o anche ad incidenti di vario genere rispetto alle linee interrate. L’idea è dunque di raccogliere a livello provinciale le segnalazioni dei cittadini riguardo agli impatti degli elettrodotti in modo da mettere in campo una scala di priorità per il loro interramento, con vantaggi in termini di sicurezza e di sviluppo turistico del territorio.

Le comunità energetiche messe in campo dai Governi Conte sono una delle soluzioni più efficaci per effettuare sostenere la transizione energetica coinvolgendo i cittadini ed aiutandoli nel contempo a non subire danni ma ad ottenere vantaggi economici dalla stessa collaborando fra loro. In Trentino devono essere implementate e sostenute dalla Provincia ma per ora si è visto pochino.

Discorso simile per la povertà energetica. Per farla semplice, l’adeguamento alle nuove tecnologie e alle risorse energetiche rinnovabili costa e chi fatica a mettere insieme il pranzo con la cena non può permettersi di attuarlo, quindi continua ad utilizzare i metodi classici di riscaldamento ed energia. Ci perde e al tempo stesso ci perdiamo tutti, perché inquina producendo gas serra. La soluzione è sostenere queste persone affinché possano essere parte della transizione energetica. Anche in questo caso la Provincia deve decidersi a far proprie le iniziative promosse a livello statale, ma non pare che la nostra giunta provinciale sia molto interessata al tema.

Con il Piano Energetico Ambientale Provinciale e con la Strategia provinciale per lo Sviluppo Sostenibile, è stato messo in cantiere l’impianto teorico e le linee guida che dovrebbero guidarci verso l’attuazione delle politiche di mitigazione degli impatti climatici e di riconversione della nostra struttura produttiva verso sistemi meno impattanti degli attuali. Mancano tuttavia le iniziative concrete per rendere effettivo il mutamento del modello di sviluppo, del modello produttivo e della pianificazione del territorio ed è proprio in quest’ottica che si inseriscono le nostre proposte. Agire prima che sia troppo tardi è nell’interesse di tutti. Noi facciamo proposte e suggeriamo soluzioni, sta però a chi detiene il potere in Provincia raccoglierle o meno, sapendo che in caso di fallimento le conseguenze saranno terribili e i cittadini ne chiederanno conto.

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