La Provincia di Trento faccia la sua parte per combattere la corruzione all’interno della pubblica amministrazione!

Il M5S ha presentato un’interrogazione con la quale sollecita la Provincia di Trento a intervenire seriamente sul tema (atavico) del contrasto alla corruzione nelle pubbliche amministrazioni. 

Negli ultimi anni Stato e Provincia si sono dotati di norme potenzialmente molto efficaci per combattere davvero questa piaga che costa ogni anno miliardi di euro ai contribuenti e fa marcire dall’interno le Istituzioni e la nostra società. Si tratta, in particolare, dell’introduzione della figura del cosiddetto whistleblower, il dipendente che segnala illeciti e malversazioni che avvengono nella pubblica amministrazione. Il meccanismo, che funziona proficuamente in molte altre nazioni, era partito piuttosto bene ma negli ultimi tempi pare essersi inceppato. Questo perché le garanzie per chi denuncia non sembrano essere sufficienti e, anzi, chi fa il suo dovere si espone al rischio di rappresaglie da parte di chi compie reati forte di una posizione di potere. Ciò vale per la corruzione ma anche per fenomeni come quello del mobbing, di recente emersi in tutta la loro devastante pervasività anche nella nostra Provincia. 

Gli strumenti ci sono. Vanno però messi in grado di funzionare davvero e perché ciò accada serve che chi detiene il potere politico in Provincia voglia combattere sul serio i fenomeni criminosi che avvengono all’interno delle pubbliche amministrazioni.

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Segue il testo integrale dell’interrogazione 3030/XVI del 24 settembre 2021 “Produzione di una relazione sull’impatto della normativa per la tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti, analizzando il numero, la tipologia e l’esito”

Durante la seduta consiliare del 7 settembre 2021, l’interrogante presentava il question time 2942/XVI “Modalità per potenziare lo strumento del whistleblowing” per chiedere alla Giunta quali fossero in Trentino le risultanze relative alle segnalazioni degli whistleblower (dipendenti pubblici che segnalano comportamenti illeciti sul lavoro come il mobbing e che per questo hanno diritto alla tutela con l’anonimato per evitare rappresaglie) e se e come la Giunta intendesse agire per potenziare tale strumento;

l’assessore agli enti locali e rapporti con il Consiglio provinciale, per conto del Presidente della Provincia, rispondeva quanto segue: “la segnalazione di un illecito in questo campo rientra nella competenza del responsabile anticorruzione e trasparenza della Provincia. La piattaforma informatica provinciale per la segnalazione anche dei casi di mobbing, è lo strumento più indicato per assicurare la riservatezza dei soggetti coinvolti senza suscitare problemi di privacy.” (La discussione delle interrogazioni a risposta immediata che ha aperto i lavori in aula – Giornale Online – Consiglio provincia.tn.it, 07 settembre 2021);

appare chiaro e limpido che la risposta dell’assessore sia caratterizzata da una spiccata evasività. L’assessore si è infatti limitato a citare la normativa, senza fornire nessun dato circa l’utilizzo o l’effettività di questo strumento in Trentino e nemmeno sui casi trattati in materia e tutto ciò, preme ricordarlo, pur essendo dotata la Provincia di un Comitato ad hoc, ossia il Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni, previsto dalla legge provinciale 18 giugno 2012, n. 13, “Promozione della parità di trattamento e della cultura delle pari opportunità tra donne e uomini”;

come puntualizzato nell’interrogazione 118/XVI del 14 dicembre 2018 “Segnalazione di illecito e adozione di procedure informatizzate da parte della Provincia tese a tutelare l’anonimato del dipendente pubblico segnalante” con l’entrata in vigore dell’articolo 54-bis (Tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti) del decreto legislativo n. 165 del 2001 (Testo unico del pubblico impiego) si prevede una nuova forma di tutela dei dipendenti e dei collaboratori delle imprese fornitrici di beni o servizi e che realizzano opere in favore dell’amministrazione pubblica laddove segnalino al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza dell’amministrazione di appartenenza, ovvero all’Anac, o denuncino all’autorità giudiziaria ordinaria o contabile condotte illecite di cui sono venuti a conoscenza in ragione del loro rapporto di lavoro;

in virtù della suddetta novella legislativa, le pubbliche amministrazioni sono obbligate a garantire procedure informatizzate che tutelino l’anonimato del segnalante, se questo vuole restare anonimo, pena pesanti sanzioni pecuniarie;

le misure di protezione del cosiddetto whistleblower (il dipendente segnalante) rappresentano una delle azioni necessarie per incentivare le segnalazioni e quindi per ridurre il rischio corruttivo. Si tratta di provvedimenti che permettono di attuare strategie di breve periodo capaci di rendere efficace la legge per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione (L. 190/2012);

nel 2019, in attuazione del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione 2018-2020, la direzione generale della Provincia di Trento ha provveduto all’acquisizione di un sistema informativo dedicato alla gestione delle segnalazioni di illecito, idoneo a garantire la tutela della riservatezza dell’identità del segnalante. Anche l’Azienda Provinciale dei Servizi Sanitari, gli enti funzionali e le società di sistema si sono dotate di un sistema apposito;

come ricordato nell’interrogazione 183/XVI del 21 gennaio 2019 “Tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti” l’implementazione di sistemi informatici che garantiscano l’anonimato è complessa e richiede tempi lunghi per essere portata a termine e per acquisire la fiducia dei dipendenti. Per superare questo ostacolo e rendere efficace la previsione normativa, l’Anac ha messo a punto una piattaforma informatica sicura per le segnalazioni, la quale dall’8 febbraio 2018 è attiva e accessibile all’indirizzo: https://servizi.anticorruzione.it/segnalazioni/#/;

come puntualizzato dalla Giunta nella risposta all’interrogazione 2865/XVI “Fenomeni di mobbing e bossing negli ambienti di lavoro della Provincia autonoma di Trento” fornita nell’agosto 2021, l’articolo 21 della legge 4 novembre 2010, n. 183 ha istituito il “Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni” (CUG), disponendo la sostituzione dei comitati per le pari opportunità e i comitati paritetici sul fenomeno del mobbing, previsti dalla contrattazione collettiva, unificando quindi le competenze e le funzioni degli stessi in un solo organismo. Inoltre la Provincia di Trento ha recepito la richiamata disposizione nazionale, disciplinando autonomamente il CUG nell’ambito della sulle pari opportunità (lp 13/2012): l’articolo 17 è dedicato al nuovo organismo e ne detta una disciplina sostanzialmente analoga a quella nazionale;

con deliberazione n. 60/2013, l’Azienda provinciale per i servizi sanitari ha istituito detto Comitato Unico di Garanzia. Gli attuali componenti del CUG sono stati nominati con deliberazione del direttore generale n. 496 del 16 settembre 2019 “Nomina del Comitato unico di garanzia dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari.”;

il CUG della Provincia si è invece insediato il 2 febbraio 2016 con la previsione di restare in carica 4 anni, come da deliberazione della Giunta provinciale n. 986 del 15 giugno 2015, e con successiva determinazione della responsabile del Servizio per il Personale n. 580 dell’11 dicembre 2015. La relazione sulle attività svolte dal CUG sono disponibili solo fino al 2018 (non risultano pubblicate le relazioni relative agli anni 2019 e 2020) mentre la composizione non è stata rinnovata alla scadenza dei 4 anni;

Tutto ciò premesso si interroga il Presidente della Giunta provinciale per sapere

  1. se intenda produrre una relazione che consideri l’impatto della normativa sulla tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti introdotta nel testo unico del pubblico impiego analizzando il numero, la tipologia e l’esito dei casi segnalati;
  2. in caso di risposta affermativa al punto 1, se nella relazione intenda sviluppare una valutazione che compari i risultati derivanti dall’introduzione del sistema di segnalazione whistleblowing predisposto all’interno della pubblica amministrazione provinciale con i risultati conseguenti all’attivazione del sistema approntato sulla piattaforma gestita direttamente dall’ANAC;
  3. quale siano gli esiti dell’attività svolta dai Comitati unici di garanzia della PAT e dell’APSS con particolare riferimento alle segnalazioni ricevute dal responsabile per la prevenzione della corruzione in ordine alle violazioni del codice di comportamento dei dipendenti della pubblica amministrazione;

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