La maggioranza provinciale dice NO al coinvolgimento dei Comuni trentini nella gestione delle opere finanziate dal Fondo Comuni confinanti!

Ogni anno la Provincia di Trento e quella di Bolzano destinano svariate decine di milioni di euro al Fondo Comuni Confinanti, un ente che a sua volta indirizza i soldi su opere che dovrebbero aiutare a sostenere i territori di confine con Trentino-Alto Adige. La cosa incredibile (e anche incresciosa) è che i Comuni trentini interessati da queste opere non sono coinvolti e nemmeno informati rispetto ad esse. Nell’ultima seduta di Consiglio provinciale ho presentato una mozione per cambiare le cose… ma la maggioranza leghista mi ha risposto picche. Motivo? Coinvolgere i Comuni trentini rispetto a opere che li riguardano direttamente, finanziate con denaro proveniente (anche) dalle loro tasse è ritenuto un fastidio che rallenterebbe le procedure di assegnazione della grana.

Negli anni la gestione del Fondo Comuni Confinanti ha sollevato un’enorme quantità di dubbi (per non dire peggio) rispetto all’utilizzo delle risorse pubbliche provenienti dalla nostra Provincia. Si pensi al finanziamento del tunnel a senso unico alternato che dovrebbe collegare la Val Vestino al Comune trentino di Bondone. Costo stimato 32 milioni e rotti di euro per servire poco più di 300 persone (e c’è chi dice che i milioni da metterci saranno almeno 3 volte tanti) e zero confronto col Comune sul cui territorio l’opera andrà a sbucare. Volendoci addentrare nella tragicommedia c’è poi la vicenda della rotonda quadra asimmetrica e del secondo ponte costruito sul fiume Caffaro: finito nel 2017, costato più di 2 milioni e mezzo di euro e mai aperto mentre il vecchio ponte del 1906 scricchiola e si sono messe limitazioni al traffico dei mezzi pesanti con conseguenti danni a tante imprese di trasporti trentine e non. Anche in questo caso zero confronto col Comune trentino interessato (Storo), che però subisce il danno. 

Esempi eclatanti che spiegano bene come e perché coinvolgere i Comuni nella progettazione delle opere pagate con soldi trentini e realizzate ai loro confini sarebbe cosa buona e giusta. Dire di sì a una proposta del genere dovrebbe essere automatico da parte di gente che per anni l’ha menata sulla necessità di tutelare e andare incontro alle esigenze delle periferie, giusto? Sbagliato. Adesso che hanno il potere, ai leghisti nulla importa delle periferie. L’importante è far girare i soldi pubblici col minor numero di verifiche e di controlli possibili. Se poi escono disastri e sperperi… chissenefrega, tanto chi doveva avere ha avuto e se cittadini e imprese sono danneggiati, affaracci loro!

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Segue il video della discussione consiliare e il testo integrale della proposta di mozione n. 422/XVI Coinvolgimento dei comuni nella gestione del fondo comuni confinanti” depositata il 31 agosto 2021 e bocciata il 7 ottobre 2021

Il Fondo Comuni Confinanti (FCC) è un organismo che unisce e porta avanti le istanze dei territori che confinano con le province autonome di Trento e Bolzano, ovvero Veneto e Lombardia, quindi appartenenti a regioni diverse ma vicine geograficamente al Trentino-Alto Adige/Südtirol. Il FCC è stato ideato al fine di realizzare progetti capaci di emancipare a livello sia sociale che economico i territori di confine. Il FCC è stato formalmente istituito con l’art. 2, comma 117, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (legge finanziaria 2010);

secondo quanto previsto nell’art. 2, comma 117, ciascuna delle due province autonome assicura annualmente un intervento finanziario pari a 40 milioni di euro istituendo apposite postazioni nel bilancio pluriennale. L’Art. 117 bis stabilisce che attraverso una successiva Intesa vengono definiti:

a) i criteri di individuazione dei progetti e delle iniziative di cui al comma 117, riservando in ogni caso una quota di  finanziamento a progetti a valenza sovraregionale;

b) le modalità di gestione delle risorse, garantendo l’erogazione  dei  finanziamenti  annuali  da  parte  delle province autonome di Trento e di Bolzano, di cui al comma 117;

c) le modalità’ di gestione dei progetti approvati  e  finanziati nelle annualità 2010-2011 e 2012 dall’organismo di indirizzo e delle relative risorse;

la nuova Intesa tra il Ministero dell’economia e delle finanze, il Ministero per gli affari regionali e le autonomie, la regione Lombardia, la regione del Veneto e le Province autonome di Trento e di Bolzano avente ad oggetto la disciplina dei rapporti per la gestione delle risorse di cui all’articolo 2, commi 117 e 117bis, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 e s.m.i.”, sottoscritta l’11 giugno 2020, disciplina le modalità di gestione delle risorse finanziarie del FCC;

l’intesa, attraverso il finanziamento di progetti ed iniziative, anche di durata pluriennale, mira a favorire uno sviluppo coeso fra i territori confinanti delle province autonome di Trento e Bolzano, quindi delle regioni Lombardia e del Veneto, anche in un’ottica di perequazione e solidarietà fra i territori. I progetti, che possono avere anche un carattere sovraregionale o di interesse delle province confinanti venete e lombarde, hanno quindi lo scopo di favorire la valorizzazione e lo sviluppo economico e sociale dei territori confinanti, favorendo altresì l’integrazione e la coesione con i territori confinanti delle province stesse, anche secondo gli obiettivi di coesione e solidarietà sociale e rimozione degli squilibri economici e sociali previsti nell’articolo 119, c. 5 della Costituzione (vedi art. 1 dell’intesa);

al fine di raggiungere gli obiettivi sopra menzionati e per la  gestione delle risorse finanziarie considerate dall’intesa, è stato costituito il comitato paritetico i cui membri sono i presidenti pro tempore delle regioni Lombardia e Veneto, il Ministro per gli affari regionali e le autonomie e i presidenti delle province autonome di Trento e di Bolzano o i rispettivi delegati; inoltre vengono invitati a partecipare ai lavori del comitato tre rappresentanti dei sindaci dei 48 comuni confinanti senza diritto di voto (vedi art. 2 dell’Intesa);

il meccanismo di finanziamento degli interventi nei comuni confinanti con le province di Trento e di Bolzano aveva ed ha il fine di ridurne la condizione di svantaggio e dunque, implicitamente, di contenere la volontà di aggregarsi al Trentino-Alto Adige/Südtirol, la quale, negli anni in cui è stata introdotta l’attuale normativa, si era manifestata con una lunga serie di iniziative referendarie. Il diminuire degli esiti referendari favorevoli alle richieste di aggregazione alla regione autonoma e addirittura il successivo venir meno delle richieste stesse sembrano testimoniare il successo di tale meccanismo, cui oggi paiono guardare con interesse le altre regioni speciali alpine (“Il finanziamento delle Province autonome ai Comuni confinanti, affinché restino tali” di Matteo Cosulich – Le Regioni / a.XLVI, n.2, aprile 2018);

il 7 luglio si è svolto un incontro tra la ministra per gli affari regionali e le autonomie e una delegazione della segreteria tecnica del comitato paritetico per la gestione dell’intesa per il FCC nel corso del quale sono state trattate le tematiche inerenti “le modalità di gestione dei progetti e delle relative risorse, le azioni necessarie per assicurare la piena attuazione degli interventi, e l’individuazione di iniziative strategiche che – coinvolgendo i Comuni di confine con le province di Trento e Bolzano – siano in linea con il Piano nazionale di ripresa e resilienza.”. Attraverso il decreto semplificazioni (decreto legge 31 maggio 2021, n. 77 “Governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure”, convertito con modificazioni dalla legge 29 luglio 2021, n. 108), i comuni potranno programmare secondo tempi certi, stabiliti appunto dal decreto, le procedure per realizzare gli interventi sul territorio ed utilizzare le risorse disponibili per favorire la coesione territoriale, lo sviluppo locale, la residenzialità, per facilitare gli spostamenti e aumentare la competitività delle imprese; (Pnrr, Gelmini incontra Comitato Fondo Comuni Confinanti – Askanews.it, 7 luglio 2021);

il presidente del comitato paritetico FCC, Dario Bond, a margine dell’incontro con la ministra per gli affari regionali e le autonomie per la prima lettura del nuovo regolamento del comitato, tenutosi a Trento il 30 luglio, si è espresso nei seguenti termini: “Maggiore responsabilità per i territori e maggiore forza politica. È l’obiettivo per rendere sempre più efficaci i fondi comuni confinanti (FCC) e portare benefici diffusi alle comunità locali […] “Il nuovo regolamento prevede un ulteriore rafforzamento dei cosiddetti uffici delegati, che possono essere dislocati presso le regioni Veneto e Lombardia, o presso le province confinanti con Trento e Bolzano” […] Se l’obiettivo è colmare le differenze tra territori contermini, scopo per cui è nato il fondo, dobbiamo lavorare in questa direzione, come ha già fatto il mio predecessore De Menech. Con la riunione di oggi direi che è partito un percorso di maggiore responsabilizzazione e quindi di maggior rafforzamento dei territori”.” (Fondo Comuni confinanti, in costruzione il nuovo regolamento del Comitato Paritetico – L’Amico del Popolo, 31 luglio 2021);

è da sottolineare che, al termine dell’incontro con la ministra per gli Affari regionali e le autonomie, il presidente del comitato ha incontrato la Fondazione Dolomiti Unesco per trattare tematiche inerenti gli aspetti ambientali e i dissesti idrogeologici ed il legame tra questi, il territorio, ovvero le Dolomiti e le comunità che le abitano. Secondo quanto affermato da Bond e riportato da fonti di stampa “dall’incontro è emersa la disponibilità a collaborare e portare avanti progetti sinergici” (Fondo Comuni confinanti, in costruzione il nuovo regolamento del Comitato Paritetico – L’Amico del Popolo, 31 luglio 2021);

nonostante i propositi espressi dai rappresentanti istituzionali e riportati nei paragrafi precedenti, sia a livello normativo che di prassi organizzativa, si rileva la totale esclusione dei comuni confinanti delle province autonome di Trento e di Bolzano dalle iniziative relative alla programmazione delle progettualità da realizzarsi con il FCC. Ciò determina un deficit democratico in ragione dell’esclusione delle comunità locali direttamente interessate all’impiego delle risorse per opere e servizi pubblici. Basti pensare che il comune di Storo non è mai stato coinvolto nella definizione del progetto del secondo ponte sul Caffaro, altresì tristemente noto come la “rotonda quadra asimmetrica sul fiume Caffaro”, il comune di Bondone non è mai stato considerato nelle scelte che riguardano la realizzazione del tunnel Bondone-Valvestino, mentre il comune di Ledro non partecipa al progetto di recupero e valorizzazione delle strade di montagna che da Bocca di Cablone conducono a Malga Lorina nel comune di Tremosine;

è paradossale che vengano riversate delle risorse pubbliche sul FCC al fine di ridurre le condizioni di svantaggio dei comuni confinanti, senza tuttavia prevedere degli spazi di confronto per l’elaborazione politica degli obiettivi su base locale e per una programmazione amministrativa della iniziative da promuovere. Il coinvolgimento, ancorché di carattere consultivo, dovrebbe essere la precondizione da soddisfare per assicurare l’effettiva emancipazione democratica delle comunità locali. Ciò al fine di promuovere lo sviluppo economico, culturale e sociale delle aree di confine attraverso l’integrazione delle identità locali e l’adeguamento delle infrastrutture e dei servizi pubblici erogati a beneficio delle comunità stesse;

allo scopo di perseguire l’emancipazione dei territori di confine e di promuovere in maniera efficace lo sviluppo locale, sarebbe pertanto auspicabile l’adozione di provvedimenti normativi e/o organizzativi che prevedano la costituzione di tavoli permanenti di collaborazione territoriali nei territori di confine, la cui funzione dovrebbe essere anzitutto di mappare i bisogni di quei territori, per poi coordinare l’erogazione dei servizi pubblici nelle aree di confine (trasporto pubblico, servizi sanitari, servizi scolastici, gestione strade, mobilità sostenibile, promozione turistica, politiche della montagna, etc.) ed elaborare proposte progettuali da realizzarsi con le risorse del FCC. I tavoli di confronto dovrebbero essere istituiti e convocati regolarmente a prescindere dalla disponibilità di risorse pubbliche da spendere sul FCC individuando forme di collaborazione in una logica di reciprocità e dunque al fine di programmare opere e servizi pubblici da erogare a beneficio delle comunità residenti nelle aree di confine;

il vulnus potrebbe essere superato introducendo una novella normativa che disponga la creazione di tavoli di coordinamento tra i comuni presenti su entrambi i lati della demarcazione della linea di confine. Si potrebbe prevedere, ad esempio, l’introduzione del comma 117ter come segue: “Nell’Intesa di cui al comma 117bis sono definite le modalità di composizione dei tavoli permanenti di collaborazione territoriale per ogni ambito ottimale nei comuni delle province di Belluno, Vicenza, Verona, Brescia e Sondrio, che, per caratteristiche morfologiche, sociali ed economiche simili a quelle dei comuni confinanti o contigui, possono essere oggetto degli interventi strategici. I tavoli sono costituiti dai comuni delle predette province e dai contigui comuni delle province di Trento e di Bolzano. I tavoli hanno la funzione di elaborare osservazioni e indicazioni sulle proposte progettuali di area vasta da realizzarsi con i fondi messi a disposizione dal comma 117”. In alternativa si potrebbe aggiornare direttamente l’intesa di cui all’art. 2, commi 117 e 117bis, della legge 23 dicembre 2009, n.191; prevedendo la costituzione di tavoli permanenti in quella disposizione regolamentare; 

Tutto ciò premesso, il Consiglio impegna la Giunta provinciale

  1. ad avviare un confronto con il Governo per promuovere adeguamenti normativi e/o regolamentari affinché sia assicurato il formale coinvolgimento dei comuni confinanti delle province autonome di Trento e di Bolzano e delle regioni Veneto e Lombardia nelle procedure volte a definire la programmazione delle proposte progettuali di area vasta da realizzarsi con le risorse messe a disposizione tramite il Fondo comuni confinanti, attraverso la costituzione di tavoli permanenti di coordinamento territoriale, al fine di armonizzare le strategie, le politiche pubbliche e i servizi pubblici territoriali erogati dagli enti locali nelle aree di confine;

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Consiglio provinciale 07 ottobre 2021 – Presentazione e dibattito mozione 422/XVI “Coinvolgimento dei comuni nella gestione del fondo comuni confinanti

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