La politica trentina è contro i diritti politici dei cittadini

L’articolo 21 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani prevede che “ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti”. Si afferma inoltre che la volontà popolare è il fondamento dell’autorità del governo e che la stessa si esprime attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione. Sono principi vincolanti, confermati dall’articolo 25 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, firmato dall’Italia nel 1966 ed entrato in vigore nel 1976. Purtroppo le leggi provinciali trentine su referendum, elezione del presidente e dei membri del Consiglio provinciale non sono adeguate al rispetto di tali capisaldi democratici e, a parte il M5S, i partiti non hanno alcuna intenzione di cambiare le cose.

Dopo aver assistito al boicottaggio del referendum sul distretto biologico trentino, abbiamo cercato di introdurre correttivi alla disciplina referendaria provinciale. Chiedevamo: (1) l’ampliamento delle materie referendabili; (2) la rimozione del quorum di partecipazione come chiesto dalla Commissione di Venezia; (3) garanzie di trasparenza e imparzialità nella nomina della commissione per la valutazione dell’ammissibilità dei referendum; (4) l’introduzione della possibilità di presentare una relazione illustrativa ai quesiti referendari; (5) raccolta delle firme su supporto digitale; (6) uniformazione dei tempi di raccolta delle firme con quelli nazionali e comunali; (7) liberalizzazione delle regole di raccolta delle firme su suolo pubblico ed estensione delle tipologie di soggetti che possono fungere da autenticatori; (8) digitalizzare le procedure di rilascio e trasmissione dei certificati elettorali; (9) procedure di raccordo nella trattazione delle iniziative referendarie favorendo l’interazione tra comitati referendari e istituzioni; (10) produzione di un opuscolo informativo sui quesiti referendari; (11) possibilità di voto per corrispondenza.

A riprova dell’ostilità delle altre forze politiche alla partecipazione politica dei cittadini, tutte queste proposte sono state bocciate dalla commissione consiliare dello scorso 19 ottobre, senza peraltro fornire alcuna motivazione. Stessa sorte ha avuto la nostra proposta di legge per istituire un Osservatorio sulla criminalità organizzata.

Sempre il 19 ottobre in commissione sono state giudicate inammissibili varie proposte del M5S (vedasi emendamenti in commissione) per correggere i limiti della legge elettorale provinciale mentre ne sono state bocciate altre. Tra queste: (1) obbligo di pubblicazione sul sito istituzionale della provincia dei programmi di legislatura dei candidati presidenti, (2) introduzione dell’ineleggibilità in Provincia non solo per i ministri ma anche per i sottosegretari; (3) introduzione del voto disgiunto, (4) incremento a quattro voti di preferenza nel rispetto della parità di genere, (5) presentazione delle candidature in ordine alfabetico per facilitare la consultazione da parte degli elettori ed evitare discriminazioni fra i candidati, (6) voto per corrispondenza agli iscritti all’AIRE con sostanziale risparmio per le casse provinciali, (7) riduzione del numero minimo dei candidati per lista eliminando il fenomeno dei candidati “tappabuchi”, (8) possibilità di invio dei programmi di legislatura e degli elenchi dei candidati agli elettori che ne facciano richiesta.

Sono decisioni che danno la piena misura del disprezzo in cui la politica trentina tiene i più elementari principi democratici.

La democrazia non si tutela aumentando lo stipendio ai consiglieri provinciali o ai sindaci, oppure esautorando le Comunità di Valle per piazzarci commissari scelti a mano da chi comanda. Al contrario, servono massima trasparenza nella pubblica amministrazione, regole che diano potere effettivo all’elettore e misure per prevenire infiltrazioni criminali e corruzione politica. Tutte cose che, come si vede, la politica provinciale si rifiuta di fare!

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Intervista a “A Tu per Tu” del 18 novembre 2021

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