Emissioni di CO₂. Con l’autorizzazione a riaprire i forni del cementificio di Sarche la Provincia di Trento adotta la strategia del gambero

Il 18 dicembre scorso avevamo presentato un’interrogazione per chiedere rassicurazioni sul contenimento delle emissioni di gas climalteranti derivanti dall’estrazione del materiale dalla cava in prossimità dell’impianto di Italcementi di Sarche e dalla sua cottura nei forni (3307/XVI – Emissioni di gas climalteranti derivanti dall’estrazione del materiale dalla cava in prossimità dell’impianto di Italcementi di Sarche e dalla sua cottura nei forni). Il 31 gennaio Mario Tonina, assessore provinciale all’ambiente, ha risposto fornendo alcuni dati ma poche garanzie rispetto alla coerenza della politica industriale trentina con gli obiettivi della pianificazione strategica in materia di energia, sviluppo sostenibile e lotta ai cambiamenti climatici.

L’assessore ha affermato che la stima delle emissioni di CO₂ dell’impianto in oggetto è valutata in circa 210.000 t CO₂/anno (considerando per la stima un fattore di emissione cautelativo pari a 840 kg CO₂/t clinker, ossia il più elevato tra quelli proposti in letteratura).

Per quel che ci riguarda abbiamo invece calcolato che il fabbisogno energetico per produrre 250.000 tonnellate di cemento corrisponde a un totale di 750.000.000 Mj (circa 18.000 tep – tonnellate equivalenti petrolio). Qualora si utilizzasse solo pet coke, per ottenere quel fabbisogno termico ne servirebbero circa 21.500 tonnellate.

Fino al 2028 Italcementi è autorizzata ad effettuare il recupero energetico di fanghi biologici essiccati presso lo stabilimento nei limiti della quantità massima di 10.000 t/anno per il loro recupero nel forno di cottura del clinker come combustibile ausiliario. Queste operazioni consentono di ridurre l’utilizzo di pet-coke. Lo stabilimento ha dunque la possibilità di utilizzare sino a 10.000 t/anno di fanghi biologici essiccati, che rappresentano circa il 20% del fabbisogno energetico del forno. L’energia termica prodotta da 10.000 tonnellate di fanghi corrisponde a quella ottenuta da 4.200 tonnellate di pet-coke.

L’assessore non ha fornito elementi per rispondere ai quesiti del M5S riguardo alla valutazione preventiva da effettuare in merito al consumo complessivo di energia e alla diffusione dell’anidride carbonica e degli altri gas climalteranti da parte dell’impianto cementifero sito a Sarche. Il silenzio dell’assessore è comprensibile visto che la comparazione dei consumi energetici e delle emissioni climalteranti connesse all’attività del cementificio con gli obiettivi della Strategia provinciale per lo Sviluppo Sostenibile (SproSS), del Piano Energetico Ambientale Provinciale e di Trentino Clima 2021-2023 sarebbe impietosa.

Secondo il PEAP (tabella 70 dell’allegato 7 “Scenario di riduzione delle emissioni del comparto industriale trentino”) dovremmo passare da un fabbisogno di energia primaria di 344.000 tep misurato nell’anno 2016 e stimato in 340.000 nell’anno del lockdown 2020, a un fabbisogno di 300.000 tep nell’anno 2030 (lo scenario utopico di massimo risparmio è fissato in 258.000 tep per il 2030). Secondo la Provincia dunque è possibile perseguire l’obiettivo di ridurre il fabbisogno totale di energia primaria dell’industria trentina di 40.000 tep su base annua entro i prossimi 8 anni (-12 %) consentendo al contempo la riapertura dei forni del cementificio di Sarche, che da soli consumeranno l’equivalente di 18.000 tep aggiuntivi all’anno (+5 %). Questo senza considerare l’energia aggiuntiva che verrà consumata dal comparto edile delle grandi infrastrutture.

Per quanto riguarda le emissioni di CO₂ la situazione non è meno drammatica. Secondo il PEAP (tabella 72 dell’allegato 7 – Livello di emissioni di CO₂ reale e stimato al 2030 dell’industria produttiva trentina), la previsione è di ridurre le emissioni di anidride carbonica dal valore reale di 1,105 milioni di tonnellate del 2016 (la stima per il 2020 è di 1,086 mln di t) a 0,98 milioni di tonnellate nel 2030 (scenario di massimo risparmio di 0,855 mln)

Come può dunque la provincia di Trento pensare di ridurre le emissioni annuali di 125.000 tonnellate di CO₂ riaprendo i forni di cottura del cemento per emetterne 210.000 in più all’anno? Speriamo che non sia un’altra tempesta Vaia a fornire la risposta al quesito.

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Questa la risposta dell’assessore Tonina all’interrogazione 3307/XVI

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