Nel dibattito sul referendum costituzionale relativo alla riforma del Consiglio superiore della magistratura, il comportamento del Partito Democratico trentino solleva più di una perplessità. Non tanto per il merito delle posizioni – legittimamente differenziate – quanto per l’assenza di una linea politica chiara su una questione che riguarda direttamente l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
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