La maggioranza provinciale dice NO al coinvolgimento dei Comuni trentini nella gestione delle opere finanziate dal Fondo Comuni confinanti!

Ogni anno la Provincia di Trento e quella di Bolzano destinano svariate decine di milioni di euro al Fondo Comuni Confinanti, un ente che a sua volta indirizza i soldi su opere che dovrebbero aiutare a sostenere i territori di confine con Trentino-Alto Adige. La cosa incredibile (e anche incresciosa) è che i Comuni trentini interessati da queste opere non sono coinvolti e nemmeno informati rispetto ad esse. Nell’ultima seduta di Consiglio provinciale ho presentato una mozione per cambiare le cose… ma la maggioranza leghista mi ha risposto picche. Motivo? Coinvolgere i Comuni trentini rispetto a opere che li riguardano direttamente, finanziate con denaro proveniente (anche) dalle loro tasse è ritenuto un fastidio che rallenterebbe le procedure di assegnazione della grana.

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Attività di agosto 2021 – Newsletter n° 34

Agosto è il mese delle vacanze… o almeno lo è in parte. Non ci sono state riunioni istituzionali ma in compenso abbiamo organizzato incontri e visite sul territorio per fare il punto della situazione e per programmare l’attività per i mesi autunnali. Ne ho anche approfittato per fare una riflessione sul quadro istituzionale in vista della prossima tornata elettorale. In Trentino l’involuzione democratica è arrivata a uno stadio critico e senza una svolta che rimetta al centro i principi fondamentali della democrazia e dello stato di diritto il rischio è di non cogliere le opportunità di rilancio socio-economico basato sulla transizione ecologica e sulla digitalizzazione che ci offre il Recovery Fund. 

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Bocciata la proposta di invitare i Comuni confinanti col Trentino al Dreier Landtag

All’inizio degli anni 2000 furono numerosi i comuni confinanti con la provincia di Trento a chiedere l’annessione alla provincia stessa. Pensiamo ai referendum svolti nei comuni di Lamon, Sovramonte, Magasa, Valvestino o al referendum minacciato dal Comune di Bagolino. Persino la provincia di Belluno arrivò a chiedere l’annessione alla regione Trentino-Alto Adige con una raccolta di 17.000 firme.

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Ponti sul Caffaro: lettera alla ministra Gelmini, a questo punto per risolvere la questione è utile intervenga direttamente lo Stato

Cambiano i governi ma la faccenda dei ponti sul Caffaro resta ferma e irrisolta. I soldi pubblici per costruire il nuovo ponte, mai aperto perché gli autoarticolati faticano assai a impegnarlo, li ha messi il Fondo dei Comuni confinanti (al quale li ha dati il Trentino, il quale però demanda ogni responsabilità al Fondo in questione… perché come sappiamo tutti il Trentino non ha voce in capitolo su come vengono spesi questi soldi… vero?). La presidenza del Fondo Comuni Confinanti spetta alla Ministra per gli affari regionali e le Autonomie e con l’avvento del governo Draghi c’è un nuovo ministro in carica, Mariastella Gelmini. 

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Tunnel della Valvestino: si rideterminano gli stanziamenti ma l’opera è e resta sbagliata!

Senza tanto rumore né squilli di tromba, il 25 gennaio scorso la Provincia di Trento ha presentato una determina che rivede le spese per la realizzazione del tunnel della Valvestino. Come recita il documento in questione, l’opera per il momento è ferma alla “progettazione definitiva con complessi e costosi sondaggi geologici. Le spese per le attività finora svolte si possono considerare completamente finanziate dalla Provincia autonoma di Trento nell’ambito dei 6 milioni di euro considerati completamente a proprio carico“. La spesa totale prevista a carico delle casse pubbliche trentine e lombarde ammonta invece a 32.400.000,00 euro.

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Rotonda quadrata asimmetrica di Ponte Caffaro. Una matassa non ancora dipanata

Sulla vicenda dei ponti sul Caffaro (uno, due, tre… stella!) è stato ormai detto tutto e il suo contrario. L’unica realtà tangibile che ciascuno può constatare è che il ponte nuovo, ultimato nel 2017 al prezzo di alcuni milioni di euro pubblici, non è mai stato aperto, mentre quello del 1906 che tiene in piedi praticamente tutto il traffico tra Trentino e Lombardia nel quadrante sud occidentale abbisogna di interventi urgenti perché ormai cade a pezzi. A quanto pare questo autentico scandalo ha di recente suscitato l’attenzione anche della Corte dei Conti di Trento. Ora la nostra Provincia non può più limitarsi a ragionare sui massimi sistemi ma deve agire concretamente per risolvere una situazione creata spendendo malamente i soldi dei trentini e ottenendo risultati che a essere molto buoni possono giusto venir definiti tragicomici.

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Sul Caffaro si moltiplicano i ponti pagati dai cittadini. Si proceda in maniera seria, accertando le responsabilità!

Per secoli per congiungere Bagolino a Storo è bastato un solo ponte. Nel 2017, spendendo milioni di euro pubblici, ne è stato completato un secondo… ma non è mai stato aperto perché gli angoli di curvatura non funzionavano a dovere e i camion facevano troppa fatica a sterzare. 

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I sindaci hanno ragione. La riforma del turismo di Failoni rischia di danneggiare il comparto in Valle del Chiese

Trovo del tutto condivisibile la presa di posizione dei sindaci e dei presidenti di Bim e Consorzio Turistico della Valle del Chiese in merito alla riforma del settore turismo voluta dall’assessore Failoni.

Che i rappresentanti del territorio chiedano di essere almeno ascoltati è sacrosanto come del resto lo è che domandino di procedere con più calma su questioni così delicate, specialmente a fronte del particolare momento storico che stiamo vivendo, che a sua volta avrà inevitabili conseguenze negative sul comparto dell’accoglienza.

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Tunnel della Valvestino: la Provincia di Trento tira dritto incurante di tutto, anche della logica.

Sul tunnel della Val Vestino, il traforo lungo circa 5 chilometri da percorrere a senso unico alternato (!) che si vorrebbe realizzare per collegare il Comune trentino di Bondone a quelli lombardi (per ora almeno) di Magasa e Valvestino è arrivata in questi giorni la risposta della Provincia ad una mia interrogazione del 25 marzo scorso. Si conferma la volontà di costruire un’opera senza che le comunità locali trentine si siano espresse, senza una seria valutazione sui costi-benefici dell’opera e senza che i Comuni lombardi coinvolti siano effettivamente passati al Trentino come hanno chiesto di fare da tempo.

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Presentata una nuova interrogazione riguardo alla “rotatoria asimmetrica quadrata” sul Caffaro: per uscirne bene servono collaborazione, trasparenza e tanto olio di gomito.

Il “mistero buffo” dei ponti sul Caffaro continua a far ridere e infurirare in egual misura la popolazione che si deve confrontare con un’opera pur finita nel 2017 che però non è ancora stato possibile aprire per evidenti problemi di passaggio dei mezzi pesanti, finanziata per oltre 3,8 milioni di euro dall’ente pubblico, quindi dagli stessi cittadini (per la precisione dalla Provincia di Trento tramite l’ex “Fondo ODI”, oggi “Fondo Comuni Confinanti). Grazie ad una risposta di Regione Lombardia siamo riusciti ad entrare in possesso di notizie più esaustive sulla vicenda e il quadro che ne è uscito, come si poteva immaginare, non è roseo. Semplificando al massimo, per rendere funzionale la cosiddetta “rotatoria quadrata asimmetrica” sul Caffaro servono risorse extra che si spera di ottenere dai risparmi causati dai ribassi d’asta precedenti. Il traffico fra Trentino e Lombardia continua a scorrere sul vecchio ponte del 1906 che però abbisogna con urgenza di un allargamento e soprattutto dell’adeguamento statico e sismico. Una situazione che appare ormai surreale, sulla quale ho presentato una nuova interrogazione, anche per capire cosa sia disponibile a fare la Provincia di Trento, che tramite gli uffici competenti si è incontrata col Comune di Bagolino il 21 ottobre scorso e che, visto il ruolo ricoperto nel “Fondo Comuni Confinanti”, è l’ente che di fatto tiene in mano i cordoni della borsa.

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