L’oscuramento del Consiglio provinciale prosegue… ma è insensato e ingiustificato!

Nel marzo del 2020 pensavamo di aver chiarito definitivamente che il presidente del Consiglio non aveva il diritto di oscurare le sedute consiliari con la scusa delle elezioni comunali o europee o dei referendum solo per nascondere i disastri di questa maggioranza. 

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Lo stato della democrazia in Trentino

Con le elezioni provinciali di fine 2018, la coalizione di centrosinistra (molto di centro e poco di sinistra) che nelle precedenti tre consigliature generate col sistema maggioritario aveva governato il Trentino, ha ceduto il passo a un esecutivo di destra/destra. In una democrazia matura l’alternanza sarebbe da considerare come un’opportunità di rinnovamento. In Trentino purtroppo la situazione è tutt’altra perché la democrazia locale non ha saputo rinnovare le forme della rappresentanza e nemmeno quelle della partecipazione popolare. 

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Giochi invernali Milano-Cortina 2026. Il M5S chiede trasparenza sull’impiego delle risorse investite sul territorio della Provincia di Trento

Le Olimpiadi di Tokio si sono appena concluse. È tempo di bilanci non solo per quanto riguarda le medaglie nazionali ma anche per il ritorno degli investimenti pubblici. Stando alle stime, l’evento giapponese avrebbe avuto un costo totale di 23,8 miliardi generando un buco nelle casse pubbliche di almeno 20 miliardi. Va detto che l’entità investita, e proporzionalmente dell’ammanco, è inferiore al budget di 38 miliardi investito per i Giochi di Pechino 2008 o a quello di 42,5 miliardi messo a bilancio per i Giochi invernali di Sochi del 2014. Sono numeri che dovrebbero portare a riflettere sui costi e sugli effetti economici determinati dalle Olimpiadi passate in modo da poter programmare le Olimpiadi future, compresi dunque i Giochi invernali Milano-Cortina, che si svolgeranno tra il 4 e il 22 febbraio del 2026 e che vedranno anche il Trentino protagonista per le discipline del pattinaggio su ghiaccio di velocità, dello sci di fondo, del salto con gli sci e della combinata nordica.

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Messa in sicurezza della Sarca: riqualificare è possibile… a patto di volerlo fare!

«L’alveo del fiume ha subito modificazioni tali da rendere utopistico un ritorno alle morfologie dei secoli passati e assai limitate le possibilità di una “rinaturazione” del fiume». Così l’assessore Zanotelli rispondendo ad una mia interrogazione riguardo alla sicurezza degli argini della Sarca. In effetti l’assessore ha ragione… e infatti nessuno aveva chiesto di tornare allo stato della Sarca com’era ai tempi del Principe Vescovo (e no, non ci riferiamo all’epoca dellaiana). Ciò che si chiedeva è un progetto di riqualificazione del fiume Sarca. Cosa vuol dire? Come ha spiegato benissimo nei mesi scorsi Giuliano Trentini del Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale (Cirf) “trovare un nuovo assetto morfologico dell’alveo della Sarca che sia in equilibrio col nuovo assetto del bacino”. Questo è assolutamente fattibile. Il problema infatti non è tecnico ma urbanistico e di uso concorrente del territorio, ovvero a livello politico bisogna decidere se si ritiene utile e consono riservare parte delle aree attraversate dalla Sarca allo sviluppo del fiume o se si ritenga di continuare a restringerlo e ingabbiarlo fino a trasformarlo in un canale che di naturale non ha nulla. La scelta è eminentemente politica ed è falso affermare che dal punto di vista tecnico ci sia qualcosa di impossibile.

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Ex macello di Rovereto. A 5 anni dall’abbattimento manca un progetto di rigenerazione urbana per San Giorgio

Nelle settimane scorse la cooperativa sociale Eris Effetto Farfalla aveva ufficialmente richiesto di utilizzare l’area dell’ex Macello per l’organizzazione di colonie estive salvo poi trovare un altro spazio per svolgere la loro attività (fortunatamente per la cooperativa). L’iniziativa, apprezzabile, solleva però nuovi quesiti circa l’utilizzo dell’area di San Giorgio a Rovereto. Il vecchio edificio venne abbattuto nell’aprile 2016, esattamente 5 anni fa. Da allora la Provincia di Trento e il Comune di Rovereto non sono stati in grado di trovare un accordo per la sua destinazione e pertanto lo stesso è rimasto chiuso e indisponibile alla cittadinanza. È la conseguenza disfunzionale di un sistema politico/istituzionale dove ci si scontra in maniera non aperta e non trasparente su visioni e progetti.

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Piano di Prevenzione della Corruzione 2021-2023: ecco cosa serve fare per un Consiglio provinciale più trasparente e più efficiente

A partire dal 2012 l’Italia ha intrapreso un percorso evolutivo per la prevenzione dei fenomeni corruttivi all’interno della pubblica amministrazione imprimendo così un netto cambio di rotta rispetto al passato. Anche su sollecitazione degli organismi internazionali, il nostro Paese ha deciso di passare da un approccio basato esclusivamente sulle azioni repressive ad un approccio radicalmente differente, seguendo la strada della prevenzione. Tale scelta ha determinato l’introduzione di una serie di iniziative di prevenzione della corruzione e di potenziamento della trasparenza all’interno di tutte le pubbliche amministrazioni del Paese, comprese quelle delle Regioni autonome e a Statuto speciale, dunque anche per ciò che riguarda il Consiglio provinciale trentino.

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Segnalazione agli organi giudiziari per accesso negato al registro di protocollo ai consiglieri comunali di Nago -Torbole

Come ribadito dalla Corte di Cassazione, salvo alcune specifiche eccezioni, i consiglieri comunali hanno diritto ad avere accesso a tutti gli atti che riguardano l’attività che svolgono a favore dell’interesse collettivo. Una realtà giuridica che a quanto pare nel Comune di Nago-Torbole non si vuole recepire. Visto che non ci sentono e tirano dritto anche di fronte ai solleciti del Difensore Civico e della Provincia non ho avuto altra scelta che segnalare i fatti alla magistratura affinché faccia le valutazioni del caso sui diritti violati dei consiglieri comunali del Comune gardesano.

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Waris e Schläfer, Trentino Sviluppo deve insinuarsi nei fallimenti per oltre 150 mila euro. Sarà lunga e difficile ed è il sintomo di un sistema che non funziona

La Provincia ha risposto alla nostra ultima interrogazione sulla situazione delle ditte storesi Waris Srl e Schläfer Srl,anche in relazione alla possibilità di recuperare i crediti dovuti all’ente pubblico, e di conseguenza anche ai dipendenti di queste imprese che a loro favore vantano numerosi emolumenti dovuti e non versati e sono anch’essi trattati come creditori privilegiati. Purtroppo le notizie non sembrano per niente buone. 

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Discarica di Villa Agnedo in Valsugana. Il M5S esige spiegazioni sul materiale conferito dalla bonifica del Parco Parenzo di Brescia

Nell’aprile del 2019 avevamo interrogato la giunta provinciale per sapere se fosse vero che, come mi era stato segnalato da alcuni comitati civici lombardi, un camion carico di materiale asportato dal Parco Parenzo di Brescia, un’area fortemente contaminata da sostanze come l’arsenico, il rame, lo zinco, il mercurio, idrocarburi pesanti, Pcb e chi più ne ha più ne metta, avesse portato il suo carico alla discarica per rifiuti non pericolosi di Villa Agnedo in Valsugana. In sostanza la risposta era stata più o meno la seguente: “non ci sono state comunicazioni in merito, non erano dovute, il controllo di routine lo abbiamo già fatto nel 2018 e per sapere qualcosa semmai servirebbe un’ispezione straordinaria”, che in soldoni significa che la Provincia non ne sapeva niente e non c’era la certezza avrebbe fatto controlli. Passato un anno e mezzo senza riscontri ho presentato una nuova interrogazione, anche perché nel frattempo qualcosa si è mosso e non è affatto rassicurante: ho scoperto che a novembre 2019 un controllo amministrativo provinciale su un carico di rifiuti proveniente proprio dal famigerato Parco Parenzo e destinato alla discarica di Castel Ivano ha certificato che il formulario per la descrizione del rifiuto da conferire non era compilato correttamente.

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La Provincia di Trento viola il divieto di comunicazione istituzionale. Agcom la condanna e le ordina di rimuovere la comunicazione a fini elettorali

Due pesi e due misure non si possono applicare, se succede arriva la sanzione. In Trentino le sedute del Consiglio provinciale, dove trovano spazio maggioranza e opposizione, sono state oscurate con “grande solerzia” (per non dire estrema pedanteria), ancor prima dei termini previsti dalla legge. In compenso la Giunta provinciale, che ovviamente è espressione della sola maggioranza, ha utilizzato tutta la forza d’urto del proprio ufficio stampa come organo di propaganda elettorale senza alcun vincolo o freno. Questo, in sintesi, il significato che si può attribuire alla decisione presa mercoledì 16 settembre (delibera 465/20/Cons) dall’Autorità per la Garanzia nelle Comunicazioni (Agcom), con conseguente condanna dell’operato della Provincia Autonoma di Trento.

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