La legge sul fondo trentino di solidarietà per le famiglie dei morti sul lavoro è discriminatoria e va cambiata

La Corte d’appello di Venezia ha confermato la condanna all’imprenditore che aveva spostato il corpo di Vitali Mardari, lavoratore moldavo deceduto nei boschi di Sagron Mis mentre operava in nero per conto di una ditta di taglio piante. Dal Trentino la famiglia di Vitali Madari non riceverà alcuna compensazione. Questo perché lui non era residente in Provincia e la legge che istituisce il fondo di solidarietà per le famiglie delle vittime sul lavoro discrimina fra morti di serie A (i trentini) e morti di serie B (tutti gli altri). Sulla questione il M5S ha stilato un’interrogazione, ma per risolvere davvero il problema servirebbe un intervento da parte della giunta, la quale però non pare particolarmente interessata al tema degli infortuni e delle morti sul lavoro

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Sicor: giustizia è fatta, ora stabilire un percorso condiviso per definire la politica industriale trentina

La sentenza del giudice ha riportato la situazione della Sicor nell’alveo della legalità garantendo la tutela dei diritti e dell’attività sindacale all’interno della fabbrica. È un fatto importante che premia il coraggio e la determinazione dei lavoratori e dei rappresentanti sindacali della Fiom, che non si sono arresi all’azione unilaterale messa in atto dalla dirigenza aziendale per comprimerne salari e diritti, magari inducendoli a scegliere un sindacato più disponibile verso i desiderata dell’impresa.

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