Critica o pregiudizio? Il dibattito mancato sulla politica italiana

Pur conoscendo la visione politica e i valori di Paolo Pombeni, mi sarei aspettato che un intellettuale, formatosi in un contesto come l’Istituto storico italo-germanico, fondasse le proprie analisi su un approccio più rigoroso e privo di pregiudizi. La ricerca storica, politica e sociale moderna si basa su evidenze, analisi critica e pluralismo delle idee, superando atteggiamenti e modelli di pensiero pre-illuministici. Tuttavia, nell’articolo pubblicato su L’Adige il 27 novembre (disponibile qui), Pombeni offre una critica del Movimento 5 Stelle che appare intrisa di pregiudizio ideologico, mancando di un’analisi approfondita della transizione politica italiana.

Il testo si limita a rafforzare una narrazione conservatrice, descrivendo il M5S come incapace di innovare e affidandosi a luoghi comuni (trasformismo, populismo, personalismo). Più che un’analisi oggettiva, emerge una volontà di delegittimazione, priva di confronto sui contenuti e focalizzata sul ridimensionamento del ruolo del M5S nel dibattito pubblico.

Pombeni utilizza l’ironia di Beppe Grillo sull’analogia tra francescani e gesuiti per insinuare incoerenza e trasformismo, ignorando le posizioni coerenti espresse dal M5S rispetto ai fini politici sanciti nella carta dei principi e dei valori ed elencati all’articolo 2 del proprio statuto. Tale strategia mira a minare la legittimità del cambiamento interno al movimento, rafforzando una narrativa di incompetenza.

La descrizione del M5S come un partito personale, privo di una classe politica articolata, non è accompagnata da un’analisi sistematica di fenomeni simili in altre forze politiche posto che il personalismo è una tendenza trasversale nella politica italiana che si accompagna all’abbassamento degli standard democratici tipico delle post-democrazie. Questa omissione evidenzia un doppio standard di valutazione. Inoltre, Pombeni omette di menzionare le modifiche statutarie promosse dalla consultazione, che prevedono un trasferimento di poteri dal presidente al consiglio nazionale e un rafforzamento del coordinamento territoriale, promuovendo una leadership diffusa e collegiale.

La frase “radicale nei valori, pragmatici nelle soluzioni” viene liquidata come ipocrisia comunicativa, ignorando che talvolta gli slogan sono necessari per sintetizzare il pensiero e che il pragmatismo rappresenta una scelta consapevole per superare le rigidità ideologiche. Altri partiti, spesso, non adottano approcci simili imponendo scelte ideologiche sui temi etici ed in materia di giustizia, economia e finanza con i risultati che tutti conosciamo in termini di fiducia nella politica e di stagnazione economica e sociale.

Anziché riconoscere il valore del processo costituente del M5S, Pombeni sminuisce il voto online e ne manipola l’interpretazione, ignorando il fatto che dinamiche partecipative interne come queste sono assenti nelle altre forze politiche, le quali spesso rifiutano elementi partecipativi con ostilità. La sua critica trascura anche il contesto del superamento del vincolo assoluto dei due mandati, una scelta volta a preservare competenze acquisite.

Pombeni evita di confrontarsi con il rafforzamento delle posizioni politiche del M5S su temi come sanità, energia, previdenza, pace, informazione, scuola, lavoro e coesione territoriale. Preferisce liquidare il movimento come un ostacolo al progresso politico, dipingendolo come una forza incapace di evolvere, senza considerare il valore delle proposte nel costruire alleanze progressiste sui territori. Ad esempio, il M5S ha promosso iniziative per la pace, per fermare il genocidio palestinese e per superare le forme di sfruttamento lavorativo, temi che Pombeni trascura.

Le posizioni di Pombeni appaiono dettate da una visione conservatrice che rafforza l’attuale egemonia culturale della destra. Il suo approccio, più che arricchire il dibattito, appare come una crociata livorosa volta esclusivamente a ridurre la credibilità del M5S come attore politico.

Una riflessione politica rigorosa dovrebbe incoraggiare il pluralismo e valorizzare nuove idee. Chi ha avuto la fortuna di ricoprire ruoli accademici, dovrebbe sforzarsi di accogliere prospettive alternative in una logica pluralista e riconoscere il valore di approcci che mettono in discussione lo status quo, anziché rifugiarsi in un conformismo che rischia di ostacolare il dibattito pubblico e l’evoluzione del pensiero. Il pluralismo non significa accettare tutto, ma riconoscere il valore delle idee nuove quando queste sono radicate nella società civile

Il rischio di un simile atteggiamento pregiudiziale è quello di non cogliere la complessità della società contemporanea e di contribuire al consolidamento di una cultura politica statica e autoreferenziale. Il M5S, con il suo percorso partecipativo e l’apertura alla società civile, offre una chiave di lettura alternativa che altre forze politiche farebbero bene a considerare. Certamente il movimento non è esente da critiche, ma queste dovrebbero essere fondate su analisi accurate e imparziali. Solo un dibattito genuino e inclusivo, che valorizzi le idee innovative e rispetti il pluralismo, può favorire un’evoluzione autentica del nostro panorama politico.

Ex consigliere provinciale M5S – Alex Marini *

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* la lettera è stata inviata nella mattina del 28 novembre al direttore del giornale L’Adige il quale ha richiesto di ridurre il contenuto del testo.

Segue la mia replica al direttore Pierluigi Depentori:

Buongiorno,
la ringrazio per la risposta tempestiva. Comprendo le esigenze di spazio e lavorerò nei prossimi giorni per ridurre il testo, anche se mi dispiace che il dibattito debba essere limitato su temi così rilevanti. Ci tengo a sottolineare che il mio contributo rispetta già un numero di caratteri inferiore a quello utilizzato da Pombeni per esprimere il suo punto di vista.
A presto,
Alex

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