A Lona-Lases, tra verità ignorate e voci che resistono

A settembre un gruppo di studio dell’Università di Milano, guidato dal professor Nando Dalla Chiesa e con il supporto organizzativo della giornalista Francesca Dalrì e del Coordinamento Lavoro Porfido (CLP), si è recato a Lona-Lases per studiare il caso Perfido e i suoi risvolti sociali, economici e culturali. Un’esperienza formativa straordinaria, che ha coinvolto studenti e ricercatori da tutta Italia — chi laureato, chi laureando, chi già impegnato nel lavoro o nel dottorato — accomunati dall’interesse per una vicenda che ha messo a nudo le fragilità della nostra autonomia e del nostro tessuto civile.

Il professor Dalla Chiesa, oltre a coordinare scientificamente gli incontri, ha voluto raccontare pubblicamente ciò che ha visto e ascoltato, pubblicando su Il Fatto Quotidiano due riflessioni.

La prima delle due riflessioni pubblicate da Dalla Chiesa, uscita l’8 settembre su Il Fatto Quotidiano con il titolo Mafie ovunque. Quando anche il Trentino offre occasioni alla ’ndrangheta per infiltrarsi (8 settembre 2025), fotografa con chiarezza la profondità del problema: la penetrazione mafiosa non nasce solo dalla forza dei clan, ma anche dalle debolezze di un sistema politico e amministrativo troppo indulgente verso il potere economico e troppo silenzioso di fronte alle sue storture. Dalla Chiesa scrive di una “democrazia infastidita dalle regole e in cui conta la volontà del più forte”. È un’immagine dura ma veritiera, che costringe il lettore a guardare in faccia la realtà: anche il Trentino, che spesso si percepisce immune, può offrire terreno fertile a chi prospera dove la legalità è percepita come un intralcio.

La seconda, intitolata Qualcuno di giusto. Il vecchio sindacalista che non smette di dire basta alle ‘ndrine (15 settembre 2025), è scritta in forma narrativa, quasi letteraria, ma di letterario non ha nulla: è il racconto di una verità reale e scomoda, che in Trentino è passata sostanzialmente inosservata. È la storia di Walter Ferrari, sindacalista e portavoce del CLP, e di un gruppo di cittadini che da anni denunciano lo sfruttamento nel settore del porfido, le connivenze politiche e le infiltrazioni mafiose che ne hanno distorto la gestione.
Mentre i media celebrano quotidianamente uomini e donne di successo, di potere o di prestigio, raramente si fermano su chi la vita l’ha messa a disposizione degli altri, correndo rischi concreti per difendere il bene comune.

In queste settimane si sta svolgendo il dibattimento di uno dei processi derivati dall’inchiesta Perfido, il primo con udienze a porte aperte. Eppure, anche in questa occasione, la stampa locale ha mostrato un disinteresse quasi totale. Lo ricordano bene Walter Ferrari e Vigilio Valentini in una lettera pubblicata il 26 ottobre 2025 su Il T stigmatizzano l’assenza non solo della stampa, ma anche del sindaco di Lona-Lases e degli amministratori comunali, i quali — pur rappresentando un Comune costituito parte civile nel processo — non hanno ritenuto opportuno presenziare. Un’assenza che, scrivono, «lancia un messaggio potente quanto distruttivo alla comunità: la quiete omertosa non va disturbata».

Due testi, quello di Dalla Chiesa e quello del CLP, che si completano a vicenda: da una parte lo sguardo esterno, limpido e partecipe, di chi racconta un Trentino ferito ma capace di dignità; dall’altra la voce interna, ostinata e consapevole, di chi continua a battersi per la verità e la giustizia sociale.

Nel silenzio generale, restano poche persone giuste che continuano a credere nel valore della legalità, della memoria e della coerenza. Grazie a loro, e a chi dà loro ascolto, possiamo ancora sperare che il Trentino sappia riconoscere le proprie ombre — e tornare a chiamare le cose con il loro nome.

(Allego in fondo al post le immagini integrali dei due articoli citati.)

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