Siligardi scienziato-cittadino, capace di portare l’ecologia dentro le decisioni pubbliche senza mai ridurla a slogan

La scomparsa del professor Maurizio Siligardi lascia un vuoto profondo non solo nel mondo scientifico, ma anche in quel terreno più raro in cui la conoscenza rigorosa incontra la responsabilità civile.

Siligardi era un ecologo delle acque interne nel senso più pieno del termine: non uno specialista chiuso nella propria disciplina, ma uno studioso capace di leggere laghi e fiumi come ecosistemi complessi, fatti di relazioni, equilibri fragili, trasferimenti di energia e materia. Per lui la natura non era mai un elenco di specie da censire, ma un sistema vivente da comprendere nel suo funzionamento.

Chi ha avuto modo di lavorare con lui ricorda la chiarezza con cui sapeva spiegare anche i meccanismi più complessi, come nel caso del lago d’Idro: un lago meromittico, naturalmente fragile, la cui salute dipende dall’integrità delle fasce riparie, dalla tutela della fauna bentonica, dal rispetto di equilibri che non possono essere forzati senza conseguenze. Le sue parole in Commissione consiliare, durante la discussione sulla petizione per la difesa del lago, non erano mai ideologiche: erano fondate su dati, processi ecologici, responsabilità verso il futuro.

Questa stessa impostazione emergeva anche nei suoi giudizi critici sui lavori scientifici: apprezzava il rigore descrittivo, ma non rinunciava mai a chiedere di più. Chiedeva indicatori, indici ecologici, una visione ecosistemica capace di stimare la funzionalità e i servizi ecosistemici, perché senza questo sforzo la scienza rischia di restare muta di fronte alle decisioni politiche.

Negli anni, Siligardi ha contribuito in modo decisivo a costruire una visione innovativa della gestione delle risorse idriche, sostenendo la necessità di una vera e propria “cassetta degli attrezzi” per misurare e controllare la funzionalità ecologica dei corsi d’acqua. Una visione che ha trovato espressione anche in proposte concrete di monitoraggio avanzato del fiume Chiese e del lago d’Idro, capaci di integrare ecologia fluviale, ingegneria, dati in tempo reale e trasparenza decisionale.

Ma accanto allo scienziato, chi lo ha conosciuto ricorda l’uomo: la disponibilità, l’affabilità, la capacità di dialogo, il piacere della conversazione, anche informale. Un rigore mai disgiunto dall’umanità.

In un tempo in cui le scelte ambientali rischiano spesso di essere guidate da semplificazioni o interessi di breve periodo, la figura di Maurizio Siligardi resta un riferimento prezioso: per il metodo, per l’etica della responsabilità, per l’idea che la tutela degli ecosistemi non sia un vincolo, ma una condizione per una buona politica e per una convivenza più giusta tra esseri umani e natura.

Alex Marini – socio di Amici della Terra Lago d’Idro e Valle Sabbia

Addio a Maurizio Siligardi, si è spento a 79 anni il docente di ecologia fluviale: “Spessore umano raro e un faro nel suo campo” – Il Dolomiti, 8 gennaio 2026

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