Referendum. Le ragioni (diverse) per tagliare il numero dei parlamentari

Domenica e lunedì i trentini e gli italiani saranno chiamati a decidere se vogliono ridurre il numero dei parlamentari oppure se lasciare le cose come stanno. 

I fatti: attualmente il Parlamento ospita 945 eletti suddivisi in 630 deputati e 315 senatori. La modifica costituzionale sottoposta a referendum prevede di ridurne il numero a 600, portando a 400 i membri della Camera bassa e a 200 quelli della Camera alta. Si tratta di un cambiamento che le forze politiche invocavano (a parole…) da almeno 40 anni, votato in 4 letture nell’arco di 1 anno e mezzo dal 98% dei nostri rappresentanti. Gli stessi che poi hanno subito raccolto fra loro una settantina di firme per sottoporre la legge a referendum. Al di là dell’evidente strumentalità politica di questo comportamento ritengo che chiamare i cittadini ad esprimersi sia sempre un fatto positivo. Ben venga dunque il referendum, anche se chi lo ha promosso non era certo animato da un sincero sentimento democratico ma solo dalla volontà caparbia di mantenere una posizione di potere.

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Le condizioni della Democrazia: il mio intervento al Congresso di Certi Diritti

Qualche giorno fa ho avuto l’onore e il piacere di essere fra i relatori del XIII Congresso dell’associazione Certi Diritti che quest’anno si è svolto a Trento dal 15 al 17 novembre. Al centro di tutto temi che mi stanno particolarmente a cuore cioè democrazia e diritti, civili e sociali. Ho cercato di spiegare il mio punto di vista sul quadro istituzionale attuale e di ragionare su quella che ritengo dovrà essere la sua evoluzione futura.

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