La recente decisione della Corte d’Appello di Ancona nel caso del ricorso presentato da Vittorio Sgarbi contro la sentenza del Tribunale di Macerata segna un passaggio fondamentale nella lunga vicenda giudiziaria che mi ha coinvolto. La Corte ha scelto di sospendere il giudizio e rimettere la questione alla Corte Costituzionale, chiamata ora a risolvere il conflitto di attribuzione tra la Camera dei Deputati e la Magistratura.
Dal punto di vista tecnico-giuridico, la Corte d’Appello ha ritenuto che il nodo cruciale della questione risieda nell’interpretazione dell’articolo 68 della Costituzione, che stabilisce l’insindacabilità delle opinioni espresse dai parlamentari nell’esercizio delle loro funzioni. In particolare, il caso ruota attorno alla pretesa di Sgarbi di estendere questa protezione a dichiarazioni diffamatorie, sollevando un conflitto istituzionale che la Corte Costituzionale dovrà chiarire.
La mia battaglia per la dignità delle istituzioni
Se le leggi sono giuste e se i giudici sono imparziali, non poteva andare diversamente. Nel 2019, nell’esercizio delle prerogative di consigliere provinciale, criticai pubblicamente la nomina di Vittorio Sgarbi alla presidenza del Mart. La mia opposizione si basava su un principio chiaro: una persona con i suoi precedenti non era idonea a ricoprire un ruolo di vertice in un ente pubblico. Questa mia posizione, espressa nelle sedi istituzionali (fui l’unico consigliere nell’aprile del 2019 ad esprimere il voto contrario nell’espressione del parere sulla sua nomina in Prima commissione), scatenò una reazione scomposta da parte di Sgarbi, che mi attaccò con insulti gratuiti.
All’epoca, il favore mediatico di cui godeva Sgarbi era indiscusso: mentre le sue offese venivano amplificate dai giornali con grande rilievo, le mie risposte venivano relegate a note di contorno. In un clima di generale ilarità da parte dei media e nell’indifferenza di molti rappresentanti istituzionali, pochi furono i colleghi che espressero solidarietà nei miei confronti.
L’uso distorto della tutela costituzionale
A rendere ancora più paradossale la vicenda fu la scelta di Sgarbi di trascinarmi in tribunale con una richiesta di danni per 25.800 euro, accusandomi di averlo diffamato. Un’accusa del tutto infondata, che mi ha costretto a difendermi in sede civile per ben sei anni. A rendere tutto più grave, dopo che il Tribunale di Macerata ha giudicato la correttezza del mio operato ed ha invece condannato Sgarbi al rimborso delle spese legali e a un risarcimento civile nei miei confronti, è stato il tentativo di Sgarbi di ripararsi dietro il paravento dell’immunità parlamentare per sottrarsi alle proprie responsabilità. Un uso strumentale delle garanzie costituzionali, con il pieno appoggio della maggioranza politica della Camera dei Deputati dell’attuale legislatura, finalizzato non a tutelare la libertà di espressione nell’esercizio del mandato, ma a evitare le conseguenze delle proprie azioni.
Una vittoria (parziale) di principio
Oggi, grazie alla mia determinazione e all’essenziale e competente supporto dell’avvocata Rosa Rizzi, che fin dal primo momento ha creduto nella bontà della mia causa, la giustizia sta venendo a galla. La decisione della Corte d’Appello di Ancona di rimettere la questione alla Corte Costituzionale rappresenta un momento chiave, non solo per il mio caso, ma per la difesa della dignità delle istituzioni democratiche. Una sentenza chiara su questo punto servirà a stabilire un principio fondamentale: l’insindacabilità delle opinioni e dei voti espressi nell’esercizio delle funzioni parlamentari non può essere usata come scudo per l’arroganza e l’abuso di potere nei confronto di cittadini e, come nel mio caso, di consiglieri che, a loro volta, esercitano il mandato elettivo.
Negli anni a venire continuerò a seguire l’evoluzione del caso con la perseveranza che mi ha guidato fino ad oggi, consapevole che la tutela delle istituzioni passa anche attraverso la difesa della dignità di chi le rappresenta.


Caro Alex 💞 tanta ammirazione e rispetto per la tua battaglia contro l’arroganza di Sgarbi: un uomo odioso che usa il suo ego smisurato per porsi sopra ogni giustizia
Ciao ccarissimo, m’ero scordato di questa storia.Sgarbi…la futilitá delle parole fatta persona! Che patetica caricatura dell’intelligenza umana, pur non avendolo mai conosciuto lo disprezzo, e non mi capita spesso di odiare un animale senza averlo incontrato (Berlusconi, Gasparri, Salvini è troppo facile)
Auguri per questa tua disavventura, sono sicuro che ne uscirai vincitore. Ciao
Ciao, Alex,
Grazie per la notizia. Conosco personalmente Sgarbi e so perfettamente
quanto supponente sia. Offende il mondo intero (compresi numerosi
critici d’arte, meno cafoni e più preparati). Vedi Federico Zeri, grande
persona, sia sotto il profilo umano che culturale.
Ha sempre usato tutti. Tutto gli è dovuto. Ha rotto ogni rapporto con
tanti amici.
Adesso pare che, alla conclusione del suo percorso, abbia un qualche
pentimento. Troppo tardi.
Anche i diversi guai giudiziari (v. furto di opere d’arte) penso che
abbiano un qualche fondamento.
Un caro saluto.
Maria Teresa Rigo
N.B. tienimi aggiornata. Sono curiosa di sapere come andrà a finire.
Caro Alex Marini, sono felice di sapere che con la perseveranza ed il coraggio di posa ottenere giustizia contro l’arroganza e la volgarità malvagia da parte di certi “rappresentanti” delle massime istituzioni dello Stato. Le auguro di ottenere riconoscimento in tutti i gradi di giudizio e magari di rivederla rientrare nell’agone politico trentino o chissà a livello nazionale. Cordiali saluti ! Lazzeri Romano.
Buongiorno Dr. Marini,
la vicenda l’avevo seguita ed ha ragione Lei. Quello che mi rattrista è il fatto della mancata solidarietà da parte dei Suoi colleghi consiglieri ed assessori.
Ora Sgarbi si trova in una condizione di salute precaria, per cui auspico che la vicenda si chiuda in tempi brevi, in Suo favore. Lei è una Persona che si distingue dalla massa e purtoppo si vede penalizzata da persone che sono meno trasparenti.
La ringrazio e saluto cordialmente, Erika Nardon