Finalmente qualche novità per il Castello di Santa Barbara a Lodrone, ma quanta sostanza c’è dietro questi “primi lavori” annunciati con tanto clamore?
Come riporta l’articolo pubblicato sull’Adige del 31 marzo 2025 (articolo a piè di pagina), sono iniziati i lavori di pulizia delle mura e installazione dell’illuminazione esterna del maniero. Si tratta certamente di un primo passo, ma decisamente timido rispetto alle necessità di un bene storico così rilevante.
Poco è meglio di niente, certo. Ma onestamente ci si sarebbe aspettati un progetto di intervento più organico e non un mero intervento di tipo emergenziale. I lavori annunciati sembrano più un tentativo di “mettere una pezza” che una reale strategia di recupero e valorizzazione.
Una storia dimenticata. Vale la pena ricordare che il Castello di Santa Barbara non è un rudere qualsiasi. Come documentato nell’interrogazione che presentai al Consiglio Provinciale nel settembre 2021, si tratta di una struttura storica risalente almeno al XII secolo, menzionata in documenti storici fin dal 1185 come dimora di Calapino di Lodrone. Fu la prima dimora fortificata dell’antica famiglia nobiliare dei Lodron, che da questo feudo iniziale espansero i loro domini, divenendo nei secoli successivi elettori del Sacro Romano Impero.
Il castello fu teatro di battaglie importanti, come lo scontro del 1439 fra Paride Lodron e il capitano di ventura Niccolò Piccinino durante il conflitto fra la Repubblica di Venezia e il ducato di Milano. Oggi è anche una tappa centrale delle manifestazioni legate al gemellaggio con Mindelheim in Baviera e sfondo per le rievocazioni storiche che ricordano il passaggio dei lanzichenecchi di Georg Frundsberg nel 1526.
Già nel luglio 2018 – ben sette anni fa – la stampa locale riportava che il Castello sarebbe stato sottoposto “a breve” a lavori di consolidamento e restauro per una cifra tra i 350 e i 400 mila euro. L’allora assessore alla cultura del Comune di Storo parlava di “un progetto che ha ricevuto il via libera” e di una “grande opportunità di sviluppo turistico e di crescita culturale per la nostra valle”.
Anche l’architetto Giorgio Bellotti della Soprintendenza ai Beni Artistici e Culturali confermava che “la Soprintendenza aveva in animo da tempo questo intervento”. Nel report “La soprintendenza per i beni culturali: prospettive e stato dell’arte 2015-2018”, il recupero dei ruderi del Castello di Santa Barbara figurava tra gli “interventi che devono essere portati a termine nel quinquennio”.
Eppure, nonostante queste dichiarazioni, nel settembre 2021 la struttura versava ancora in uno stato di incuria e abbandono, con vegetazione invasiva, parti in legno consunte e segnali di “pericolo caduta pietre” in prossimità delle mura esterne. L’interrogazione che presentai allora, che chiedeva chiarimenti sui tempi di realizzazione degli interventi programmati, non ha mai ricevuto risposta.
Domande aperte. Alla luce di questa lunga storia di promesse non mantenute, è lecito chiedersi:
- Perché ci sono voluti sette anni per avviare dei lavori che erano stati annunciati come imminenti nel 2018?
- Come mai si parte con la pulizia delle mura e l’illuminazione esterna, invece di affrontare prima i problemi strutturali di un bene a rischio crollo?
- Non sarebbe più sensato considerare l’acquisto dell’area privata, anziché limitarsi a finanziare il taglio della vegetazione?
- Esiste un piano complessivo per il recupero e la valorizzazione del castello, o stiamo assistendo all’ennesimo intervento spot?
- È solo una coincidenza che questi lavori siano stati annunciati a poche settimane dalle elezioni del 4 maggio?
Forse mancano le idee, ma soprattutto sembra mancare la volontà reale di intervenire in maniera seria su un bene di tale valore storico, culturale e architettonico. Il Castello di Santa Barbara merita un progetto di recupero ambizioso, che vada ben oltre questa operazione di facciata.
Il maniero rappresenta una potenziale risorsa per lo sviluppo turistico e culturale dell’intera Valle del Chiese e del Trentino. Continuerò a seguire la vicenda e a chiedere trasparenza e impegno concreto da parte delle istituzioni.



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