Considerazioni sulle tesi di Paolo Morando (Il T): il rischio di colpire chi svela, non chi nasconde

Con un editoriale di Paolo Morando, Il T torna a prendersela con il Movimento 5 Stelle, usandolo come comodo capro espiatorio per riversare su di esso le colpe strutturali del sistema politico e mediatico italiano. È una dinamica ormai abituale: quando emergono tensioni tra informazione, potere e giustizia, si preferisce attaccare chi denuncia piuttosto che interrogarsi sulle distorsioni profonde che rendono fragile la nostra democrazia.

Nell’editoriale del 28 ottobre, Morando prende spunto dal vile attentato contro Sigfrido Ranucci per allargare il tiro contro tre figure considerate “anti-establishment”: il Movimento 5 Stelle, il giornalismo di Report e l’ex magistrato Roberto Scarpinato. L’impianto del pezzo finisce però per confondere la critica al potere con la sua caricatura, assimilando chi indaga e denuncia opacità a un indistinto populismo mediatico e giudiziario.

Sostenere che il M5S sia incoerente nel difendere oggi Ranucci perché ieri polemizzava con la stampa è una semplificazione. Quella del Movimento è un’evoluzione politica, non un’inversione opportunistica. Fin dall’inizio, il bersaglio non sono stati i giornalisti, ma il sistema editoriale concentrato e dipendente dai poteri economici. Rivendicare oggi l’indipendenza di Report è coerente con la richiesta di un’informazione libera da condizionamenti, non una tardiva conversione.

Quanto al giornalismo di Ranucci, ridurlo a spettacolarizzazione dello scandalo è ingeneroso. Le inchieste di Report — da Visibilia al caso del quadro di Rutilio Manetti per non andare troppo indietro nel tempo — hanno prodotto effetti giudiziari e istituzionali concreti. L’uso di fonti anonime o immagini travisate è parte della prassi investigativa di ogni testata d’inchiesta internazionale. Piuttosto che accusare Report di alimentare rabbia e sfiducia, dovremmo chiederci perché solo una trasmissione di servizio pubblico riesca ancora a scoperchiare casi che altri media ignorano.

La critica di Morando diventa poi ingenerosa verso Roberto Scarpinato, liquidato come portatore di teorie “dietrologiche”. Ma l’ex magistrato — che ha indagato su Cosa Nostra e sui rapporti tra mafia e apparati dello Stato — ha dato voce a una memoria critica che non può essere archiviata per sentenza. In democrazia, chi ha servito la giustizia può legittimamente contribuire in Parlamento a costruire strumenti migliori di contrasto alla criminalità e alla corruzione.

La verità è che in Italia il giornalismo d’inchiesta e la politica che osa denunciare il potere vengono spesso accusati di eccesso di zelo, quando invece scontano una cronica solitudine istituzionale. E per capire quanto questa solitudine sia concreta, basta guardare al Trentino. Se due legislature fa il M5S non avesse dato credito alle segnalazioni del CLP con Walter Ferrari e del segretario Galvagni portandole in Parlamento e in Consiglio provinciale, e se giornalisti come Domenico Sartori o la testata Questo Trentino con il direttore Ettore Paris non avesse garantito una copertura mediatica puntuale e coraggiosa, cosa avremmo saputo dei rapporti tra politica, imprenditoria locale e ‘ndrangheta? Quella vicenda dimostra che l’inchiesta giornalistica e la denuncia politica, quando si rafforzano a vicenda, possono scalfire l’omertà anche in territori che si percepiscono “immuni” dalle infiltrazioni mafiose.

Criticare il linguaggio o lo stile di Report è legittimo, ma usare queste critiche per delegittimare chi investiga il potere è un errore pericoloso. La libertà di stampa non si misura solo dall’assenza di censure, ma dalla capacità di disturbare il potere senza essere criminalizzati. Colpire chi svela significa, oggi più che mai, proteggere chi nasconde.

Alex Marini – ex consigliere provinciale per il M5S (2018-2023)

3 Replies to “Considerazioni sulle tesi di Paolo Morando (Il T): il rischio di colpire chi svela, non chi nasconde”

  1. Caro Alex, ho apprezzato le tue riflessioni. Siamo su una china pericolosa se anche personaggi non smaccatamente schierati con chi comanda si lasciano andare a commenti squalificanti e direi qualunquisti.
    Tieni botta.
    Giuliano

  2. Condivido in pieno la Sua analisi e ammiro Ranucci/Report per la tenacia che dimostra a fronte di innumerevoli tentativi di bavaglio.

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