Autonomia e partecipazione. Il M5S non è forza centralista

Dall’intervista a Francesco Palermo pubblicata domenica sulle pagine del vostro giornale riguardo alle possibili modifiche del titolo V della Costituzione emerge che, ad avviso del professore, il M5S sarebbe una forza politica fortemente centralista. Pur rispettando la sua opinione, legittima ma al tempo stesso di parte, essendo egli stato eletto in Senato nella scorsa legislatura (XVII) in quota Svp-Pd, ritengo sia dimostrabile come i fatti diano conto dell’esatto contrario, a maggior ragione se si prende in considerazione l’attività del M5S in Trentino-Alto Adige.

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Diritti dei consiglieri comunali: libero accesso da remoto al registro di protocollo informatico e al sistema contabile

A breve coloro che i cittadini hanno scelto come loro rappresentanti saranno proclamati consiglieri comunali e, salvo situazioni eccezionali, la loro carica durerà per cinque anni. La funzione che saranno chiamati a svolgere è essenziale per assicurare il buon andamento della pubblica amministrazione e la tenuta delle istituzioni democratiche a livello locale. Tuttavia esistono ad oggi ostacoli che rischiano di inficiare o rendere difficile l’esercizio del loro mandato, barriere che è nostro compito rimuovere per garantire un esercizio pieno della democrazia.

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Referendum. Le ragioni (diverse) per tagliare il numero dei parlamentari

Domenica e lunedì i trentini e gli italiani saranno chiamati a decidere se vogliono ridurre il numero dei parlamentari oppure se lasciare le cose come stanno. 

I fatti: attualmente il Parlamento ospita 945 eletti suddivisi in 630 deputati e 315 senatori. La modifica costituzionale sottoposta a referendum prevede di ridurne il numero a 600, portando a 400 i membri della Camera bassa e a 200 quelli della Camera alta. Si tratta di un cambiamento che le forze politiche invocavano (a parole…) da almeno 40 anni, votato in 4 letture nell’arco di 1 anno e mezzo dal 98% dei nostri rappresentanti. Gli stessi che poi hanno subito raccolto fra loro una settantina di firme per sottoporre la legge a referendum. Al di là dell’evidente strumentalità politica di questo comportamento ritengo che chiamare i cittadini ad esprimersi sia sempre un fatto positivo. Ben venga dunque il referendum, anche se chi lo ha promosso non era certo animato da un sincero sentimento democratico ma solo dalla volontà caparbia di mantenere una posizione di potere.

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