Autonomia e partecipazione. Il M5S non è forza centralista

Dall’intervista a Francesco Palermo pubblicata domenica sulle pagine del vostro giornale riguardo alle possibili modifiche del titolo V della Costituzione emerge che, ad avviso del professore, il M5S sarebbe una forza politica fortemente centralista. Pur rispettando la sua opinione, legittima ma al tempo stesso di parte, essendo egli stato eletto in Senato nella scorsa legislatura (XVII) in quota Svp-Pd, ritengo sia dimostrabile come i fatti diano conto dell’esatto contrario, a maggior ragione se si prende in considerazione l’attività del M5S in Trentino-Alto Adige.

Se guardiamo al livello provinciale e regionale, le iniziative avanzate dal M5S per rafforzare gli strumenti democratici decentrati sono ormai parecchie. A titolo di esempio si considerino le nostre proposte sugli obblighi di trasparenza dei comuni, sulla digitalizzazione della raccolta delle firme per le procedure referendarie ed elettorali, la sperimentazione del voto per corrispondenza e l’introduzione di commissioni permanenti imparziali sulla valutazione delle richieste referendarie locali. Tutte mirano ad ampliare la trasparenza dei processi di rappresentanza politica e a incentivare la partecipazione della popolazione alla vita pubblica, cioè agli ambiti in cui trova attuazione in forma piena il principio autonomistico. Diversamente si dovrebbe parlare di feudalesimo e non di autonomia, il che fa un po’ specie anche se da queste parti fino a qualche tempo fa qualche governante aveva in effetti il vezzo di farsi chiamare principe. 

Battute a parte, per quanto riguarda la disponibilità governativa ad ampliare le forme di autonomia posso affermare senza tema di smentita che ciò che abbiamo portato avanti a livello provinciale ha trovato ascolto a livello nazionale. Gli input provenienti dal territorio sono infatti stati recepiti sia per quanto riguarda il rafforzamento dei trasferimenti finanziari che col riconoscimento della necessità di rafforzare gli strumenti democratici decentrati. 

Sul fronte finanziario basterà citare i fondi per lo sviluppo sostenibile e l’efficientamento energetico assicurati dal cosiddetto emendamento Fraccaro arrivati direttamente a tutti i comuni della regione e che, nella misura di 15 milioni l’anno, continueranno ad arrivare fino al 2023 per investimenti diretti sul territorio da parte degli enti locali. Investimenti che, è utile sottolinearlo, lasciano ampia libertà di allocazione ai comuni senza la necessità di contrattazione né con lo Stato né con strutture intermedie e quindi senza subirne il condizionamento se non il rispetto delle finalità di ridurre l’impatto dell’uomo sull’ambiente. Bene ricordare anche come si tratti di risorse che si aggiungono ad altre tipologie di fondi (esempio) e che, a differenza del passato, hanno compreso anche le province autonome.

Proseguendo, vale la pena di evidenziare le iniziative locali per perfezionare gli accordi sui rapporti finanziari tra le autonomie e Roma. In particolare la proposta di modifica del titolo VI dello Statuto per assicurare una piena autonomia da parte di province ed enti locali nell’impiego dei trasferimenti statali per l’applicazione delle detrazioni sui tributi locali o in ragione di eventi eccezionali, comprese le calamità naturali, o per perseguire obiettivi strategici sul piano nazionale (progetto di modifica dello Statuto di autonomia 1/XVI). Questa proposta è già stata portata all’attenzione del Governo che la sta valutando. Sul fronte dell’autonomia, non è certo di poco conto il recente accoglimento governativo del voto approvato dal Consiglio regionale su proposta del M5S riguardante la ratifica del Protocollo addizionale alla Carta europea dell’autonomia locale sul diritto dei cittadini di partecipare agli affari delle collettività locali. A ottobre è partito l’iter parlamentare del disegno di legge del Governo per la ratifica del protocollo e la Commissione affari esteri del Senato potrebbe approvare la proposta in prima lettura già a inizio 2021. Non sfuggirà come l’ancoraggio agli accordi internazionali, voluto dal M5S, sia la premessa per rafforzare ulteriormente l’efficacia delle disposizioni per la tutela delle autonomie locali, una base un po’ più solida e trasparente di certe pratiche da sottoscala della politica messe in atto per ottenere questo o quel vantaggio locale in cambio di voti in Parlamento.

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