Riflessioni sulla pace. Consiglio comunale congiunto a Storo

Oggi ho partecipato a una bella iniziativa organizzata dal coordinamento dei presidenti dei consigli comunali trentini cui hanno aderito i Comuni di Storo, Bondone e Castel Condino. Si è trattato di una seduta di consiglio congiunta dedicata alla pace. Lo spunto, l’anniversario dei 100 anni dalla conclusione della Grande Guerra, un evento che non ha risparmiato i comuni della Valle del Chiese che si trovarono ad essere il territorio più prossimo al fronte italiano, subendo bombardamenti e privazioni.
Oltre al ricordo del passato si è scelto anche di riflettere sul nostro tempo, dando spazio ad interessanti testimonianze sulla situazione di conflitto e povertà della Siria di oggi con Maria Stella Crepaz e Lucia Fronza Crepaz (AMU – Azione per un Mondo Unito onlus). Poi c’è stata una testimonianza di volontariato in Kenya con Marina Scalvini e Matteo Briani (Africa Rafiki ONLUS) e un’analisi sullo stato della Somalia con Aurora Rinaldi e gli alunni dell’istituto Don Milani del Chiese (Water for Life – Ayuub NGO) che hanno lanciato un monito sulla drammaticità della guerra e delle disuguaglianze provocare dalla voracità del mondo occidentale.
Sono passati 100 anni e per giustificare il conflitto allora si diceva che sarebbe stata “la guerra per mettere fine a tutte le guerre”. Purtroppo la tragedia che ha colpito i nostri nonni non è servita affatto a prevenire altri conflitti. Ad oggi la situazione non pare meno drammatica di allora. In Occidente le guerre sono percepite come fatti lontani e non imminenti ma in realtà ci sono in tutti i continenti. Tra i conflitti più cruenti e più vicini a noi conosciamo la situazione in Siria, in Ucraina e in Mali ma nel resto del mondo le statistiche indicano una consistenza maggiore. Sono 34 i conflitti attivi registrati, 15 invece sono le missioni internazionali sotto l’egida dell’ONU a riprova dell’emergenza continua e distribuita ovunque. Senza contare le tensioni politiche e sociali interne a numerosi paesi quali ad esempio la Corea del Nord, la Cina, il Venezuela, il Messico e diversi stati dell’Africa subsahariana occidentale (fonte Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo).
Oltre ai conflitti bellicci non possiamo dimenticare quelli ambientali che costringono ogni anno lo spostamento di milioni di persone da zone colpite da siccità, alluvioni ed alterazioni climatiche di vario tipo. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati prevede che nel 2050 saranno almeno 250 milioni i profughi ambientali. Scenari più pessimisti e apocalittici stimano che saranno 800 milioni i profughi ambientali.
Va infine ricordata la piaga del commercio in armi e munizioni che ogni anno causa più di mezzo milione di morti, per la maggior parte in zone non interessate dalla guerra. Tra mercato nero e legale il traffico di armi di piccolo calibro ammonterebbe a circa 100 miliardi di dollari.

Anche se non sembra le guerre in realtà sono molto vicine a noi. Spesso i nostri comportamenti economici egoistici le causano in altri paesi. Le guerre, come gli eventi climatici più estremi, possono scaturire all’improvviso. È fondamentale adoperarsi quotidianamente per tenere vivi la solidarietà e la consapevolezza sociale che sono gli ingredienti essenziali per prevenire conflitti tra gruppi sociali e nazioni e quindi per mantenere e coltivare la .

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