Il conto alla rovescia per le elezioni provinciali del 22 ottobre 2023 era già partito. Mancavano 8 giorni al voto. Il presidente Fugatti, forte del consenso costruito in 5 anni di gestione delle finanze pubbliche, dell’appoggio incondizionato delle categorie economiche e del trattamento vellutato dei media locali, sapeva di avere la vittoria in pugno e non partecipava a nessun dibattito pubblico per non pregiudicare il vantaggio acquisito sugli altri candidati. La kermesse del festival dello sport organizzata dalla macchina della propaganda della Provincia e dalla Gazzetta della Sport era in pieno svolgimento. Panem et circenses a iosa per soddisfare le aspirazioni della plebe. La giornata era tiepida. Calda per essere autunno. Le strade del centro di Trento erano affollate di campioni, giornalisti, politici, forze dell’ordine, tifosi, appassionati, gente comune.
Quel giorno, sabato 14 ottobre 2023, partivo da casa per dirigermi a Trento. Era il tipico giorno di una campagna elettorale che mi vedeva concorrere in qualità di candidato presidente per il Movimento 5 Stelle. In calendario avevo una serie di incontri che avrebbero dovuto tenermi occupato fino a sera.
Al mattino, dopo una scappata in piazza Fiera per assistere a un’esibizione dei giocatori di pallacanestro in carrozzina dell’associazione sportiva Albatros Trento, avevo in scaletta la partecipazione alla presentazione delle pagelle climatiche della Rete Climatica Trentina. Alla Bookique in via Torre d’Augusto sarebbero stati resi pubblici i voti assegnati da un gruppo di esperti indipendenti per valutare la centralità del tema ambientale nei programmi elettorali. In quella sede avrei peraltro scoperto di aver depositato il programma che avrebbe ottenuto il punteggio più alto da parte della qualificata giuria pur avendo ricevuto un giudizio non troppo lusinghiero per il profilo “equità e disuguaglianze”. Un paradosso per chi per un’intera legislatura si era battuto con abnegazione proprio su quei temi: lotta alla povertà energetica, pensione di cittadinanza, salario minimo, reddito energetico, riqualificazione degli edifici di edilizia popolare, donazioni alle scuole per progetti di educazione ambientale. Ma questa è un’altra storia.
Nel pomeriggio avevo pianificato un sopralluogo nelle cave del distretto estrattivo del porfido trentino con i “patrioti” del Coordinamento Lavoro Porfido e con il vicepresidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie ed ex procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho. Ci eravamo dati appuntamento nel piazzale della cava Pianacci sopra il lago di Lases. Ad attenderci ci sarebbero stati giornalisti, carabinieri, attivisti del M5S, curiosi nonché soggetti che poi, sotto l’egida del commissario del governo e dei notabili della Provincia di Trento, si sarebbero candidati alle ennesime elezioni straordinarie indette nel comune epicentro delle infiltrazioni ndranghetiste nel febbraio del 2024.
Infine, l’evento di chiusura della giornata era stato organizzato a Gardolo, circoscrizione situata a nord del territorio comunale di Trento. In programma c’era un dibattito pubblico con De Raho, l’europarlamentare Sabrina Pignedoli, il segretario comunale Marco Galvagni, Walter Ferrari e Vigilio Valentini del CLP, questi ultimi da sempre in prima linea sul fronte della tutela del lavoro e della difesa dello stato di diritto. La vicenda Perfido era il punto di partenza da cui avrebbero dovuto scaturire le riflessioni degli oratori. L’obiettivo era inoltre quello di raccontare il brutale respingimento da parte della maggioranza regionale Lega-SVP-PATT delle proposte di legge dei consiglieri Marini-Nicolini sugli interventi per la valorizzazione e il riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata e per l’istituzione di un osservatorio sulla criminalità organizzata nonché di raccontare la pervicace ostilità della destra trentina verso tutte le altre iniziative promosse dal M5S nell’ambito della prevenzione e del contrasto ai fenomeni corruttivi e del crimine organizzato registrati sul nostro territorio (es. atti presentati nel 2022 e nel 2023 rimasti senza risposta).
Verso le dieci del mattino di quel sabato parcheggiavo la mia automobile nello spazio riservato al personale e ai consiglieri regionali situato nella parte retrostante al Palazzo della Regione Trentino-Alto Adige / Sudtirol che si affaccia su Piazza Dante. Si tratta di un parcheggio custodito al quale si accede da via Antonio Gazzoletti attraverso un ingresso dotato di una barriera elettrica azionabile con telecomando a distanza. L’area è recintata, supervisionata da almeno una telecamera e presidiata da un apposito servizio di vigilanza e sicurezza. Avevo l’esigenza di muovermi agilmente tra i vicoli della città. Lasciavo pertanto lo zainetto nascosto sotto la giacca dietro al sedile del conducente pensando che fosse al sicuro. All’interno dello zainetto qualche oggetto personale come la spilletta d’argento dorato ottenuta dall’Avis di Pieve di Bono per aver superato il traguardo delle 24 donazioni, delle chiavi, documenti ed appunti vari ma, soprattutto, il laptop che avevo ricevuto in dotazione dal Consiglio provinciale a inizio legislatura. Sulla memoria del computer avevo dati ed informazioni raccolte ed elaborate in 5 anni di attività istituzionale e di denuncia politica. Quello zainetto nella mattinata di sabato 14 ottobre spariva nel nulla. Mi rendevo conto della mancanza solo nel tardo pomeriggio, appena arrivato a Gardolo, mentre cercavo lo zaino per recuperare alcuni appunti e una copia del programma elettorale.
Di lì a poco, dopo un breve intervento introduttivo al dibattito, salutavo i partecipanti e mi recavo in Questura per sporgere denuncia per furto contro ignoti e poi a casa per cambiare le chiavi d’accesso ai vari account personali e di lavoro. Lo scopo era di evitare indebite ed abusive intrusioni informatiche che avrebbero potuto aggravare le conseguenze della perdita del laptop e del suo contenuto. A partire da quella denuncia registravo una certa leggerezza nell’affrontare il caso. Nei giorni successivi chiedevo puntualmente aggiornamenti ai funzionari della Digos che incontravo con regolarità ai vari confronti elettorali senza che fossero in grado di darmi indicazioni posto che il fascicolo era stato affidato ad altri. Visitavo in almeno un paio di occasioni l’ufficio della Questura presso il quale avevo presentato la denuncia per chiedere di avere un riscontro senza però riuscire a trovare chi se ne stesse occupando. Acquisivo la consapevolezza che le priorità fossero altre. C’erano evidentemente altri personaggi ed altre vicende più meritevoli di attenzione che non un velleitario candidato presidente grillino.
A distanza di 6 mesi da quella singolare sparizione dello zainetto, il fascicolo d’indagine è stato chiuso ed archiviato su istanza della Procura della Repubblica di Trento. Il 12 aprile 2024 ho ricevuto l’avviso di richiesta di archiviazione. Non sono stati raccolti elementi utili alle indagini. I filmati della videosorveglianza apparentemente non hanno registrato nulla. Dico apparentemente perché non li ho potuti visionare. Avrei dovuto sborsare 327 euro per riprodurre ed acquisire una copia dei file. Ho dunque preferito investire quel denaro in altro e fidarmi dell’esame effettuato dalla Polizia. Mi sono accontentato di ottenere una copia di un paio di note prodotte dagli inquirenti che mi hanno fatto percepire l’andazzo.
Nella prima nota una dirigente di Polizia scrive: “la Regione autonoma Trentino A.A. è dotata di sistema di videosorveglianza ma i filmati non sono utili per le indagini in quanto le telecamere sono rotative, pertanto riprendono solo per pochi istanti l’area interessata all’evento, inoltre riprendono da lontano ed i filmati sono di bassa risoluzione”. Nella seconda nota, un altro funzionario della Questura di Trento, in risposta ad una richiesta di acquisizione di ulteriori immagini da parte della Procura, specifica: “in riferimento alla richiesta, si comunica, che già al tempo si verificava che ulteriori telecamere utili ai fini delle indagini non sono state rilevate e allo stato attuale, non sarebbe più possibile recuperare eventuali filmati in quanto trascorso il limite massimo di sette giorni per la conservazione. Pertanto non è possibile assolvere a quanto disposto dal PM”.
Come avrebbero urlato i controllori ferroviari dei convogli che nei tempi perduti arrivavano nel capoluogo lombardo: “Chiuso Milano!”. Il caso è archiviato. Non sono stati compiuti sforzi degni di questo nome per recuperare ulteriori immagini o per cercare di capire quanto sia facile intrufolarsi in un parcheggio custodito e prelevare lo zainetto dall’automobile di un consigliere regionale mentre lo stesso è impegnato in campagna elettorale o ad affrontare temi di una certa rilevanza, anche sotto il profilo dello scambio di favori e di utilità tra politica e mondo criminale.


che strana cosa…sembra quasi abbiano volutamente boicottato la ricerca della verità sul fatto accaduto…
Furto misterioso, su cui non si è per nulla indagato, chissà perché?