Pfas in Valle del Chiese: i dati aggiornati dei monitoraggi 2019-2024 confermano la necessità di un intervento urgente

Nei 5 anni trascorsi in Consiglio provinciale (2018-2023), non è stata ottenuta una mappatura definitiva della contaminazione da PFOS nelle falde acquifere compresa fra Condino, Storo e il lago d’Idro in Valle del Chiese. Durante il mandato, le risposte di Mario Tonina, assessore all’ambiente della scorsa legislatura, sono risultate spesso evasive ed interlocutorie rispetto all’attuazione dell’impegno contenuto nella mozione approvata dal Consiglio provinciale nel 2019 per un approfondimento scientifico insieme alle strutture del Ministero dell’Ambiente e al Centro Nazionale Ricerche (CNR). Nei fatti abbiamo assistito a un continuo rinvio dei termini per la conclusione delle indagini preliminari e di conseguenza delle decisioni per pianificare azioni risolutive o di limitazione dei rischi.

Le amministrazioni comunali di Storo e di Borgo Chiese si sono comportate in modo analogo non mostrando di avere una ferma volontà di garantire sollecitudine negli accertamenti e di promuovere una puntuale informazione ambientale ai residenti sui risultati ottenuti dalle ricerche. Tale atteggiamento remissivo è emerso anche nella controversa vicenda del laghetto di Roversella (servizio Rai).

L’amministrazione provinciale e quelle comunali però non sono le uniche ad aver tergiversato in questi anni. Lo studio commissionato al Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Trento che avrebbe dovuto concludersi nell’agosto del 2022 non è mai stato portato a termine o perlomeno, se fosse stato portato a termine a nostra insaputa, non è mai stato pubblicato o reso noto. Lo studio avrebbe dovuto produrre una modellizzazione numerica quantitativa e qualitativa della falda nella piana di Storo a partire dalle risultanze della campagna freatimetrica del servizio geologico e stabilire un quadro di insieme per programmare gli interventi per far fronte alla contaminazione da Pfas.

Nemmeno il Ministero dell’Ambiente pare particolarmente sensibile alla questione visto che, sull’argomento, non è ancora stata fornita nessuna risposta all’interrogazione parlamentare della deputata Fontana.

In considerazione della situazione di stallo che ho descritto sopra, nelle settimane scorse, ho presentato direttamente ad Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente (Appa) un’istanza di accesso ai dati ambientali per avere informazioni aggiornate riguardo alla situazione. La risposta è arrivata nei termini di legge e qualcosa (poco) siamo riusciti ad ottenere e a far pubblicare. In sintesi le questioni che emergono dai dati pubblicati sono tre:

1) la prima fase dell’indagine di Appa svolta congiuntamente con il Servizio Geologico conferma che il sito delle ex Fonderie Trentine di Condino sembra essere la sorgente storica della contaminazione. Non è specificato tuttavia se siano in corso iniziative per l’individuazione esatta delle coordinate, della profondità dell’epicentro e delle modalità di diffusione della contaminazione al fine di valutare ulteriori interventi di bonifica o di messa in sicurezza rispetto ai lavori eseguiti all’inizio degli anni 2000.

2) i 162 campioni analizzati hanno delineato il quadro generale: “Le concentrazioni sono abbastanza stabili nel tempo, ad esclusione dei campioni prelevati a febbraio 2020, che hanno risentito probabilmente di eventi puntuali che hanno indotto presumibilmente una maggiore lisciviazione del PFOS residuale nel terreno. Inoltre, le modeste variazioni sembrano riflettere l’andamento idrogeologico della falda: quando essa è alta tende a mobilitare maggiormente i residui”.

3) i controlli proseguono poiché si è “di fronte ad un quadro complesso, ancorché con una sostanziale stabilità, tale da rendere necessaria la prosecuzione dei monitoraggi per avere sempre maggiori elementi di conoscenza e valutazione”.

Conclusioni di APPA

A fronte della situazione accertata, appare necessario, per quanto di competenza dell’APPA:
– proseguire con il monitoraggio di controllo della falda e dei pozzi più significativi, su una selezione dei punti finora indagati che sia rappresentativa dell’intera area, in modo di intercettare eventuali evoluzioni nella distribuzione dell’inquinante;
– adeguare la perimetrazione della Carta di Criticità delle risorse idriche per gestire opportunamente i futuri usi della risorsa idrica sotterranea.

Considerazioni personali

Nelle informazioni ambientali pubblicate da APPA, si sottolinea come i valori di Pfas rilevati nei campioni siano inferiori al limite degli standard di qualità ambientale raccomandato per le acque sotterranee dall’Istituto Superiore di Sanità (30 ng/l). Tuttavia, nonostante le continue proroghe nelle indagini scientifiche e il tentativo di rassicurare la popolazione, la presenza di PFAS rimane confermata e persistente. Non è stato ancora definito un piano di interventi coordinati e sistematici per contenere la contaminazione e ridurre i rischi per la comunità locale. Questo la dice lunga sul grado di serietà con cui la politica sta affrontando la situazione.

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Approfondimenti suggeriti:
– Film: Cattive Acque di Todd Haynes (trailer del film)
Dichiarazione finale del Relatore Speciale ONU su Diritti Umani e Sostanze e Rifiuti Pericolosi a conclusione della visita in Italia (qui interrogazione)

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AGGIORNAMENTO DEL 24 NOVEMBRE 2024:

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