Un appello per riportare la politica tra le persone, ascoltare le comunità periferiche e tenere viva la speranza di un’alternativa politica.
Anche in Trentino c’è chi continua a credere che un mondo di pace sia possibile. Un mondo nel quale l’economia possa prosperare senza sacrificare la giustizia sociale, dove i diritti fondamentali siano garantiti e la democrazia non si riduca a un appuntamento elettorale ogni cinque anni.
I 20 punti per una “Alleanza per la Costituzione”, elaborati al termine del percorso partecipativo NOVA promosso dal Movimento 5 Stelle, rappresentano una sintesi di queste aspirazioni. Sono il risultato di un confronto al quale hanno contribuito anche i gruppi territoriali del Nord, attraverso iniziative aperte agli iscritti, ai non iscritti e a tutti coloro che avevano idee da proporre.
Anche i gruppi territoriali di Trento e Bolzano hanno preso parte a questo processo. Comunità politiche piccole e periferiche, certo, ma non per questo meno legittimate a riconoscersi in quelle proposte e a sostenerle attivamente.
La difesa della sanità pubblica, un sistema previdenziale equo, il diritto a un lavoro dignitoso e a retribuzioni adeguate, una fiscalità realmente progressiva, la promozione della pace e della democrazia, la legalità nell’economia, una scuola sicura e accessibile, la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi, la salvaguardia dei diritti fondamentali: sono idee che meritano di essere rappresentate anche nei territori dove il consenso elettorale è più debole.
Non penso affatto che il Movimento 5 Stelle sia perfetto. Al contrario, presenta numerose imperfezioni, contraddizioni e problemi organizzativi dei quali sarebbe necessario prendersi cura collettivamente, con spirito critico e senza indulgenze. Rimane tuttavia, a mio giudizio, la forza politica che più coerentemente e liberamente può rappresentare le istanze raccolte in quei 20 punti. Una forza che, pur con tutti i propri limiti, conserva la possibilità di sottrarsi alle logiche dei sistemi di potere consolidati, delle clientele e dei piccoli e grandi feudi che attraversano il Paese, dal livello nazionale fino alle amministrazioni locali.
Personalmente, non coltivo alcuna ambizione di tornare a ricoprire incarichi istituzionali. Anzi, confesso di sentirmi notevolmente alleggerito dal non dover ragionare in funzione di campagne elettorali, candidature e competizioni per conquistare un seggio.
Il mio percorso istituzionale l’ho fatto. Mi considero fortunato per aver avuto l’opportunità di rappresentare gli elettori per cinque anni. È stata un’esperienza difficile, vissuta con un senso di solitudine, in un contesto politico non propriamente salubre e in un periodo storico tutt’altro che favorevole. Ma è stata anche un’esperienza dalla quale ho ricavato qualche gratificazione, soprattutto per il lavoro svolto e per le iniziative che ho potuto portare avanti.
Aver concluso quell’esperienza non significa però aver smesso di sentirmi parte di una comunità politica. E tanto meno aver rinunciato alla convinzione che partecipare alla vita pubblica sia contemporaneamente un diritto e un dovere.
Continuo a ritenere necessario sostenere una forza politica capace di rappresentare un’alternativa ai sistemi di potere che hanno progressivamente contribuito alla regressione democratica alla quale assistiamo. Un fenomeno che attraversa il mondo, l’Europa e l’Italia, senza particolari distinzioni geografiche: dal Sud al Nord, dal centro alle periferie.
Non nascondo nemmeno il mio scetticismo rispetto alle prossime competizioni elettorali. Non sono affatto convinto che esistano oggi le condizioni per superare la destra, con o senza alleanze. Da almeno un paio di decenni, infatti, l’egemonia culturale della destra ha progressivamente permeato non soltanto la società, ma anche una parte significativa degli eletti e degli elettori delle stesse forze politiche con le quali il M5S cerca oggi di costruire un’alternativa. Un processo che rende sempre più difficile distinguere una proposta realmente alternativa dalla semplice aspirazione a sostituire chi governa. Ma questo non mi porta a considerare inutile l’impegno politico. Al contrario.
Credo che proprio nei momenti più difficili sia necessario custodire la propria identità, difendere le proprie idee e mantenere viva la speranza di una politica diversa.
Una comunità politica non può esistere soltanto in funzione della conquista del potere. Deve saper vivere anche quando è minoritaria, quando non ha prospettive immediate di successo e quando le sue proposte incontrano indifferenza o ostilità. È proprio in queste condizioni che si misura la solidità delle convinzioni e la qualità della partecipazione.
Per queste ragioni vorrei rivolgere un appello a Giuseppe Conte affinché promuova un vero percorso di incontri nei territori del Nord, compresi quelli più periferici, dove le comunità degli attivisti sono numericamente ridotte ma spesso particolarmente motivate e consapevoli delle idee che intendono sostenere. Penso naturalmente anche al Trentino e all’Alto Adige/Südtirol.
Non tutti i territori possono vantare grandi numeri, platee entusiaste o masse di elettori fedeli. Ma il diritto di incontrare, ascoltare e confrontarsi con i propri rappresentanti politici non dovrebbe dipendere dal numero di voti che un territorio è in grado di garantire. Anzi, proprio dove il Movimento è più debole, la presenza dei suoi rappresentanti nazionali potrebbe assumere un significato ancora maggiore.
Non si tratta semplicemente di incoraggiare chi già milita, ma di riconoscere l’esistenza di comunità politiche che, nonostante le difficoltà, continuano a impegnarsi, discutere, organizzare iniziative e difendere idee nelle quali credono.
Naturalmente l’appello non riguarda soltanto Giuseppe Conte. Sarebbe auspicabile che anche gli altri rappresentanti nazionali ed europei del Movimento tornassero a frequentare sistematicamente i territori, possibilmente anche al di fuori dei rispettivi collegi elettorali.
È vero che oggi la comunicazione digitale costituisce uno strumento formidabile per raggiungere milioni di persone. Ma esiste ancora una parte della popolazione che attribuisce valore al contatto diretto, a una stretta di mano, a uno sguardo negli occhi, a una conversazione o anche semplicemente a una fotografia con il proprio rappresentante politico.
Sono gesti che possono apparire marginali nell’epoca degli algoritmi e delle campagne di comunicazione permanente. Eppure contribuiscono a costruire rapporti di fiducia, appartenenza e riconoscimento reciproco. La politica, del resto, non è soltanto comunicazione. È relazione.
Chi conosce la realtà dei gruppi territoriali del Nord sa bene quali difficoltà debbano affrontare. Le risorse economiche sono pressoché inesistenti. Le attività vengono organizzate grazie al volontariato, alla disponibilità personale e, quando necessario, all’autotassazione degli attivisti. Non ci sono apparati organizzativi, eventi pomposi in location prestigiose o attenzioni garantite da parte dei media locali.
Eppure, anche con mezzi estremamente limitati, i gruppi territoriali sono sempre riusciti ad accogliere dignitosamente i rappresentanti nazionali ed europei del Movimento, organizzando occasioni di incontro e confronto. È un patrimonio umano e politico che merita attenzione.
Sarebbe peraltro un errore valutare questi territori esclusivamente sulla base della loro redditività elettorale. La presenza politica serve anche a costruire relazioni dove ancora non esistono, a contrastare l’isolamento e a offrire una possibilità di partecipazione a cittadini che non si riconoscono nelle forze politiche occupano i punti cardine delle reti di potere locali.
Se il Movimento vuole essere davvero una comunità nazionale, deve dimostrare di esserlo anche nei luoghi dove è minoranza.
Questo appello non nasce dalla pretesa di ottenere attenzioni particolari, né dall’aspettativa che una visita di Giuseppe Conte possa improvvisamente modificare gli equilibri elettorali del Trentino, dell’Alto Adige/Südtirol, del Varesotto o del Friuli. Nasce da una convinzione molto più semplice: ogni cittadino che si riconosce in una comunità politica deve poter sentire di farne parte, indipendentemente dal luogo in cui vive e dal peso elettorale del proprio territorio.
Anche nel profondo Nord esistono persone che credono nella pace, nella giustizia sociale, nella difesa dei beni comuni, nella fratellanza, nella legalità e nella democrazia. Persone che continuano a sostenere queste idee anche quando farlo significa essere minoranza, sentirsi emarginate o diventare oggetto di derisione. Non chiedono privilegi. Chiedono di non essere dimenticate.
Il percorso NOVA ha dimostrato che è possibile costruire proposte politiche coinvolgendo cittadini e comunità territoriali. Ora sarebbe importante dare continuità a quell’esperienza, facendo vivere la partecipazione anche dopo la conclusione degli eventi nazionali.
Per questo rivolgo a Giuseppe Conte un invito semplice: vieni anche in Trentino. Vieni nei territori dove il Movimento è piccolo, dove non ci sono grandi platee e dove il consenso non è scontato. Non servono palcoscenici, grandi eventi o costose campagne di comunicazione. Bastano una sala, qualche sedia e la disponibilità ad ascoltare e confrontarsi.
Perché la politica che vogliamo costruire deve avere il coraggio di esserci anche dove è difficile ottenere consenso. E perché la democrazia ha bisogno anche di chi continua a crederci quando vincere sembra impossibile.

