Referendum sulla cessione dell’Azienda elettrica di Cavalese

Oggi i cittadini di Cavalese decideranno se l’azienda municipale comunale resterà di loro proprietà oppure se sarà (s)venduta. L’esito del quesito referendario ha implicazioni non affatto irrilevanti poiché riguardano le modalità con cui soddisfare il fabbisogno di energia elettrica dei residenti. Se vincerà il Sì la produzione, la distribuzione e la vendita di energia resteranno di proprietà comunale. Questa scelta consentirà di mantenere il controllo diretto dell’amministrazione locale e dei cittadini sulle scelte strategiche assicurando il massimo grado di autonomia nella gestione finanziaria, del personale ma soprattutto nell’erogazione dei servizi energetici. Nel caso in cui prevalessero i No le opportunità connesse alla nuova normativa sulle comunità energetiche e sull’autoconsumo non potrebbero essere sfruttate poiché il Comune perderebbe il controllo diretto sulla rete di distribuzione dell’energia a fronte di un esiguo corrispettivo finanziario che verrebbe riconosciuto con la cessione.

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Referendum provinciali e democrazia azzoppata. In Provincia di Trento il voto referendario è figlio di un dio minore

Una delle differenze principali tra le democrazie e i regimi autoritari riguarda il modo con cui si tiene conto del voto popolare. Nelle prime, ai sensi dei trattati internazionali e delle Costituzioni nazionali, si vota liberamente per prendere decisioni che riguardano i cittadini oppure per scegliere i rappresentanti eletti. Nei regimi autoritari invece il voto, laddove consentito, è viziato da procedure che impediscono la libera espressione delle preferenze da parte dei cittadini e dalla mancanza di sistemi di controllo sul corretto svolgimento delle operazioni stesse, lasciando quindi campo aperto alla possibilità di brogli o manipolazioni.

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In base alla legge l’Autorità delle minoranze linguistiche può essere nominata dalla sola maggioranza provinciale. Considerazioni in merito alla sentenza del TAR di Trento.

Il TAR di Trento ha di recente bocciato il ricorso che avevamo presentato in merito alla nomina dell’Autorità delle minoranze linguistiche direttamente da parte del presidente del Consiglio provinciale, senza rispettare il quorum dei due terzi dei membri del Consiglio stesso. 

A seguire le considerazioni che a mio avviso scaturiscono dalla sentenza del TAR e che in un certo modo ridimensionano il ruolo e le funzioni che il legislatore avrebbe voluto affidare all’Autorità delle minoranze linguistiche nel 2008.

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La politica trentina è contro i diritti politici dei cittadini

L’articolo 21 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani prevede che “ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti”. Si afferma inoltre che la volontà popolare è il fondamento dell’autorità del governo e che la stessa si esprime attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione. Sono principi vincolanti, confermati dall’articolo 25 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, firmato dall’Italia nel 1966 ed entrato in vigore nel 1976. Purtroppo le leggi provinciali trentine su referendum, elezione del presidente e dei membri del Consiglio provinciale non sono adeguate al rispetto di tali capisaldi democratici e, a parte il M5S, i partiti non hanno alcuna intenzione di cambiare le cose.

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Appello al voto per il referendum sul distretto biologico trentino del 26 settembre 2021

Domenica 26 di settembre in Trentino si vota per il referendum provinciale propositivo sulla qualificazione come distretto biologico del territorio agricolo della provincia di Trento. Invito tutti a recarsi alle urne, votando Sì al quesito referendario.

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Attività di giugno 2019 – Newsletter n.8

Il lavoro del mese di giugno è stato caratterizzato dal focus sulle tematiche ambientali, ad esempio la proposta di dare una gestione collegiale al lago di Garda, nuove sollecitazioni verso il Comune di Rovereto affinché si schierasse contro allo sbocco della Valdastico a Marco o il sostegno a iniziative di tutela delle acque del fiume Chiese.

Giugno è stato però anche un mese caratterizzato da intensa attività consiliare, a partire da una battaglia che mi ha visto coinvolto da ben prima della mia elezione in Consiglio: l’approvazione della Legge provinciale sui referendum. Il quorum alla fine è stato abbassato al 40%, un risultato minimo oltre il quale la maggioranza non ha assolutamente voluto spingersi. Stando così le cose resta assai complicato promuovere referendum in Trentino e sperare che convogli sufficiente attenzione da essere ritenuto valido. Continua a leggere “Attività di giugno 2019 – Newsletter n.8”

Ddl democrazia diretta, la maggioranza pratica la democrazia della clava

In Consiglio provinciale a Trento domina una logica chiara: quella della clava. Oggi la maggioranza provinciale ha manifestato in pieno le proprie tendenze autoritarie. Hanno la maggioranza dei voti, quindi comandano loro e le proposte altrui le bocciano senza nemmeno degnarsi di fornire una giustificazione, del resto nella loro concezione primordiale, chi ha la clava più grossa comanda. È un modo di vedere le cose che certo può vantare una lunga tradizione… peccato non centri nulla con la democrazia.

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Partecipazione. A breve esigibile il diritto a promuovere referendum anche nelle comunità di valle della Provincia di Trento

Grazie ad un ordine del giorno approvato oggi dal consiglio provinciale anche le Comunità di Valle più riottose dovranno riconoscere il diritto dei cittadini ad accedere ad istituti referendari più efficaci ed accessibili. Continua a leggere “Partecipazione. A breve esigibile il diritto a promuovere referendum anche nelle comunità di valle della Provincia di Trento”