In base alla legge l’Autorità delle minoranze linguistiche può essere nominata dalla sola maggioranza provinciale. Considerazioni in merito alla sentenza del TAR di Trento.

Il TAR di Trento ha di recente bocciato il ricorso che avevamo presentato in merito alla nomina dell’Autorità delle minoranze linguistiche direttamente da parte del presidente del Consiglio provinciale, senza rispettare il quorum dei due terzi dei membri del Consiglio stesso. 

A seguire le considerazioni che a mio avviso scaturiscono dalla sentenza del TAR e che in un certo modo ridimensionano il ruolo e le funzioni che il legislatore avrebbe voluto affidare all’Autorità delle minoranze linguistiche nel 2008.

* * * * *

Il ricorso al tribunale amministrativo regionale era stato promosso ritenendo che la tutela dei diritti delle minoranze linguistiche fosse un elemento fondante dell’autonomia del Trentino-Alto Adige e che la procedura di nomina dell’Autorità per le minoranze linguistiche dovesse essere incardinata sull’assemblea consiliare, quale massimo organo rappresentativo dell’istituzione provinciale. La convinzione alla base del ricorso era che l’ipotesi di demandare la funzione di nominare l’Autorità al Presidente del Consiglio provinciale fosse incoerente con lo spirito dello stesso Statuto di autonomia e della legge provinciale sulla tutela e promozione delle minoranze linguistiche locali.

Il presupposto dell’iniziativa presentata in sede di giustizia amministrativa si basava sull’assunzione che l’Autorità, così come voluto dal legislatore provinciale che aveva stabilito un quorum dei due terzi dei consiglieri per la sua nomina, fosse rappresentativa di una quota più che significativa delle componenti politiche del Consiglio. Ciò al fine di superare la logica della maggioranza semplice e di garantire l’autorevolezza necessaria per l’intera durata del mandato che è, specificatamente, di 7 anni.

Nel caso di specie il legislatore provinciale nel 2008 previde l’istituzione di un organismo indipendente e autorevole che, accanto a poteri di ispezione, vigilanza e valutazione circa la corretta attuazione della normativa, esercitasse anche un’attività consultiva nei confronti degli enti che in materia hanno responsabilità, praticando in questo modo anche una funzione di sensibilizzazione. In sostanza, il legislatore istituì un soggetto di mediazione, con poteri non meramente sollecitatori affinché si preoccupasse che, nella fase di attuazione delle norme, queste fossero ricondotte ad una politica univoca e coerente. La natura di organo di garanzia o “Autority”, avrebbe dovuto implicare necessariamente una indipendenza dagli altri poteri, una autorevolezza e una forte legittimazione. Tali condizioni avrebbero dovuto essere garantite (1) dalla collegialità dell’organo, (2) dai requisiti particolarmente rigorosi richiesti per la copertura dell’ufficio, quali l’alta e riconosciuta professionalità, la competenza e l’autonomia di giudizio, e (3) dalle modalità della nomina che avrebbe dovuto essere effettuata dal Consiglio provinciale con una maggioranza qualificata, in modo da non essere espressione solo di una maggioranza politica. Il proposito del legislatore, come chiaramente espresso nella relazione illustrativa, fu di affidare a tale organo anche le funzioni che esercita altrove il Difensore civico, per l’economicità del sistema, per sottolineare la particolarità delle problematiche che riguardano le minoranze linguistiche e le loro peculiari istituzioni e per aumentarne il prestigio. Oltre a poteri di vigilanza, l’Autorità avrebbe dovuto esercitare attività consultiva e di segnalazione a vario livello, ponendosi come un luogo particolarmente autorevole a supporto dell’equilibrio e dell’efficacia delle politiche a favore delle minoranze. Inoltre, l’Autorità avrebbe dovuto esercitare una importantissima funzione di difesa civica nei luoghi di insediamento delle popolazioni di minoranza, tale da unire alle competenze professionali di ordine giuridico, una particolare sensibilità verso le problematiche minoritarie più delicate.

Il giudice, pur tenendo conto della novità e della complessità delle questioni sollevate nel ricorso, non lo ha ritenuto fondato.

Il giudice ha puntualizzato la distinzione tra le Camere del Parlamento ed i Consigli regionali (e provinciali): le prime sono manifestazione di sovranità, mentre i secondi sono semplicemente espressione di una posizione di autonomia. In questa chiave di lettura, pur riconoscendo la discrezionalità del legislatore provinciale di individuare l’organo a cui assegnare l’esercizio del potere sostitutivo, ha stabilito che anche in caso di nomine di competenza consiliare vale il principio fondamentale del potere sostitutivo assegnato ad un organo monocratico, nel caso specifico al Presidente del Consiglio.

Il giudice ha inoltre considerato perentorio il termine di 60 giorni fissato dalla legge provinciale sulla proroga degli organi amministrativi applicandolo alla procedura di nomina dell’Autorità, la quale in alcuni passaggi è stata classificata come mero organo di natura amministrativa mentre in altri passaggi come autorità indipendente di garanzia.

Il giudice non ha riconosciuto il grado di indipendenza e di autonomia che invece viene riconosciuto al Difensore civico, la cui procedura di nomina è disciplinata dal Regolamento interno del Consiglio a differenza della procedura di nomina dell’Autorità. Sul punto, il Giudice ha fatto inoltre notare che l’unica norma dello Statuto di autonomia che consente una delega di funzioni non legislative (essendo espressamente esclusa la delega per la funzione legislativa) riguarda solamente il Consiglio regionale, come si evince dall’art. 46 dello Statuto di autonomia, non richiamato per i Consigli provinciali dall’art. 49 dello Statuto medesimo. Lo Statuto, all’art.15, specifica altresì che è la Provincia (e non il Consiglio) che assicura la destinazione di stanziamenti per la tutela e la promozione dei diritti delle minoranze linguistiche. Il giudice ribadisce che le funzioni dell’Autorità hanno pertanto natura prettamente amministrativa e non rientrano tra quelle che spettano al Consiglio provinciale, il quale si limita a mettere a disposizione locali e dotazioni finanziarie e di personale.

Degno di attenzione il fatto che in forza della legge statale valida per regioni ordinarie e speciali e che è stata copiata a livello provinciale, solo la figura del Difensore Civico è esclusa espressamente dall’ambito applicativo della disciplina in materia di prorogatio. Il giudice non ha dunque ritenuto l’Autorità un organo con un rango eguale a quello del Difensore civico, che invece era obiettivo dichiarato dal legislatore nel 2008, consentendo così di nominarla attivando l’iter per l’esercizio del potere sostitutivo. In questa “classifica” di rilevanza istituzionale, il Garante dei diritti dei minori e il Garante dei diritti dei detenuti si trovano invece in una situazione intermedia poiché pur non essendo esplicitamente esclusi dall’applicazione della norma sulla proroga degli organi amministrativi, la legge provinciale sugli organi di garanzia prevede che continuino ad esercitare provvisoriamente le proprie funzioni fino alla nomina del nuovo titolare. Va da sé che secondo questa interpretazione è ora azzardato pensare che l’Autorità possa esercitare quelle funzioni di difesa civica che il legislatore avrebbe voluto affidarle per le problematiche minoritarie più delicate.

Con riguardo alle procedure di consultazione informale dei rappresentanti delle minoranze linguistiche avviate dal Presidente Kaswalder su mandato della conferenza dei presidenti di gruppo per la ricerca dei soggetti da nominare, il giudice ha concluso che non è possibile ritenere che tale autovincolo abbia trasformato l’Autorità in un organo rappresentativo delle minoranze linguistiche. Nonostante il carattere superfluo e non vincolante di simili consultazioni, il giudice ha ritenuto sufficiente il parere del sindaco di Luserna espresso per conto dell’amministrazione comunale pur senza aver convocato il Consiglio comunale. Ha valorizzato la convocazione dell’assemblea mochena che si è espressa all’unanimità sulla nomina proposta in occasione della svolgimento dell’assemblea stessa. Infine, pur in assenza di previsioni normative specifiche e di prassi consolidate, ha riconosciuto la preminenza del consigliere provinciale ladino rispetto al Procurador General de Fascia, in qualità di rappresentante del Comun General de Fascia, nella scelta del candidato ladino.

Preso atto della sentenza del giudice, la conclusione è che ai sensi della normativa vigente l’Autorità delle minoranze linguistiche può essere nominata direttamente dal Presidente del Consiglio provinciale senza il raggiungimento del quorum dei due terzi dei componenti dell’assemblea ossia senza il coinvolgimento dei gruppi politici di minoranza nella scelta di profili più adeguati. È quindi sufficiente far decorrere i 60 giorni dal termine di fine mandato dell’Autorità uscente per nominarne una nuova rappresentativa della sola maggioranza politica semplice di cui il Presidente del Consiglio e il Presidente della Giunta provinciale sono espressione.

* * * * *

La sentenza 9/2022 del Tar di Trento è stata pubblicata sul sito della Giustizia Amministrativa il 24 gennaio 2022:

N. 00009/2022 REG.PROV.COLL.
N. 00105/2021 REG.RIC.

versione Pdf della sentenza 9/2022 del Tar di Trento 

* * * * *

Segui i canali per restare aggiornato:

One Reply to “In base alla legge l’Autorità delle minoranze linguistiche può essere nominata dalla sola maggioranza provinciale. Considerazioni in merito alla sentenza del TAR di Trento.”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...