Reddito di cittadinanza e salario minimo europeo: soluzioni per dare dignità al lavoro e combattere sfruttamento e dumping salariale

Il lavoro deve dare dignità, non tradursi in sfruttamento. Per questo il M5S ha introdotto il reddito di cittadinanza e ora sta lavorando al salario orario minimo, che per funzionare bene dovrà però avere base europea. In tanti criticano, ma la loro idea di fondo è solo di continuare con un sistema basato sullo sfruttamento e su produzioni a basso e bassissimo valore aggiunto, un “modello” che se mantenuto ci vedrà sempre più perdenti nei confronti dei Paesi dove il costo della vita è enormemente più basso del nostro. Quello che dobbiamo fare è produrre secondo i bisogni, in maniera migliore e proponendo merci e servizi ad alto valore aggiunto. La strada della competizione al ribasso, che piace tanto a quelli del PD, è un vicolo senza uscita dal quale il M5S sta cercando di far uscire l’Italia e anche il Trentino.

Qualche tempo fa il sindaco di Gabicce Mare Domenico Pascuzzi (PD) si è lamentato del reddito di cittadinanza. A quanto pare, secondo la sua “illuminata” visione, nel Comune  da lui amministrato quest’anno mancherebbero giovani disponibili a lavorare come camerieri, bagnini, ecc. La “colpa” a suo dire sarebbe del reddito di cittadinanza. Una posizione piaciuta tanto al “sentore semplice” Matteo Renzi, che l’ha subito fatta propria.

C’è del vero in quanto vanno raccontando Pascuzzi e Renzi? Come sempre quando parlano questi signori è più che lecito esercitare il dubbio, anche perché rifiutare un lavoro quando si usufruisce del reddito di cittadinanza porta a farselo cancellare (come sanno anche i sassi, se si rifiutano 3 offerte di lavoro si perde il reddito). La questione più che altro è legata alle condizioni imposte per certe occupazioni stagionali. Ad esempio c’è chi parla di paghe effettive da 2 euro all’ora per turni da almeno 10 ore al giorno, sette giorni a settimana. In pratica sfruttamento, perché il lavoro va pagato decentemente e qui saremmo ben sotto ai minimi contrattuali, dunque, se il reddito rende difficile praticare questi comportamenti predatori, sta semplicemente facendo ciò per cui è stato creato. Basterà pagare gli stagionali come da contratto per il loro settore, invece di farli lavorare come muli per paghe da fame e il “problema”, con buona pace degli “amici dello sfruttamento” Renzi & Pascuzzi, sparirà.

Una polemica apparentemente simile è stata rilanciata in questi giorni anche in Trentino. A quanto pare in agricoltura si faticano a trovare stagionali da impiegare nel settore agricolo. In particolare mancherebbero lavoratori dall’est Europa, che trovano lavoro con più facilità vicino a casa loro e quindi preferiscono restarci invece di venire a raccogliere mele in Trentino. In questo caso è un po’ difficile dare la colpa al reddito di cittadinanza, ma non manca chi rimpiange i “voucher vecchio stile” (cioè senza controlli). Si dice, giustamente, che potrebbe essere l’occasione per dare lavoro ai “nostri disoccupati”. L’idea è da sottoscrivere in pieno, ma bisogna mettere subito in chiaro che la prospettiva non può (e non deve) essere quella di sottopagare i lavoratori per sostenere turni massacranti, senza magari la certezza di un giaciglio. In settori come l’agricoltura e il turismo può starci che una parte della manodopera sia costituita da personale “alle prime armi”, ad esempio gli studenti, ma il principio che il lavoro va retribuito deve restare un punto fermo e uno degli impegni deve essere di qualificare la manodopera. Se invece si vogliono solo “muli” da far lavorare a sfinimento pagandoli poco e dando in cambio il meno possibile allora è meglio lasciar perdere. Un cameriere, ma anche un cernitore, che lavora bene porta valore aggiunto a chi lo impiega e questo gli va riconosciuto. La professionalità, che serve come il pane anche in Trentino, va costruita e adeguatamente remunerata. Fare impresa partendo dal presupposto dello sfruttamento (lecito o meno) dei lavoratori alla lunga non porta da nessuna parte, a meno che la prospettiva non sia la reintroduzione dello schiavismo come “forma contrattuale permanente”.

Il M5S su questi temi c’è e lo prova con i fatti. Dopo il reddito di cittadinanza vogliamo introdurre il salario minimo europeo che serve proprio a dare dignità al lavoro limitando lo sfruttamento. Una posizione che fra l’altro è stata inaspettatamente rilanciata persino da Merkel e Macron. Se l’Unione Europea vuole esistere al di là delle minacce di “procedura per debito eccessivo”, è necessario mettere fine alle strategie di dumping che vengono sfruttate per favorire le delocalizzazioni, garantendo a tutti i cittadini europei retribuzioni dignitose. Senza dimenticare di prendere in mano anche la questione dei paradisi fiscali interni, ad esempio il Lussemburgo o Malta. Solo facendo questo l’Europa potrà riguadagnare il credito che ha perduto negli anni dando luogo a politiche che hanno traditole promesse iniziali in cui milioni di persone avevano creduto.

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