Mediocredito Trentino Alto Adige Spa è una banca pubblica che funziona, incomprensibile volerla privatizzare!

Da una lettera che avevamo inviato lo scorso 12 luglio al direttore del quotidiano Trentino (e che ad oggi non ci risulta aver trovato pubblicazione) è nata un’interrogazione sulle sorti di Mediocredito Trentino Alto Adige Spa, una banca pubblica coi bilanci in utile, pensata per dare sostegno alle piccole e medie imprese del territorio che la vecchia e la nuova maggioranza hanno deciso di vendere (acquirente dato in pole position, il gruppo Cassa Centrale Banca). La scelta appare molto opinabile per non dire incomprensibile. L’ente pubblico detiene il pacchetto di controllo di un istituto di credito che funziona e che ha come mission il sostegno alle piccole e medie imprese, le quali hanno fra i problemi principali proprio l’accesso al credito e si decide di vendere il tutto anche se non è ancora chiaro con quali modalità e si dichiara di volerne mantenere il ruolo “territoriale”, sebbene non si comprenda come ciò sarebbe possibile affidandosi ad un gruppo che di fatto è nazionale.

Questo il testo della lettera che avevamo inviato al direttore Paolo Mantovan il 12 luglio scorso:

Lo scorso 3 luglio, il Presidente Fugatti ha messo per iscritto che la Giunta Provinciale a trazione leghista – quella che stando alle parole del suo leader Matteo Salvini dovrebbe essere vicina ai territori, vicina alle piccole e medie imprese e lontana dal favorire gli interessi dei grandi gruppi finanziari – conferma la decisione della precedente Giunta targata PD di procedere alla cessione della quota in mano pubblica di Mediocredito Trentino-Alto Adige Spa.

Vediamo se abbiamo capito bene: c’è una banca partecipata in maggioranza dalla Provincia di Trento e da quella di Bolzano, che da oltre 60 anni sostiene lo sviluppo delle piccole e medie imprese sul territorio; che ha prodotto utili negli ultimi tre anni consecutivi; che ha un livello di solidità patrimoniale unico nel panorama italiano, con un Cet1 ratio pari al 18,56% a fine 2018 (la media delle banche italiane è uguale al 13,3% tanto per farsi un’idea); che ha ricevuto una valutazione sull’affidabilità creditizia dall’agenzia di rating Moody’s migliore di quella riconosciuta al governo italiano.

Bene, di fronte a questi numeri cosa decide di fare la Giunta Fugatti, in perfetta continuità con quella Rossi? Vendere la quota pubblica della banca sul mercato.

Il tutto in un contesto in cui la spinta propulsiva allo sviluppo del territorio delle Cassa Rurali sta venendo meno dopo l’adesione a un Gruppo Bancario che formalmente conserva le vestigia cooperative, ma che sta già operando come una vera e propria Spa (come ha ammesso in campagna elettorale lo stesso Fugatti).

Mi chiedo, a nome del Movimento 5 Stelle, quanto sia strategicamente opportuno collocare sul mercato una banca pubblica che storicamente è preposta al sostegno delle nostre imprese del territorio. E che potrebbe diventare banca pubblica per gli investimenti.

Duole constatare che dopo il credito cooperativo prosegue la linea di progressivo smantellamento di qualsiasi presidio creditizio a sostegno del nostro territorio. Ce lo saremmo aspettati dal PD ma non dalla Lega di Salvini, che Fugatti rappresenta qui in Trentino.

Il tema non è in ogni caso nuovo. Il M5S se n’era occupato nella scorsa legislatura grazie ad un’interrogazione di Filippo Degasperi. All’epoca non era stata fornita risposta e così l’interrogazione è stata ripresentata nel novembre scorso ed ha ottenuto risposta a luglio di quest’anno, da cui lo spunto per la lettera che trovate qui sopra. Qui potete trovarne il testo: interrogazione n. 79/XVI

La risposta ottenuta, sebbene molto articolata non contribuisce a far svanire i nostri dubbi anzi li alimenta, perché appare chiara la volontà di dismettere un asset che sarebbe utile tornasse sotto il pieno controllo pubblico in modo da poter perseguire senza impacci il suo mandato. Inoltre le recenti dichiarazioni del presidente Fugatti in merito alla questione hanno aggiunto incertezze, ecco dunque che abbiamo presentato una seconda interrogazione, nella speranza che si faccia finalmente chiarezza su una questione di grandissima importanza per il sostegno al tessuto produttivo trentino!

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Interrogazione n. 751/XVI a risposta scritta: Dismissione delle quote di proprietà pubblica del pacchetto azionario di Mediocredito Trentino Alto Adige spa

nella seduta del 4 aprile 2019 della Prima commissione permanente, in sede di discussione in merito alla proposta di deliberazione della Giunta provinciale sull’approvazione del programma triennale per la riorganizzazione e il riassetto delle società provinciali per il periodo 2018-2020, l’Assessore allo sviluppo economico, ricerca e lavoro, in riferimento al futuro dell’istituto di credito Mediocredito Trentino Alto Adige Spa, affermava di aver assunto la delega delle partecipate provinciali solo di recente e di abbisognare pertanto di un periodo di tempo utile a fare chiarezza rispetto alla situazione del succitato istituto bancario sia da un punto di vista economico che contabile e finanziario;

nella medesima seduta, a domanda specifica del consigliere del gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle, l’assessore rispondeva che su Mediocredito era ancora tutto in discussione spiegando che le voci che stavano circolando (l’acquisizione di Mediocredito da parte di Cassa Centrale Banca, ndi) non corrispondevano all’avvio di una reale procedura di cessione delle quote pubbliche. A conclusione del punto di discussione su Mediocredito l’assessore ribadiva la volontà di definire questo importante settore del credito locale, ma anche la necessità di procedere con valutazioni approfondite, affermando che la commissione tecnica avrebbe operato entro tre mesi dall’approvazione della delibera giuntale in discussione e che Mediocredito sarebbe stato fra le partite più urgenti. L’assessore non offriva  quindi alcuna indicazione concreta circa il futuro di Mediocredito smentendo qualsiasi tipo di ipotesi in merito all’alienazione delle quote societarie in capo alla Provincia;

da notizie di stampa si apprende della disponibilità enunciata dal presidente della Provincia Autonoma di Trento a considerare la cessione delle quote azionarie che l’ente pubblico da lui presieduto detiene in Mediocredito all’istituto di credito Cassa Centrale Banca. In particolare, nel merito di come la Provincia di Trento intenda muoversi rispetto al destino della summenzionata banca, il presidente Fugatti ha dichiarato alla stampa quanto segue: “Da parte della giunta provinciale è in corso un’attenta valutazione sul come muoverci rispetto al futuro di questa banca. Ci sono delle attenzioni che arrivano da quel settore, sì quello del credito cooperativo, e che noi dovremo prendere oggettivamente in considerazione. Lo faremo in tempi brevi. Va però valutato il fatto che Mediocredito dovrà continuare ad avere un radicamento trentino e restare al servizio di questa comunità” (Mediocredito, Ccb si fa avanti «Resti però radicato qui» – Trentino, 02 settembre 2019);

Mediocredito Trentino Alto Adige Spa è una società operante nel settore del credito, prevalentemente a medio-lungo termine, di cui la Provincia autonoma di Trento detiene una percentuale azionaria del 17,5% su un totale di capitale sociale di 58.484.608 Euro e di patrimonio netto di 184.579.757 Euro al 31 dicembre 2017. La società svolge un ruolo chiavo nello sviluppo del credito a servizio del territorio e del relativo sistema socio-economico, tuttavia, con delibera di Giunta provinciale n.713 del 12 maggio 2017 è stato avviato un piano di razionalizzazione che prevede l’alienazione delle quote in accordo e congiuntamente agli altri soci pubblici;

con deliberazione della Giunta provinciale n.513 del 12 Aprile 2019 è stato approvato il documento “Terza relazione sullo stato di attuazione del Programma per la riorganizzazione e il riassetto delle società provinciali – 2016”, approvato con deliberazione giuntale n.542 di data 8 aprile 2016. Nella relazione si legge quanto segue con riferimento al settore del credito:

  1. Con riferimento al settore del credito il Programma, adottato con deliberazione giuntale n. 542 di data 8 aprile 2016, stabilisce quanto segue: “per Mediocredito Trentino Alto Adige S.p.A. si ribadisce l’indirizzo di farne la banca di sistema di medie dimensioni, territorialmente vocata alle imprese, anche in attesa che si abbia contezza della riforma delle banche di credito cooperativo a livello nazionale e sia oggetto di monitoraggio la situazione dei crediti nell’area del Triveneto, oggetto del perimetro d’azione della banca medesima”;
  2. In sintesi la proposta contenuta nella delibera giuntale n. 713/2017 è la seguente: “ravvisa l’opportunità di sciogliere la riserva su Mediocredito Trentino Alto Adige S.p.A., per la quale la riforma delle banche popolari e di quelle del credito cooperativo a livello nazionale, il monitoraggio dei crediti deteriorati nell’area del Triveneto, oggetto del perimetro d’azione della banca in oggetto, e il rispetto della disciplina europea in materia di Aiuti di Stato orientano la strategia provinciale ad imboccare la strada dell’alienazione della propria quota in accordo e congiuntamente agli altri soci pubblici;”;
  3. nel capitolo relativo alla riconfigurazione strategica della missione di interesse generale delle società provinciali si richiama il protocollo d’intesa approvato con delibera n.570 il 7 aprile 2017 per la per la definizione di un percorso di valorizzazione condiviso tra Regione autonoma Trentino-Alto Adige, Provincia autonoma di Trento e Provincia autonoma di Bolzano delle rispettive partecipazioni paritetiche (17,49%) in Mediocredito. Nel Protocollo è stata condivisa la “necessità di definire in maniera coordinata di un percorso di valorizzazione di Mediocredito Trentino Alto Adige S.p.A. con l’obiettivo di rafforzare la società al fine di favorire la solidità della banca e la vocazione territoriale a sostegno dello sviluppo locale, con azzeramento della partecipazione pubblica, così da favorire l’apertura a nuove risorse essenziali per il rilancio di Mediocredito”;
  4. nella prima metà del 2018, una volta acquisito il Report per individuare il range di valutazione della partecipazione dei soci pubblici in Mediocredito, è stata avviata la procedura per l’individuazione dell’Advisor legale che dovrà affiancare il Gruppo di Lavoro composto dai Soci pubblici di Mediocredito Trentino Alto Adige S.p.A. nel percorso di individuazione di un operatore interessato all’acquisto dell’intera partecipazione detenuta dai soci pubblici stessi;
  5. con riguardo al punto 4 specifica quanto segue: “In particolare, il soggetto affidatario dell’incarico di consulenza legale dovrà consegnare ed illustrare al Gruppo di lavoro una chiara e sintetica relazione, in cui: (i) descrivere lo schema generale di vendita ritenuto più adatto alle caratteristiche di Mediocredito Trentino Alto Adige S.p.A. all’attuale andamento del mercato (con evidenza di punti di forza e debolezza); (ii) indicare i principali adempimenti posti in capo ai Soci pubblici e la tempistica indicativa del percorso di valorizzazione, le modalità di strutturazione della gara e l’elenco dei principali atti di gara, nonché dei documenti connessi e conseguenti al “closing”; (iii) procedere, in caso di attivazione della procedura di vendita, al necessario supporto per il percorso di valorizzazione della banca in parola nelle successive fasi all’indizione della gara. La procedura di gara è tuttora in corso. Quindi, la procedura di alienazione, il cui termine è previsto al 31 dicembre 2019, potrà essere avviata solo dopo l’affidamento dell’incarico di advisor legale”;

nel Programma triennale per la riorganizzazione e il riassetto delle società provinciale 2018-2020 approvato con deliberazione della Giunta provinciale n.514 del 12 Aprile 2019, in attuazione dell’art.18 della legge provinciale 10 febbraio 2005, n.1 (Disposizioni in materia di società partecipate dalla Provincia) si conferma che nel settore del credito sono in corso le operazioni di dismissione delle partecipazioni in Mediocredito; 

Mediocredito è un istituto di credito che da oltre 60 anni sostiene lo sviluppo delle piccole e medie imprese sul territorio, che ha prodotto utili dal 2011 al 2018 con la sola esclusione dell’anno 2015 e che ha un un livello di solidità patrimoniale unico nel panorama italiano, con un Cet1 ratio (il rapporto tra la somma del capitale versato, delle riserve e degli utili non distribuiti con gli impieghi ponderati per il rischio) pari al 18,56% a fine 2018 (la media delle banche italiane è uguale al 13,3%); che ha ricevuto una valutazione sull’affidabilità creditizia dall’agenzia di rating Moody’s migliore di quella riconosciuta al Governo italiano;

di fronte a tali numeri risulta difficile comprendere la scelta di alienare le quote pubbliche, a maggior ragione in un contesto in cui la spinta propulsiva allo sviluppo del territorio delle Cassa Rurali sta venendo meno dopo l’adesione al Gruppo Bancario Cooperativo Cassa Centrale Banca. Il gruppo di Cassa Centrale, infatti, formalmente conserva le vestigia cooperative, ma sta già operando come una vera e propria Spa, come si è dimostrato con l’acquisizione della dissestata Cassa di Risparmio di Genova e Imperia (Carige Spa) per via del buco miliardario causato dalla gestione dell’ex presidente Giovanni Berneschi (condannato dalla Corte d’Appello di Genova a 8 anni e 7 mesi per truffa nel processo d’appello sulla maxi truffa ai danni del ramo assicurativo Carige Vita Nuova);

le opportunità insite al ruolo di Mediocredito sono quelle di diventare, in una logica di diversificazione della composizioni degli attori operanti nel settore del credito, una banca pubblica per gli investimenti valorizzando la funzione storica di sostegno delle imprese del territorio. Il testo unico in materia di società a partecipazione pubblica (D.lgs. 19 agosto 2016, n. 175) non lo vieterebbe, eppure, a dispetto delle prospettive per uno sviluppo territoriale incardinato su un istituto di credito pubblico sano ed efficiente, si decide di smantellare i pilastri che hanno distinto Mediocredito per 60 anni. Con l’eventuale cessione delle quote pubbliche di Mediocredito il settore del credito trentino perderebbe anche la connotazione pubblica, dopo aver perso quella cooperativa con l’adesione delle rurali trentine al gruppo Cassa Centrale;

tutto ciò premesso si interroga il Presidente della Provincia per sapere

  1. se abbia considerato o se intenda considerare lo stralcio degli impegni assunti dalla Giunta provinciale in ordine all’alienazione delle quote possedute in Mediocredito con la delibera giuntale n. 713/2017 e confermati nel Programma triennale per la riorganizzazione e il riassetto delle società provinciale 2018-2020;
  2. se abbia considerato o intenda considerare la trasformazione di Mediocredito in una banca pubblica di investimenti in una logica di diversificazione dei soggetti operanti nel settore del credito locale e valorizzando la funzione storica di sostegno delle imprese trentine e di sviluppo locale del territorio;
  3. quale sia lo stato dell’arte riguardo alla consulenza legale per produrre lo schema generale di vendita di Mediocredito e per seguire l’intera procedura di alienazione in considerazione che il termine di perfezionamento di quest’ultima è stato fissato al 31 dicembre 2019;
  4. nel caso in cui intendesse procedere con la dismissione delle quote di proprietà pubblica del pacchetto azionario di Mediocredito Trentino Alto Adige Spa, tramite quali strumenti intenda garantire il “radicamento trentino” della summenzionata banca.

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