Lago d’Idro: la partecipazione dal basso che difende il futuro dell’acqua

L’intervento che segue è stato pubblicato sul mensile d’inchiesta Questo Trentino nel numero di novembre, attualmente disponibile in edicola.
Insieme a Lorenzo Leoni abbiamo voluto raccontare l’esperienza partecipata e interregionale per la difesa dell’ecosistema del lago d’Idro e del fiume Chiese — una battaglia di avanguardia, spesso ignorata dall’intellighenzia delle aree urbane trentine e pervicacemente ostacolata da molti amministratori locali, ma che rappresenta un raro esempio di cittadinanza attiva e cooperazione tra territori.
Grazie alla tenacia delle associazioni, questo impegno civile ha finalmente trovato spazio e dignità anche nelle sedi istituzionali, con una trattazione rigorosa della petizione 4/XVII da parte della Terza Commissione del Consiglio provinciale di Trento, la quale — pur tra resistenze e ambiguità politiche — è ora in procinto di approvare un atto di indirizzo condiviso da sottoporre all’aula legislativa.

Segue testo della riflessione pubblicata su QT in versione immagine e in versione testuale:

L’acqua, la memoria e la resistenza civile del Chiese

Da oltre quarant’anni, le comunità che vivono lungo il fiume Chiese e il lago d’Idro portano avanti una battaglia che ha il sapore della resistenza civile. Una lotta contro un modello di sfruttamento idrico che ha trattato l’acqua come una merce, il lago come una vasca di compenso, e il territorio come una periferia sacrificabile.

Negli anni Ottanta, le prime proteste nacquero all’interno del Coordinamento delle Pro Loco del lago d’Idro, poi confluito nell’associazione Amici della Terra Lago d’Idro e Valle Sabbia. Erano gli anni dei “prelievi barbari”, che per settant’anni avevano ridotto l’Eridio a un serbatoio stagionale, prosciugato ogni estate per irrigare la pianura bresciana. Quel sistema, figlio di un Regio Decreto del 1917, alterò gli equilibri ecologici, distrusse le rive, spense la vita ittica e scoraggiò il turismo, condannando il territorio a un declino silenzioso.

In questi decenni, le proposte per creare un Parco fluviale del Chiese, dall’alta Val di Fumo fino alla confluenza nell’Oglio, sono naufragate contro gli interessi consolidati dell’agricoltura intensiva, dell’idroelettrico e dell’industria. Settori che, in modi diversi, si sono spartiti la risorsa acqua, affermando un principio predatorio che ha impoverito l’ambiente, il paesaggio e le prospettive di sviluppo sostenibile.

Ma dove non arriva la politica istituzionale, piegata ai poteri forti, è arrivata la politica dal basso: quella dei cittadini e delle associazioni. La miccia si è riaccesa con il progetto – folle quanto simbolico – di scaricare nel fiume Chiese i reflui depurati del lago di Garda. Da quella minaccia è nata una nuova consapevolezza collettiva.

Nel 2018, con la creazione del Tavolo delle associazioni che amano il fiume Chiese e il suo lago d’Idro, e poi nel 2020 con la costituzione formale della Federazione del Chiese, è nato un soggetto collettivo capace di dare voce a tutto il bacino idrografico. Oggi la Federazione riunisce 26 realtà associative — sedici bresciane, sei mantovane e quattro trentine (Pescatori Alto Chiese, CAI-SAT Pieve di Bono, Gruppo culturale Sella Giudicarie e Ledro Inselberg) — e coordina un’azione che unisce tutela ambientale, informazione civica e partecipazione democratica.

Tra le battaglie più significative in ambito trentino c’è la petizione presentata nel Consiglio provinciale di Trento, sostenuta da centinaia di firme, per chiedere lo stop al progetto delle nuove opere di presa sul lago d’Idro: un piano da quasi cento milioni di euro che, dietro il paravento della “messa in sicurezza”, rischia di riportare il lago agli anni bui dello sfruttamento idrico.

La battaglia per il fiume Chiese e per il lago d’Idro è un esempio raro ma virtuoso di partecipazione popolare diffusa e interregionale, capace di riempire il vuoto lasciato da istituzioni spesso inerti o complici. È la dimostrazione che la cittadinanza attiva può perseguire i fini costituzionali e gli obiettivi delle convenzioni internazionali molto più efficacemente di tante strutture pubbliche. La Federazione ha dimostrato che, se si vuole, si può cambiare il corso delle cose. Come ricorda Vandana Shiva, “difendere la Terra è il più alto atto di democrazia”.

Perché il lago d’Idro e il fiume Chiese non sono solo luoghi da difendere: sono la prova che la democrazia, come l’acqua, sopravvive solo se scorre.

di Alex Marini (Amici della Terra Lago d’Idro e Valle Sabbia) e Lorenzo Leoni (Ledro Inselberg)

6 Replies to “Lago d’Idro: la partecipazione dal basso che difende il futuro dell’acqua”

  1. Ciao Alex, ho letto l’articolo su QT, molto bello!
    Mi ha fatto ricordare la nostra battaglia contro la realizzazione della diga di Valda sull’Avisio tra il 1988 e il 1995. Io fui tra i pochi ad iniziarla ma poi, soverchiato dagli impegni, dovetti defilarmi all’inizio degli anni ’90. Riuscimmo ad impedire la devastazione del basso corso dell’Avisio grazie al fatto che in giunta provinciale c’era Walter Micheli che, da convinto sostenitore dell’opera, ad un certo punto accettò di rispettare la volontà dei valligiani. In questo sicuramente aiutato dalla sua grande sensibilità verso i temi ambientali.
    a presto e grazie
    w


Scrivi una risposta a Walter Ferrari Cancella risposta