Trasporto pubblico: la “supercazzola” che oggi costa 25 euro

Mobilità pubblica accessibile: tredici anni dopo, quella proposta è diventata realtà.

L’abbonamento a 20 euro per viaggiare durante l’estate sui mezzi pubblici del Trentino ha registrato circa 20 mila adesioni. Ora la Provincia ha deciso di proseguire su questa strada, introducendo un abbonamento da 25 euro valido dal 1° settembre al 31 dicembre 2026 sull’intera rete provinciale.

È una scelta positiva, che credo vada riconosciuta come tale. Ma per chi ha vissuto la nascita e la storia del Movimento 5 Stelle in Trentino ha anche il sapore di una piccola, significativa rivincita culturale.

Già nel 2012 il M5S trentino proponeva il trasporto pubblico gratuito. Cristiano Zanella, allora candidato al Senato, ne parlava pubblicamente prendendo spunto dalle esperienze internazionali che avevano scelto di abbattere la barriera tariffaria per incentivare l’utilizzo del mezzo pubblico (nel video di TrentoToday d’epoca alle spalle si vedono Riccardo Fraccaro e il compianto fotoreporter Piero Cavagna).

L’idea era semplice ma, per l’epoca, rivoluzionaria: la bigliettazione rappresenta soltanto una parte del costo complessivo necessario per garantire infrastrutture e funzionamento del trasporto pubblico. Rinunciare in tutto o in parte a quell’entrata avrebbe certamente avuto un costo, ma molto limitato se rapportato alla spesa complessiva del sistema e, soprattutto, ai potenziali benefici sociali e ambientali.

Il punto, infatti, non era semplicemente “regalare l’autobus”. Era utilizzare la leva tariffaria per favorire un cambiamento profondo delle abitudini: rendere il trasporto pubblico così accessibile e conveniente da indurre sempre più persone a lasciare a casa l’automobile. In altre parole, investire denaro pubblico per costruire nel tempo una diversa cultura della mobilità.

Allora quelle idee venivano considerate irrealistiche. La proposta fu derisa e bollata persino come una “supercazzola” da un giornale locale.

Eppure, quattordici anni dopo, è interessante guardare alla direzione che hanno preso le politiche provinciali.

Negli anni sono state introdotte forme di gratuità e forti agevolazioni per alcune categorie. È arrivato l’abbonamento annuale da 20 euro per gli studenti delle scuole superiori. Poi l’abbonamento estivo da 20 euro aperto all’intera popolazione e ora, visto il successo dell’iniziativa, il nuovo abbonamento da 25 euro fino alla fine del 2026.

Non siamo al trasporto pubblico gratuito immaginato allora, ma la direzione intrapresa è chiaramente quella di una drastica riduzione della barriera tariffaria.

E c’è un dato che, a mio avviso, conta ancora più del numero complessivo degli abbonamenti: delle circa 20 mila sottoscrizioni dell’abbonamento estivo, 7 mila sono state caricate su nuove smart card. Significa che migliaia di persone sono entrate per la prima volta nel sistema della mobilità pubblica.

È esattamente questo il cambiamento che quella proposta cercava di innescare.

Naturalmente una tariffa quasi simbolica non basta. Se l’obiettivo è convincere davvero le persone a lasciare l’automobile, servono capillarità del servizio, frequenze adeguate e cadenzate, affidabilità, integrazione tariffaria, infrastrutture efficienti e collegamenti costruiti sulle esigenze reali dei territori. Tutti temi che negli anni hanno accompagnato quella visione della mobilità e che oggi, finalmente, sono entrati stabilmente nel dibattito pubblico trentino.

Una considerazione politica

Non credo che la politica debba ridursi a una gara per stabilire chi possa mettere la propria bandierina su un provvedimento. Se un’amministrazione realizza, anche gradualmente, qualcosa che altri hanno proposto molti anni prima, e quella scelta migliora la vita delle persone, il risultato va riconosciuto.

Ma credo altrettanto che la memoria abbia un valore.

Ci ricorda quanto sia facile liquidare come irrealistica un’idea quando mette in discussione abitudini consolidate e quanto, invece, sia importante avere il coraggio di avanzare proposte capaci di spostare un po’ più avanti il confine di ciò che la politica considera possibile.

Non tutte quelle proposte diventano realtà. Alcune vengono corrette, altre superate, altre ancora vengono realizzate da chi un tempo le contrastava. Ma se un’idea riesce a cambiare il modo in cui una comunità guarda a un problema, ha già prodotto un risultato politico.

Forse, alla fine, è proprio questo che conta di più.

La “supercazzola” di ieri, oggi, assomiglia sempre di più alla normalità.

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