Crisi industriali in Trentino: se ne esce solo con la collaborazione onesta e reciproca fra le parti

Le crisi industriali che negli ultimi anni hanno colpito il sistema produttivo trentino sono ormai molto numerose. Ad esempio, solo in questa legislatura e solo facendo riferimento ai casi passati con più enfasi alle cronache, si ricordano i casi Marangoni, Glas Vetro Alpine, Waris-Schlaefer, Lincoln Electric, Sicor e Trentino Digitale. Si tratta di situazioni che se messe assieme, pongono serissimi interrogativi per ciò che riguarda il benessere dei cittadini della nostra Provincia e danno l’indice di una tendenza preoccupante alla quale si può reagire solo fornendo risposte condivise incentrate sulla responsabilità reciproca. La strada per arrivarci appare però in salita. Proprio per questo è necessario che la politica faccia tutto il possibile per facilitare i processi, senza mettersi supinamente a disposizione di una sola delle parti. 

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Attività di ottobre 2020 – Newsletter n° 24

Mentre la pandemia da Covid si riaffacciava di nuovo minacciosa all’orizzonte, l’ottobre 2020 ha segnato un punto di svolta a suo modo storico per il Trentino. Con l’operazione Perfido la magistratura, l’antimafia e le forze dell’ordine hanno dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio l’esistenza e il radicamento delle mafie sul territorio della nostra Provincia. Non è ovviamente una bella notizia, ma quantomeno viene fatta una volta per tutte chiarezza e vengono spazzati via una volta per tutte gli argomenti di quei politicanti che per troppo tempo hanno preferito tenere la testa sotto la sabbia, consentendo così che la penetrazione delle mafie si realizzasse e si incancrenisse.

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Chiusura ex Isaf di Storo: la situazione dell’occupazione in Valle del Chiese è sempre più drammatica, la maggioranza la smetta di fare chiacchiere e metta in campo soluzioni per il lavoro!

L’annuncio della multinazionale americana Lincoln Electric di voler dismettere le sue attività a Storo nello stabilimento ex Isaf è l’ennesimo colpo al mondo del lavoro in Valle del Chiese. Stiamo parlando di una ditta che occupa circa 50 dipendenti che da un giorno con l’altro si ritroveranno senza mezzi per sostenere se stessi e le loro famiglie in base ad una decisione presa da dirigenti lontanissimi dal territorio sul quale la fabbrica è insediata, e con tutta evidenza solo in base a logiche di massimizzazione del profitto. In questo momento è doveroso dare la massima solidarietà ai dipendenti dell’ex Isaf, ma lo è ancora di più mettere in campo soluzioni che consentano loro di poter continuare a lavorare, garantendo un futuro produttivo allo stabilimento sito nella zona industriale di Storo e ai lavoratori che lì sono impiegati.

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