Appunti dall’Irlanda: per crescere la democrazia deve andare oltre alla prospettiva elettorale

Un breve report riguardo alla conferenza “Thinking outside the ballot box: democracy and the EU”, tenutasi lo scorso fine settimana a Dublino.


Come vi avevo anticipato nei giorni scorsi, venerdì 8 febbraio ero a Dublino per partecipare alla conferenza “Thinking outside the ballot box: democracy and EU”. L’incontro è stato organizzato da TASC Ireland (Think-tank for action on social change), un’organizzazione indipendente impegnata nella lotta alle disuguaglianze e a sostenere la democrazia. L’invito mi era stato esteso da Shana Cohen e Tyler West l’estate scorsa in qualità di promotore dell’iniziativa popolare sulla democrazia diretta (328-1/XVI-XV) e per l’attività svolta all’interno dell’associazione “Più Democrazia in Trentino”.

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Dopo 5 anni anni passati in pianta stabile in terra italiana per via degli impegni lavorativi e familiari, avevo una certa preoccupazione a dovermi confrontare nuovamente in un contesto transnazionale. Per fortuna ogni timore è svanito appena ho avuto modo di conoscere gli organizzatori e i partecipanti alla conferenza. Provenivamo tutti da Paesi diversi ma al tempo stesso è stato facile interagire fra noi, visti i tanti interessi in comune. Fin da subito si è percepita la voglia di conoscere le esperienze altrui e nel contempo di portare la propria. Lo scopo del resto era chiaro, costruire modelli virtuosi riguardo alla forma delle strutture rappresentative e al coinvolgimento dei cittadini nelle scelte che li riguardano.
Per quanto riguarda la conferenza in sé, posso dire che è stata senz’altro estremamente formativa. Decine di esperti hanno portato le loro esperienze pratiche, stuzzicando la voglia di approfondire i casi specifici riguardanti iniziative locali dall’alto potenziale innovativo. La conferenza è stata anche un’occasione per fare rete, offrendo la possibilità di costruire un network esteso oltre i confini nazionali per affrontare tutti quei temi che hanno a che vedere con la partecipazione popolare ai processi decisionali e alle scelte pubbliche.
La giornata si è sviluppata essenzialmente in 4 momenti. La prima parte è stata dedicata agli interventi di presentazione tra i quali si è distinto quello di Tom Arnold, presidente della Convenzione Costituzionale irlandese del 2012 (qui dialogo tra Paul Blokker e Riccardo Fraccaro), rivelatasi un formidabile esempio capace di riunire nel proprio ambito le decisioni dei rappresentanti politici, i processi deliberativi di cittadini estratti a sorte e le decisioni finali affidate dell’interno corpo elettorale, producendo numerosi mutamenti dell’impianto costituzionale irlandese che la cittadinanza attendeva da anni, come ad esempio la legalizzazione dell’aborto. Dopo gli interventi introduttivi è stata la volta degli relatori invitati ad esprimere le loro opinioni nel cosiddetto fishbowl debate, un dibattito dinamico dove le risposte devono essere brevi e le domande possono arrivare sia dal moderatore che dal pubblico.22187 - 241

Ho avuto l’onore di partecipare al primo dibattito dove si è parlato di democrazia a livello locale, mentre gli altri 2 si sono occupati del rinnovo della fiducia nei confronti della democrazia rappresentativa (“Restoring faith in representative democracy”) e della costruzione di nuove forme democratiche per il funzionamento dell’Unione Europea (“Building democratic structures in EU”).
Il dibattito cui ho partecipato è stato moderato da Maria Freitas, Senior Policy Advisor della Foundation for European Progressive Studies. Assieme a me, una serie di innovatori sociali nei processi partecipativi, nell’ordine:

Sintetizzando in maniera estrema la discussione, diciamo che gli interventi, lungi dal proporre ricette risolutive per tutti i problemi, hanno però saputo offrire spunti di riflessione non banali su progetti di rigenerazione democratica a livello locale riguardo ai temi della democrazia deliberativa, della cittadinanza attiva e delle campagne pubbliche di informazione. Si è parlato di demosortecrazia e di giurie dei cittadini, quelli che nel disegno di legge di iniziativa popolare avevamo definito pritani, un concetto che negli anni scorsi ha suscitato la derisione di tanti politici e “ben introdotti”, ma che sta prendendo piede e trovando applicazione in Paesi come il Belgio, l’Irlanda o la Polonia, quest’ultima nota per le politiche reazionarie a livello nazionale ma meno per gli esperimenti democratici virtuosi che hanno avuto luogo dapprima nella città di Danzica e che ora si stanno diffondendo oltre le sue mura. Si è parlato di informazione e coinvolgimento dei cittadini, perché non è vero che sono apatici. Al contrario, se correttamente stimolati ed ascoltati possono essere i protagonisti del mutamento in termini di giustizia sociale, tutela dell’ambiente, redistribuzione più equa della ricchezza e lotta ai privilegi ma anche per il pieno riconoscimento dei diritti civili e sociali.

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Terminato il nostro dibattito sono seguiti gli altri due, dove si è ragionato del ruolo della rappresentanza politica e della prospettiva di un’Europa aperta e inclusiva. Infine, la chiusura è toccata a Mike Jennings, presidente di Tasc, che non ha potuto far altro che esprimere la soddisfazione per una conferenza che ha portato su un unico tavolo esperienze e soggetti di diversa estrazione e provenienza, in una narrazione leggera ma per questo stimolante e a tratti avvincente.22187 - 239

Per quanto mi riguarda è stata un’esperienza di cui farne tesoro. Ho avuto la dimostrazione pratica che un modo differente di concepire il potere esiste perché esistono casi concreti e virtuosi dove si è realizzata una politica diversa da quella a cui ci siamo abituati. Non è vero che debba per forza esistere un soggetto o una categoria di soggetti cui si sia obbligati a demandare il comando. Che il potere venga esercitato in una logica competitiva, incardinata sul binomio dominio-obbedienza non è una realtà inesorabile o un processo necessario. Se se ne creano le condizioni, il potere può essere diffuso ed esercitato in una logica di partecipazione e di altruismo sociale, dando anche ai cosiddetti soggetti deboli voce riguardo ai processi decisionali. Per quanto difficile sia veicolare un simile messaggio nel contesto politico-istituzionale italiano, credo che debba essere compito di tutta la rappresentanza politica lavorare per decentrare il potere e responsabilizzare la cittadinanza, affinché gli spazi dove questa può essere protagonista siano sempre più numerosi e più ampi.
Questa la lezione che mi mi sono portato a casa dalla verde Irlanda e che ha rafforzato in me la volontà di realizzare anche qui da noi quella rivoluzione democratica di cui abbiamo disperatamente bisogno per progredire come cittadini e come Nazione.

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Jennings Marini

Marini e Arnold

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