Proposta di mozione per assicurare libero accesso al protocollo informatico ai consiglieri comunali

Ieri ho presentato una proposta di mozione per dare sostanza al diritto dei consiglieri comunali ad avere accesso alla documentazione che gli serve per poter svolgere appieno il loro mandato.

Purtroppo capita spesso che gli uffici della pubblica amministrazione neghino ai consiglieri comunali documenti da loro richiesti ed utili allo svolgimento delle loro funzioni di rappresentanza della collettività. Questo comportamento non è quasi mai corretto. Esiste infatti un’ampia giurisprudenza che specifica come ai consiglieri comunali non possa essere impedito di conoscere la documentazione inerente al loro mandato e neppure sia consentito ad alcuno di sindacare sulle motivazione per cui essi ne facciano richiesta. Dal momento che in Trentino gli enti locali spesso e volentieri non se ne danno per inteso e continuano a negare questo diritto fondamentale dei consiglieri, ho presentato una mozione con cui chiedo alla giunta provinciale di prendere provvedimenti per indurre anche gli uffici più recalcitranti a dare piena attuazione alla Legge.

Nella stessa mozione chiedo anche che vengano assunte tutte le iniziative necessarie per far sì che i Comuni e le Comunità di Valle del Trentino predispongano strumenti informatici utili a garantire ai consiglieri comunali il pieno e libero accesso al registro di protocollo e al sistema informatico di gestione dei documenti delle amministrazioni comunali anche tramite computer.

Mi impegnerò a far calendarizzare la proposta di mozione il prima possibile.

Segue versione integrale della proposta di mozione 47/XVI “Interventi per assicurare la piena attuazione del diritto di accesso agli atti ed alle informazioni da parte dei consiglieri comunali”

l’articolo 43 del Tuel riconosce il diritto dei consiglieri comunali di ottenere dagli uffici del comune, nonché dalle loro aziende ed enti dipendenti, tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all’espletamento del proprio mandato, con il solo vincolo di essere tenuti al segreto nei casi specificatamente determinati dalla legge;

l’articolo 13 del Tulroc (Testo unico delle leggi regionali sull’ordinamento dei comuni della regione Trentino-Alto Adige), facendo esplicito riferimento all’articolo 22 della legge n. 241 del 1990, riconosce il diritto di accesso dei consiglieri comunali analogamente a quanto previsto dal Tuel;

l’istituto giuridico dell’accesso alle informazioni dei consiglieri comunali è espressione del principio democratico dell’autonomia locale e della rappresentanza esponenziale della collettività e persegue il fine di consentire al consigliere di poter esercitare il proprio mandato, verificando e controllando il comportamento degli organi istituzionali decisionali dell’ente locale;

la giurisprudenza ha affermato in più di un’occasione che al consigliere che lo richieda spetta la copia dei documenti cui chiede di accedere e che, in linea di principio, non sia dovuto al comune, da parte del consigliere, alcun rimborso per le spese di riproduzione, in ragione dell’interesse pubblico perseguito nello svolgimento del mandato. In tal senso, è esemplificativa la pronuncia del Consiglio di Stato, sez. V, resa con sentenza 976/1994;

il Consiglio di Stato, con la sentenza 4855/2006 sez. IV, ha altresì specificato che al consigliere comunale non può essere opposto alcun diniego (salvo i pochi casi eccezionali e contingenti, da motivare puntualmente e adeguatamente, e salvo il caso – da dimostrare – che lo stesso agisca per interesse personale), determinandosi altrimenti un illegittimo ostacolo al concreto esercizio della sua funzione, che è quella di verificare che il sindaco e la giunta municipale esercitino correttamente la loro funzione;

infine, la Corte di cassazione, sezione VI, con sentenza n. 42610/2015, ha ribadito la pacifica linea interpretativa che ha ormai da tempo stabilito il principio secondo cui, in tema di delitto di omissione di atti d’ufficio, il formarsi del silenzio-rifiuto alla scadenza del termine di trenta giorni dalla richiesta costituisce un inadempimento integrante la condotta omissiva richiesta per la configurazione della fattispecie incriminatrice. In particolare, la fattispecie di cui all’articolo 328, comma 2, c.p. incrimina non tanto l’omissione dell’atto richiesto, quanto la mancata indicazione delle ragioni del ritardo entro i trenta giorni dall’istanza di chi vi abbia interesse;

in risposta all’interrogazione parlamentare 4/17127 presentata alla Camera dei Deputati il 29 giugno 2017, il sottosegretario di Stato per l’Interno ha precisato, in via generale, che le vigenti disposizioni garantiscono al consigliere comunale, nell’esercizio delle proprie funzioni, un ampio diritto ad accedere agli atti del comune osservando che dal plenum della commissione per l’accesso ai documenti amministrativi del 16 marzo 2010, il «diritto di accesso» ed il «diritto di informazione» dei consiglieri comunali nei confronti della pubblica amministrazione trovano la loro disciplina nell’articolo 43 del decreto legislativo n. 267 del 2000, che riconosce a questi il diritto di ottenere dagli uffici comunali, nonché dalle loro aziende ed enti dipendenti, tutte le informazioni in loro possesso, utili all’espletamento del proprio mandato. A tal riguardo, anche il testo unico delle leggi regionali dei comuni del Trentino Alto Adige, riconosce sostanzialmente gli stessi diritti previsti per i consiglieri comunali dall’articolo 43, comma 2, del testo unico sull’ordinamento degli enti locali n. 267 del 2000;

il Sottosegretario ha inoltre affermato che la maggiore ampiezza di legittimazione rispetto al cittadino (articolo 10 del testo unico sull’ordinamento degli enti locali e, per il Trentino Alto Adige, l’articolo 74 del D.P.Reg. n. 3/L/2005), è riconosciuta in ragione del particolare munus espletato dal consigliere comunale, affinché questi possa valutare con piena cognizione di causa la correttezza e l’efficacia dell’operato dell’Amministrazione, onde potere esprimere un giudizio consapevole sulle questioni di competenza della pubblica amministrazione, opportunamente considerando il ruolo di garanzia democratica e la funzione pubblicistica da questi esercitata;

il Sottosegretario ha altresì specificato che, a tal fine, il consigliere comunale non deve motivare la propria richiesta di informazioni, poiché, in caso contrario, la pubblica amministrazione assumerebbe il ruolo di arbitro delle forme di esercizio delle potestà pubblicistiche dell’organo deputato all’individuazione ed al perseguimento dei fini collettivi. Conseguentemente, gli uffici comunali non hanno il potere di sindacare il nesso intercorrente tra l’oggetto delle richieste di informazioni avanzate da un consigliere comunale e le modalità di esercizio del munus da questi espletato;

così come riconosciuto sempre dalla commissione per l’accesso ai documenti amministrativi, nella seduta del 14 luglio 2009, anche sulla base della giurisprudenza del Consiglio di Stato, ai consiglieri comunali spetta un’ampia prerogativa a ottenere informazioni senza che possano essere opposti profili di riservatezza, restando fermi, peraltro, gli obblighi di tutela del segreto e i divieti di divulgazione di dati personali secondo la vigente normativa sulla riservatezza;

ciò posto, salvo espressa eccezione di legge, ai consiglieri comunali non può essere opposto alcun divieto, determinandosi altrimenti un illegittimo ostacolo alla loro funzione;

l’art. 4 dello Statuto di autonomia (Dpr 670/1972) prevede che, in armonia con la Costituzione e i principi dell’ordinamento giuridico della Repubblica e con il rispetto degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali nonché delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica, la regione ha la potestà di emanare norme legislative in materia di ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni;

l’art. 44 dello Statuto di autonomia dispone che la Giunta regionale è l’organo esecutivo della regione e, fra le altre funzioni, ad esso spettano la deliberazione dei regolamenti per la esecuzione delle leggi approvate dal Consiglio regionale;

l’articolo 4 del Decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 – Codice dell’amministrazione digitale – stabilisce che il diritto di accesso ai documenti amministrativi, così come la partecipazione al procedimento amministrativo, sono esercitabili mediante l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, secondo quanto disposto dagli articoli 59 e 60 del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445;

infine, in merito alla digitalizzazione della Pubblica amministrazione e più specificatamente in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno, si richiama il contenuto della Dichiarazione di Tallinn sull’e-government. Essa, in un’ottica di innovazione del rapporto tra enti pubblici e cittadini, amplia l’interconnessione in rete tra le PP.AA. degli stati membri dell’UE, permettendo ai cittadini europei di accedere ai servizi on line in altri Stati membri come se fossero nel proprio paese e semplificare le operazioni elettroniche delle imprese europee nel mercato interno. In particolare, la cosiddetta dichiarazione sull’e-government «Tallinn Declaration on eGovernment» intende porre una base comune al fine di incentivare la digitalizzazione dell’amministrazione a livello non soltanto nazionale, ma anche internazionale. Si tratta in particolare di rendere accessibili a tutti e possibilmente in forma digitale i processi relativi ai servizi dell’amministrazione. La dichiarazione prevede anche che i cittadini e le imprese debbano inserire i dati una sola volta attraverso uno strumento sicuro e affidabile. Lo scopo è inoltre quello di rendere i sistemi informatici compatibili a livello nazionale e internazionale.

Tutto premesso, il Consiglio della Provincia autonoma di Trento impegna la Giunta provinciale

adottare i necessari provvedimenti nei confronti degli enti locali al fine di assicurare una piena ed effettiva realizzazione del diritto di accesso agli atti e alle informazioni riconosciuto ai consiglieri comunali dall’art. 13 del Tulroc per garantire loro l’espressione del principio democratico dell’autonomia locale e la rappresentanza della collettività;

nell’ottica di una graduale attuazione degli impegni contenuti nella Dichiarazione di Tallinn sull’e-government, di assumere ogni iniziativa di competenza nei confronti dei comuni e delle comunità della provincia di Trento e, in subordine, dei gestori dei software informatici degli enti locali affinchè predispongano adeguati strumenti informatici per garantire ai consiglieri comunali il pieno diritto di libero accesso al registro di protocollo e il libero accesso al sistema informatico di gestione documentale delle amministrazioni comunali;

Cons. prov. Alex Marini

Cons. prov. Filippo Degasperi

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