Nomine figure di garanzia: Merito SÍ, lottizzazione NO!

L’Autonomia è una enorme risorsa potenziale, che ha portato grandi vantaggi alla Provincia di Trento. Negli ultimi anni è però stata usata male, un esempio chiaro lo stiamo vivendo in questi giorni con i partiti politici impegnati a spartirsi le nomine per gli organi di garanzia (Difensore Civico, Garante dei Minori e Garante dei Detenuti) secondo una deteriore logica tribale del tutto avulsa dal concetto di merito, dedita com’è alla sola ricompensa dell’appartenenza politica.

In nessun caso come per la scelta delle figure di garanzia la stortura è evidente: ruoli che per definizione dovrebbero dare rappresentanza alla cittadinanza, assegnati in base all’essenza stessa della logica di parte, “tu nomini il tuo io nomino il mio… e chissenefrega se sono bravi oppure no”. Eh già, perché la paura di dover esprimere valutazioni fattuali sulla base del confronto di dati come il curriculum dei candidati o anche solo ascoltare le linee programmatiche che essi si propongono di mettere in atto una volta entrati in carica è troppo per i cultori del manuale Cencelli. Siccome per queste persone i posti pubblici esistono solo come spoglie da dividersi in base ad accordi di potere è ovvio che non possano accettare di sentire cosa hanno da dire i candidati o anche solo di incontrare chi sta ricoprendo i ruoli per capire le problematiche ad essi inerenti. Per loro è tutta “roba che non serve”, anzi, disturba e va quindi rigettata con estremo pregiudizio.

Da mesi ormai sostengo la necessita di cambiare radicalmente questo modo di procedere. Sia nel dibattito pubblico che nelle sedute di commissione e nell’assemblea delle minoranze ho continuato a ribadire una verità molto semplice: prima di tutto per effettuare le scelte ci vuole metodo ed esso non può essere basato sul testo del manuale Cencelli. Proprio per questo il M5S non ha “suoi” candidati, perché riteniamo che il criterio di scelta debba essere determinato su base il più possibile oggettiva, e non da appartenenze e da inconfessabili scambi e accordi da sottoscala.

Come si può immaginare fino ad ora non ho avuto grande successo nel convincere i membri dei partiti delle ragioni del MoVimento. Dopo diversi atti di sindacato ispettivo ho presentato anche un disegno di legge (qui testo e relazione), ma fino ad ora non è servito a molto, e del resto per applicare certe regole non dovrebbe servire una legge (sono già troppe) ma bastare il buon senso (è merce rara).

A rendere peggiore il quadro, e questo ci riporta al punto iniziale, c’è il fatto che oramai si sta sviluppando una tendenza nazionale – che parte da Bolzano – ad effettuare le nomine secondo una procedura a evidenza pubblica: bando da pubblicare sul bollettino regionale; termine per la presentazione delle nomine; audizione dei candidati; scelta dei candidati più idonei sulla base del merito e non dell’appartenenza politica. Le linee di tendenza nazionali sono determinate dalla necessità di armonizzare il sistema legislativo e di garantire l’imparzialità delle Istituzioni, combattendo i fenomeni di lottizzazione che tanti danni hanno fatto e fanno al buon funzionamento della nostra macchina pubblica. Mentre nel resto del Paese si ragiona su questo da noi regna ancora la logica della spartizione delle spoglie, persino per le figure di garanzia.

Quello che serve capire è che questo sistema non è affatto privo di una propria perversa logica, il che rende il suo cambiamento quanto mai difficoltoso. Ad esempio, il Difensore Civico deve tutelare i cittadini di fronte a potenziali lesioni dei loro diritti da parte della macchina amministrativa. Si provi a pensare come si comporterà la persona incaricata di ricoprire quel ruolo sapendo di dovere il posto ad una forza politica, magari di maggioranza. Difenderà i cittadini o prenderà ordini dal partito?

La risposta penso la conosciamo tutti, ma non è troppo tardi per ravvedersi. Le nomine non sono ancora state effettuate e c’è ancora spazio per imboccare la strada del merito scegliendo di svolgere audizioni in cui i candidati possano presentarsi e dimostrare di avere i titoli professionali e le qualità umane necessarie svolgere con onore i ruoli di garanzia verso la cittadinanza che aspirano a ricoprire.

Alex Marini e Filippo Degasperi

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