Alcol in Consiglio provinciale: cosa volevo dire e cosa chiedo

A qualche giorno dall’esplodere di una polemica in gran parte ingiustificata ritengo opportuno tornare sulla questione dei Consiglieri provinciali che si recano alla buvette durante le sedute di Consiglio. Siccome in molti hanno equivocato le mie parole, attribuendomi termini che non ho pronunciato (ubriaconi ma anche alcolizzati) e che non rispecchiano affatto il mio pensiero, voglio provare a chiarire meglio, partendo dal presupposto che non avevo alcuna critica morale da rivolgere ai colleghi riguardo al consumo d’alcol in sé.

Gli aspetti che volevo evidenziare sono 2: la mancanza di rispetto dimostrata da alcuni consiglieri che si alzano per andare al bar del Consiglio durante gli interventi dei colleghi e il consumo di alcol da parte del personale politico mentre svolge un’attività ad altissimo impatto potenziale sulle vite dei cittadini come è quella svolta in Consiglio provinciale. Se questo avveniva nelle precedenti consiliature non significa che la pratica debba essere giustificata per la presente e per quelle che seguiranno.


Riguardo alla prima questione mi pare evidente come il mandato conferito dai cittadini implichi il dovere da parte dei consiglieri di restare al loro posto durante le sedute. Le opinioni dei colleghi non si condividono? Non è una buona ragione per alzarsi e andare a brindare alla buvette. Ascoltino, prendano nota e controbattano nel merito, arricchendo il dibattito. Svolgano cioè le funzioni che gli sono state attribuite. Fare altro non è corretto né verso i colleghi che restano in Aula anche quando sentono qualcosa che non condividono (e capita spesso) né soprattutto verso i cittadini-elettori, presso cui risiede la fonte del mandato di cui siamo tutti insigniti.


Quanto al secondo aspetto, l’argomento è molto semplice. Nel nostro Paese consumare alcol nello svolgimento di professioni ad alta responsabilità è vietato. Penso ad esempio al personale medico, alle forze di polizia, ma anche agli autisti. Le ragioni sono ovvie. Si tratta di impieghi che hanno a che fare con la vita delle persone, il cui svolgimento richiede la massima lucidità. Lo stesso discorso vale per chi si occupa di legiferare stabilendo regole che si applicano alla vita di tutti. Perché un infermiere non può bere in servizio mentre un politico sì? Mi pare un’insensatezza bella e buona.

Preciso che in linea di principio io non condivido le politiche proibizioniste, sia perché ritengo che agli individui debba venir garantita la libertà di decidere per sé stessi, sia perché la storia ha dimostrato che tali politiche non raggiungono mai i risultati prefissati, contribuiendo solo a generare mercati paralleli, illegali e quindi incontrollati. Non sono astemio e non ritengo ci sia niente di male a consumare alcol responsabilmente o in contesti sociali, tuttavia ci sono ambiti nei quali non penso sia opportuno farlo, e fra di essi si annoverano certo le sedute del Consiglio, esclusi ovviamente i momenti conviviali ufficiali. Per questo ritengo che l’idea che il bar del Consiglio venga trasformato in un “bar bianco” (cioè privo di alcolici) sia da sottoscrivere in pieno.

Ne avevo già parlato tempo fa col presidente Kaswalder, che non mi era parso avverso all’idea, resta da vedere però se ci saranno le condizioni politiche per dar seguito al progetto.

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