Raccolta firme all’ingresso delle aree commerciali: grazie al M5S il Trentino compie passi verso il riconoscimento di una libertà democratica

Il M5S trentino porta a casa un altro risultato utile per l’ampliamento degli spazi per l’esercizio dei diritti politici di tutti i cittadini. Partendo dai rilievi rivolti all’Italia dalla Commissione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite abbiamo presentato 2 proposte combinate: un emendamento al testo normativo e una proposta di ordine del giorno collegati al disegno di legge in materia di commercio in discussione la settimana scorsa. Le iniziative si sono tradotte in un impegno della Giunta a “verificare se possono essere poste in essere modalità per sensibilizzare e, laddove possibile, ampliare gli spazi dove i cittadini possono esercitare i propri diritti democratici”.

Nei paesi di lunga tradizione democratica, la possibilità di raccogliere firme per promuovere iniziative politiche di fronte all’ingresso delle aree commerciali oppure negli spazi comuni degli stessi è una prassi consolidata. Nel momento in cui i modelli di consumo sono si sono trasformati spostando i flussi d’acquisto dai centri storici alle aree commerciali poste ai confini delle città e degli abitati, anche le pratiche della partecipazione popolare si sono modificate di conseguenza.

In Italia, dove le dinamiche commerciali hanno avuto la medesima evoluzione, non è invece stato consentito ai promotori di iniziative socio-politiche di poter seguire questi nuovi flussi di persone. In tal modo si è determinato un ulteriore incremento della difficoltà nella raccolta delle firme, non potendo intercettare le fasce della popolazione sempre più consistenti che frequentano le aree commerciali fuori dai centri abitati.

A partire dal preoccupante calo degli indici di partecipazione civica rilevati da ISTAT e ISPAT e dalla crescente difficoltà che i comitati civici hanno nell’accedere agli istituti di democrazia diretta previsti dalla Costituzione e dall’ordinamento giuridico generale, abbiamo dunque elaborato delle proposte per colmare un vuoto che impedisce il pieno godimento delle libertà democratiche permettendo ai comitati civici di poter raccogliere firme di fronte alle aree commerciali. L’idea è stata accolta con parere positivo da parte della Giunta provinciale che ha chiesto del tempo per poter valutare un intervento normativo ad hoc, suggerendo pertanto di ritirare l’emendamento, ma, con una modifica tecnica, ha dato indicazioni ai consiglieri di maggioranza di approvare la proposta di ordine del giorno. 

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Seguono il testo della proposta di ordine del giorno e l’emendamento per la riformulazione delle premesse e del dispositivo:

Proposta di ordine del giorno 1/44/XVI collegata al disegno di legge n. 44/XVI “Inserimento dell’articolo 13 bis nella legge provinciale sul commercio 2010 e modificazione della legge provinciale per il governo del territorio 2015”

Spazi per la partecipazione politica nell’ambito dei centri commerciali

Secondo quanto riportato nell’allegato alla NADEFP 2021-2023, a cura di Istat-Ispat, la partecipazione civica e politica dei cittadini trentini risulta in costante calo. Come evidenziato dalla tabella riportata sotto, nel 2011 il numero delle persone che svolgevano almeno un’attività di partecipazione civica e politica sul totale delle persone di 14 anni o più si attestava su valori superiori ben al 70%. Nel 2019, ultimo anno rilevato, il dato era sceso al 63,7% del totale. Andando ad osservare la variazione media annua si nota inoltre che nel periodo 2011-2019 il dato sulla partecipazione civica dei trentini è dell’1,9% in negativo. Se invece si considera la variazione media annua nel periodo 2015-2019 il dato risulta in negativo addirittura del 2,4%, ad indicare una tendenza all’acutizzarsi dei fenomeni di abbandono della partecipazione sociale e politica attiva da parte dei cittadini della nostra Provincia;

una delle modalità tramite le quali la partecipazione socio-politica dei cittadini si sostanzia è la raccolta di firme per esercitare i diritti politici previsti dall’ordinamento democratico. Si tratta di un istituto attraverso il quale un gruppo di cittadini può raccogliere firme autografe per presentare petizioni, iniziative popolari, referendum o liste per poter prendere parte a un processo elettorale. È uno degli strumenti operativi per attuare i principi sanciti dalla Costituzione e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (art. 21) e per rendere effettiva la partecipazione popolare alla vita pubblica del Paese. La raccolta firme consente dunque di attuare il diritto di partecipare al governo del proprio Paese e di partecipare agli affari delle collettività locali, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti;

la raccolta firme è prevista dall’art. 235 del Codice degli Enti Locali della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige (Legge regionale 3 maggio 2018, n. 2) per la dichiarazione di presentazione delle liste dei candidati alla carica di consigliere comunale e dev’essere sottoscritta da un numero minimo di elettori che varia secondo il numero di abitanti del comune di riferimento. L’istituto della raccolta firme è previsto inoltre dall’art. 4 (Statuto comunale) in caso di richiesta di referendum confermativo per le modifiche apportate allo statuto comunale, dall’art. 15 (Referendum popolare) nel caso di referendum popolare riguardante materie di competenza comunale e dall’art. 24 (Fusione o aggregazione di comuni su iniziativa popolare) nel caso di domanda di fusione o di aggregazione di comuni. La raccolta firme è prevista anche per l’esercizio dei diritti politici disciplinati dai regolamenti europei e dalle leggi provinciali e statali in materia referendaria ed elettorale o per promuovere petizioni;

per quanto attiene la raccolta delle firme nel caso di referendum nazionale, è indispensabile ricordare la vicenda che ha visto coinvolto il nostro Paese portando all’adozione da parte del Comitato dei Diritti umani dell’Onu delle “Views adopted by the Committee under article 5 (4) of the Optional Protocol concerning communication No. 2656/2015” a seguito del ricorso presentato da due cittadini italiani, Mario Staderini e Michele De Lucia, che avevano presentato in Cassazione, nel 2013, l’iniziale richiesta per lo svolgimento di 6 referendum, senza riuscire però a raccogliere le 500.000 firme richieste proprio a causa dei numerosi ostacoli burocratici e normativi;

il Comitato dei Diritti Umani dell’Onu ha ritenuto che gli obblighi imposti dall’Italia per la raccolta delle firme (obbligo di raccogliere le firme in presenza di funzionari pubblici o rappresentanti eletti) costituissero una restrizione irragionevole dei diritti con conseguente violazione dell’articolo 25, a) del Patto Internazionale sui diritti civili e politici (PIDCP) che prevede che “Ogni cittadino ha il diritto, e deve avere la possibilità, senza alcuna delle discriminazioni menzionate all’articolo 2 e senza restrizioni irragionevoli: (a) di partecipare alla direzione degli affari pubblici, personalmente o attraverso rappresentanti liberamente scelti”;

il Comitato ha ritenuto altresì che lo Stato italiano abbia violato l’articolo 2, paragrafo 3) del PIDCP che specifica che: “Ciascuno degli Stati parti del Patto s’impegna a: a) Garantire che qualsiasi persona, i cui diritti o libertà riconosciuti dal presente Patto siano stati violati, disponga di effettivi mezzi di ricorso, anche nel caso in cui la violazione sia stata commessa da persone agenti nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali; b) Garantire che l’autorità competente, giudiziaria, amministrativa o legislativa, od ogni altra autorità competente ai sensi dell’ordinamento giuridico dello Stato, decida in merito ai diritti del ricorrente, e sviluppare le possibilità di ricorso in sede giudiziaria; c) Garantire che le autorità competenti diano esecuzione a qualsiasi pronuncia di accoglimento di tali ricorsi”;

il Comitato ha quindi raccomandato all’Italia di rivedere la normativa statale sugli istituti di partecipazione popolare al fine di garantire che non siano previste restrizioni irragionevoli alla partecipazione dei cittadini. In particolare ha suggerito all’Italia di rendere agevole per i promotori dei referendum l’autenticazione delle firme e quindi consentire la raccolta elettronica delle firme e la raccolta delle firme in luoghi dove sia possibile raggiungere i cittadini e di assicurare che la popolazione sia adeguatamente informata sulle iniziative e sulle possibilità di partecipazione;

inoltre, il Comitato ha sottolineato che ulteriori strumenti di democrazia diretta possono essere introdotti anche a livello locale. A tale riguardo, affinché si abbia una piena attuazione dei rimedi volti a tutelare il diritto effettivo al referendum così come auspicato dal Comitato, è pacifico ritenere che, laddove vi siano degli strumenti referendari che dispongano le stesse o analoghe misure di autenticazione delle sottoscrizioni di quelle statali, com’è per esempio nel caso delle Regioni o delle Province Autonome, sia necessario che anche queste vengano adeguate alle Osservazioni del Comitato;

una delle problematiche affrontate da chiunque abbia intenzione di raccogliere firme per una qualsivoglia iniziativa democratica o di esercizio dei diritti politici riguarda la disponibilità di spazi adeguati a svolgere quest’attività. Ai promotori risulta infatti necessario ottenere un permesso di occupazione suolo pubblico, operazione purtroppo non sempre immediata. A tale problema si potrebbe almeno in parte ovviare rendendo disponibili alla bisogna modesti spazi privati ad uso pubblico come quelli all’ingresso o nelle aree ad uso comune dei centri commerciali della Provincia. A titolo di esempio, tale pratica è consuetudine nei Paesi di lunga tradizione democratica;

come ben noto, laddove presenti, i centri commerciali generano aumenti di traffico con conseguenti esternalità negative per gli insediamenti abitativi che sorgono nelle loro vicinanze. Si genera infatti un rilevante aumento dei consumi energetici e delle emissioni, mentre per l’edificazione delle succitate strutture si verificano immancabilmente notevolissimi fenomeni di consumo del suolo che si sommano all’inquinamento dell’aria e al consumo di risorse energetiche. Una forma di compensazione alle derive consumistiche e allo sprawl, per quanto parziale, verso il consumo dei beni comuni può essere rappresentato dalla messa a disposizione di spazi dove poter esercitare i diritti politici, peraltro ottemperando agli obblighi del protocollo addizionale del Patto internazionale dei diritti civili e politici che sono stati declinati nel dettaglio tramite le già citate raccomandazioni rivolte all’Italia dal Comitato dei Diritti umani dell’Onu;

tutto ciò premesso il Consiglio impegna la giunta provinciale affinché

si attivi per sensibilizzare e laddove possibile ampliare gli spazi dove i cittadini possono esercitare i propri diritti democratici, come ad esempio la raccolta di firme per iniziative collegate all’esercizio degli istituti di partecipazione popolare, anche all’ingresso e nelle aree ad uso comune dei centri commerciali presenti sul territorio della Provincia Autonoma di Trento.

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L’mmagine dell’emendamento da noi proposto, modificato come da accordi con la giunta provinciale:

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