Quando la partecipazione cambia le istituzioni: il voto sul lago d’Idro

Nel settembre 2024, nella piazza di Crone a Idro, in poco più di due ore furono raccolte 525 firme per una petizione a difesa del lago d’Idro. Un gesto semplice, ma carico di significato: cittadini, associazioni e territorio che chiedono ascolto, trasparenza e responsabilità.

A distanza di mesi, quel gesto ha prodotto un risultato politico tutt’altro che scontato.

Il 25 marzo 2026 il Consiglio provinciale di Trento ha approvato all’unanimità il voto n. 5/XVII “Tutelare la conservazione della riserva naturale provinciale lago d’Idro”, rivolgendosi direttamente a Governo e Parlamento per chiedere una maggiore tutela del lago d’Idro e del suo ecosistema. Non si tratta di un atto formale qualsiasi, ma di una presa di posizione chiara, condivisa e istituzionalmente rilevante che porta a livello nazionale le istanze emerse dal territorio.

Questo passaggio rappresenta il punto di arrivo di un percorso avviato con la petizione promossa dall’associazione Amici della Terra lago d’Idro e valle Sabbia e sviluppatosi all’interno della Terza Commissione permanente, culminato già nel dicembre scorso con l’approvazione della relazione conclusiva dei lavori. Una relazione che aveva indicato con chiarezza la direzione: più ascolto, più trasparenza, più responsabilità condivisa.

Ma il voto del 25 marzo segna qualcosa in più.

Se la relazione conclusiva era un atto interno alle istituzioni trentine, il voto rappresenta un salto di scala: un appello rivolto allo Stato e, per il suo tramite, alla Regione Lombardia e agli amministratori locali. Un richiamo netto alla necessità di garantire la tutela di un corpo idrico che non può essere gestito con logiche parziali o con visioni limitate ai confini amministrativi.

Nel merito, il Consiglio provinciale ha chiesto di:

  • garantire la piena applicazione della normativa europea e delle prescrizioni della VIA, con particolare attenzione alla tutela del biotopo di Baitoni, parte della rete Natura 2000;
  • monitorare con rigore gli effetti delle opere di regolazione delle acque e, se necessario, rivedere la regolamentazione esistente per salvaguardare l’equilibrio ecologico del lago;
  • promuovere una gestione realmente condivisa e sostenibile della risorsa idrica, capace di bilanciare interessi ambientali, economici, turistici, agricoli e di sicurezza idraulica;
  • assicurare informazione, trasparenza e coinvolgimento delle comunità locali nei processi decisionali.

Si tratta di un impianto che recepisce in modo puntuale le preoccupazioni espresse dai cittadini e dalle associazioni, a partire dal rischio di un ritorno a escursioni più elevate del livello del lago, con conseguenze negative sull’ecosistema, sul paesaggio e sull’economia locale.

Ma oltre ai contenuti, ciò che colpisce è il metodo.

Durante la discussione in aula, tutti i componenti della Terza Commissione hanno portato il proprio contributo, testimoniando un lavoro corale che raramente si osserva nel dibattito politico. Un lavoro reso possibile dalla capacità di ascolto, dalla disponibilità al confronto e da una paziente costruzione di sintesi.

Un ringraziamento va alla presidente Vanessa Masè, che ha guidato con equilibrio e determinazione un percorso complesso, coinvolgendo tutti i soggetti interessati e contribuendo a costruire un atto di alto valore istituzionale. A Lucia Coppola, per la disponibilità immediata e concreta nel supportare il lavoro del comitato. Ad Antonella Brunet, per aver individuato nello strumento del voto la forma più efficace per dare forza politica all’iniziativa. A Michela Calzà, per aver portato con continuità il tema all’attenzione dell’opinione pubblica provinciale. A Roberto Stanchina, per il ruolo di mediazione nella delicata fase di passaggio dalla Commissione all’aula. A Daniele Biada, per un sostegno pacato ma fermo, decisivo per il buon esito dell’iter. All’assessore Mattia Gottardi, per aver rispettato il lavoro della Commissione e i suoi esiti, dimostrando attenzione al ruolo e all’autonomia degli organi consiliari.

Questa vicenda dimostra che una politica della concordanza è possibile. Non è la via più semplice: richiede tempo, ascolto, equilibrio. Ma quando funziona, produce risultati solidi, condivisi e duraturi.

C’è infine una riflessione più personale che non può essere taciuta.

Se questo atto politico potesse essere dedicato a qualcuno, quel qualcuno sarebbe Maurizio Siligardi. Uno scienziato appassionato, che ha accompagnato con competenza e generosità il percorso dell’associazione Amici della Terra lago d’Idro e Valle Sabbia, contribuendo a dare forza e credibilità alle nostre istanze. La sua scomparsa, avvenuta proprio a ridosso della discussione di questo voto, lascia un vuoto profondo. Ma il lavoro che ha contribuito a costruire resta, ed è oggi parte di un risultato concreto.

Dalla piazza alle istituzioni, e dalle istituzioni fino al livello nazionale: il percorso della petizione dimostra che la partecipazione, quando è informata, determinata e coerente, può ancora incidere.

E, talvolta, può persino cambiare le cose.

Ora la responsabilità passa alla Regione Lombardia, che a differenza del Consiglio provinciale di Trento, ha finora lasciato inevasa la trattazione conclusiva della petizione, e agli organi dello Stato, che – anche grazie alla sollecitazione delle istituzioni trentine – sono chiamati a dare una risposta alle comunità della Valle del Chiese e della Valle Sabbia.

Ma la responsabilità ritorna anche agli amministratori locali, che hanno oggi l’opportunità di costruire strumenti di rappresentanza e confronto capaci di superare i confini amministrativi e di affrontare, in modo condiviso, le sfide legate alla tutela del lago d’Idro e allo sviluppo del territorio.

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Segue il videomessaggio di Gianluca Bordiga, presidente dell’associazione Amici della Terra lago d’idro e valle Sabbia – 26 marzo 2026

Il testo integrale del voto 5/XVII a Governo e Parlamento:

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