Chi rappresenta l’ambiente in Trentino?

L’articolo di Gigi Casanova pubblicato sull’ultimo numero di Questo Trentino* descrive con precisione una realtà sotto gli occhi di tutti: in Trentino la tutela dell’ambiente è progressivamente scomparsa dalle priorità della politica provinciale. La mancata convocazione della Cabina di regia delle aree protette, prevista dalla legge, non è un episodio isolato. È il simbolo di una stagione in cui il confronto pubblico viene considerato un ostacolo anziché una risorsa.
(credits: immagine di copertina di Bela Geletneky)

Le responsabilità della politica sono evidenti. Ma sarebbe un errore attribuire a Palazzo Provincia tutte le colpe. Anche la società civile dovrebbe interrogarsi sulla propria capacità di incidere realmente nelle decisioni pubbliche.

Da anni le categorie economiche e gli ordini professionali si presentano con posizioni condivise, strutture organizzative solide e un’efficace capacità di interlocuzione con la politica al fine di determinarne le scelte. È il normale funzionamento dei rapporti economici e dei meccanismi di costruzione del consenso nelle sedi istituzionali: chi è organizzato pesa di più. Sul fronte ambientale, invece, prevalgono associazioni e comitati che operano con grande generosità ma in ordine sparso, mobilitandosi soprattutto quando esplode una singola emergenza. Così, mentre gli interessi economici dispongono di una rappresentanza stabile e continuativa capace di far leva sulle istituzioni, gli interessi generali legati alla tutela dell’ambiente, del paesaggio e degli ecosistemi restano frammentati e deboli.

Eppure le sfide non mancano. L’attuazione della Strategia provinciale per lo sviluppo sostenibile, del Piano energetico-ambientale, delle politiche europee su clima, aria, acqua, impatto ambientale e biodiversità richiede competenze, continuità e capacità di seguire quotidianamente i processi legislativi e amministrativi, di intervenire nei procedimenti autorizzativi, di costituirsi nei giudizi in materia ambientale, di elaborare proposte e alternative credibili. Tutto questo difficilmente può essere affidato al solo volontariato episodico.

L’esperienza dell’Alto Adige dimostra che un’altra strada è possibile. La Federazione Ambientalisti Alto Adige (Der Dachverband für Natur- und Umweltschutz in Südtirol) riunisce decine di associazioni, coordina competenze, partecipa agli organismi consultivi e rappresenta un interlocutore riconosciuto dalle istituzioni, mantenendo la propria indipendenza. Non è un modello da replicare automaticamente, ma dimostra che l’unità organizzativa rafforza la capacità di incidere senza annullare il pluralismo.

La domanda, allora, è semplice: perché in Trentino non esiste ancora una realtà analoga? Mancano le associazioni? No. Mancano le competenze? Nemmeno. Manca piuttosto la volontà di costruire una casa comune capace di superare frammentazione, personalismi e iniziative estemporanee.

Se davvero consideriamo la crisi climatica, la perdita di biodiversità e la salute pubblica le grandi questioni del nostro tempo, non basta indignarsi davanti all’ennesima decisione sbagliata. Occorre dotarsi di strumenti adeguati per partecipare, vigilare e incidere. Perché senza una rappresentanza organizzata degli interessi ambientali, continueranno a prevalere gli interessi meglio organizzati.

Alex Marini

* Immagine di copertina dell’articolo di Gigi Casanova pubblicata sul numero di luglio-agosto di Questo Trentino

Lascia un commento