Oltre il taglio del nastro: il PNRR in Trentino tra celebrazione e assenza di dibattito strategico

Al 30 giugno 2026 il Trentino presenta un bilancio imponente: circa 1,58 miliardi di euro di risorse del PNRR assegnate per finanziare oltre 11.800 progetti. Un risultato importante che, tuttavia, mette in luce un limite del dibattito pubblico locale: alla celebrazione dei cantieri conclusi non corrisponde una riflessione sulla qualità della spesa e sull’efficacia delle politiche pubbliche avviate nel 2021.

La narrazione proposta dai medie e dal ceto dirigente ricalca quella già osservata per il Comune di Trento: l’attenzione è concentrata sulla capacità delle amministrazioni di rispettare le scadenze europee e portare a termine le opere. È un riconoscimento dovuto all’efficienza amministrativa, ma incompleto. Raramente viene ricordato che il PNRR nasce da una scelta politica europea e nazionale senza precedenti: il ricorso al debito comune europeo attraverso il programma Next Generation EU per finanziare investimenti pubblici. In Trentino queste risorse si sono aggiunte alla capacità finanziaria della Provincia, consentendo di realizzare interventi rimasti per anni nei cassetti per mancanza di copertura economica. Nel racconto mediatico, però, il merito viene attribuito quasi esclusivamente agli enti attuatori, mentre scompare il riferimento ai decisori politici e al contesto macroeconomico che hanno reso possibili questi investimenti.

I dati confermano che il PNRR ha prodotto un impulso straordinario agli investimenti. Secondo il Rapporto annuale ISTAT 2025, gli investimenti pubblici hanno raggiunto il 3,8% del PIL, il livello più elevato degli ultimi vent’anni, contribuendo a ridurre il divario accumulato dall’Italia rispetto ad altri Paesi europei. Anche l’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB) stima che nel 2026 il Piano raggiungerà il massimo impatto sul PIL, con un effetto espansivo di circa 1,8 punti percentuali. Tuttavia, come ricorda Openpolis, il raggiungimento delle milestone e dei target non coincide automaticamente con il successo delle politiche pubbliche: rispettare le scadenze significa aver speso le risorse, non aver necessariamente migliorato in modo duraturo il sistema economico e sociale.

È proprio questo il nodo evidenziato anche dall’economista Carlo Altomonte dell’Università Bocconi. Il confronto pubblico continua a polarizzarsi tra una narrazione trionfalistica e una catastrofista, trascurando la domanda essenziale: quale trasformazione strutturale sta producendo questa enorme mole di investimenti? L’Italia continua infatti a registrare una crescita modesta, mentre ISTAT evidenzia una perdita del 10,5% del potere d’acquisto dei salari tra il 2019 e il 2024, elemento che continua a comprimere la domanda interna.

Anche in Trentino sarebbe utile affiancare alla rendicontazione delle opere una riflessione sulle scelte strategiche compiute. Per quale motivo, ad esempio, la Missione 6 – Salute ha ricevuto una quota relativamente contenuta delle risorse rispetto ad altri ambiti? Quali effetti avranno le nuove infrastrutture sulla spesa corrente provinciale, sulla produttività e sulla qualità dei servizi? Sono interrogativi che raramente trovano spazio nel dibattito pubblico.

L’OECD ricorda che la fiducia nelle istituzioni dipende anche dalla trasparenza delle decisioni e dalla capacità di coinvolgere i cittadini. Sotto questo profilo, la gestione del PNRR avrebbe potuto favorire maggiormente processi partecipativi e forme di rendicontazione orientate non solo alla spesa, ma anche ai risultati conseguiti.

Come osservano l’Ufficio Parlamentare di Bilancio e Openpolis, con la conclusione della fase attuativa si apre la stagione della valutazione delle politiche pubbliche. L’indicatore decisivo non sarà il numero delle opere inaugurate, ma la loro capacità di migliorare stabilmente produttività, servizi pubblici e qualità della vita: il vero banco di prova sarà misurare il rendimento economico e sociale del capitale pubblico creato attraverso il Piano. Il PNRR ha rappresentato una straordinaria occasione di modernizzazione anche per il Trentino. Per comprenderne davvero il valore servirà però un dibattito pubblico capace di andare oltre la cronaca dei cantieri e di misurare gli effetti economici, sociali e istituzionali delle scelte compiute. Solo così questa esperienza potrà diventare un banco di prova anche per il futuro dell’Autonomia.

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