Troppe morti sul lago d’Idro, per scongiurarle serve una politica di autentica collaborazione interregionale

La tragica scomparsa del dirigente scolastico Angelo Gandini avvenuta ieri sulla alture che sovrastano il lago d’Idro porta una volta di più alla ribalta la questione della gestione del territorio che circonda questo specchio d’acqua condiviso fra Trentino e Lombardia. I vigili del fuoco volontari di Bondone e di Storo sono gli unici che possono garantire un rapido intervento e garantire la massima efficacia in caso di incidenti nell’area. Anche per questa ragione è chiaro a tutti come si tratti di un territorio che necessita di una maggiore collaborazione interregionale sia sotto l’aspetto della infrastrutturazione, che della gestione e della promozione turistica.

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La Provincia di Trento svende l’acqua del Chiese agli interessi agricoli lombardi e usa i soldi per opere stradali su altri territori!

Nessun rispetto per il fiume Chiese, per la Valle del Chiese e per il lago d’Idro, nessuna coscienza ecologica, solo piccoli scambi di favori e logica clientelare per una politica al massimo ribasso. Questa in estrema sintesi la lezione che si può trarre dalla decisione presa dalla Provincia di Trento (comunicato 1585 del 18.06.2021 + delibera 1013 del 18.06.2021) di cedere alla Lombardia dai 12 ai 16 milioni di metri cubi d’acqua potabile afferente al bacino idrografico del Chiese in cambio di poco meno di un milione di euro per un intervento di sistemazione stradale sito nel bacino idrografico del Sarca.

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Bacino di Ponte Pià assediato da limo e sedimenti ma non c’è chiarezza sulle modalità di rimozione

È di questi giorni la risposta ad una nostra interrogazione (la n. 2273/XVI) riguardo alle condizioni del bacino artificiale di Ponte Pià, in Giudicarie. La situazione è complessa e si gioca su più livelli, strutturali per quanto riguarda l’invaso ma anche chimici e di gestione sistemica oltreché legale. Di conseguenza la risposta è stata molto articolata. Qui cercherò di riassumere brevemente ciò che ci dice la Provincia, rimandando al testo riportato in basso e alla nostra precedente interrogazione per la trattazione esaustiva di tutta la questione.

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Attività di aprile 2021 – Newsletter n° 30

Il mese di aprile ha portato alcuni successi importanti: in materia di piccole e medie derivazioni idroelettriche siamo riusciti a far riconoscere molte delle nostre ragioni e a far avanzare in Trentino il principio delle Comunità Energetiche. Non solo, ricordate la richiesta di risarcimento presentata da Sgarbi Vittorio nei miei confronti? Ebbene, invece sarà lui a dover risarcire me… perché com’era chiaro a chiunque avesse gli occhi gli insulti stavano da una parte sola e non era certo la mia.

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Piccole centrali idroelettriche: la maggioranza respinge le proposte del M5S di partecipare alla definizione di una norma quadro statale per tutelare la gestione pubblica

Domanda: qual’è, su tutti, il problema principale del settore idroelettrico? Risposta: Un quadro normativo europeo estremamente frammentato e disomogeneo, con ogni Stato che applica le regole che vuole e i richiami della Commissione Europea che per ora sono stati recepiti solo dall’Italia. Questo è fonte di criticità, specialmente alle aziende energetiche locali che producono energia tramite le piccole concessioni idroelettriche. Avevamo presentato al Consiglio provinciale un Ordine del Giorno per provare ad arrivare ad una soluzione ma purtroppo la maggioranza ha ritenuto di bocciarlo.

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Servizio sicurezza dighe trentine: il M5S spinge per facilitare l’accordo fra Dolomiti Energia e i lavoratori.

Le dighe del Trentino rappresentano un valore strategico per il territorio e richiedono di essere presidiate 365 giorni all’anno. Queste strutture sorgono spesso in località impervie e, di conseguenza, i guardiani che lavorano per garantirne la sicurezza si trovano non di rado ad operare in condizioni di profondo isolamento. Secondo quanto denunciato da Uiltec Trentino di recente Dolomiti Energia ha manifestato il proposito di assumere nuovi guardiani che però saranno meno specializzati dei loro predecessori (non è infatti previsto per loro affiancamento e trasmissione delle competenze richieste), riceveranno paghe inferiori (poco più di mille euro al mese) ma si troveranno a dover far fronte alle stesse problematiche dei loro colleghi più anziani, una prospettiva che appare ingiusta e rischiosa per questi lavoratori. Per venire loro incontro il M5S ha di recente ottenuto l’approvazione di un Ordine del Giorno che impegna la giunta provinciale a confrontarsi con i rappresentanti dei lavoratori e Dolomiti Energia, in modo da mettere in campo soluzioni che garantiscano il benessere psicofisico dei guardiani e la sicurezza del territorio Trentino.

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Acqua Pubblica: approvato un ordine del giorno del M5S per reagire all’impatto del cambiamento climatico

Nel giugno del 2011, grazie al referendum sull’acqua pubblica quasi 30 milioni di italiani si opposero alle leggi pensate per favorire il controllo da parte delle multinazionali sulla gestione delle risorse idriche del nostro Paese. Fu un’eccezionale mobilitazione popolare, con la quale mettemmo un freno al palese tentativo di privatizzare l’acqua (un freno che, va detto, i corifei dell’affarismo senza limiti si sono subito ingegnati per aggirare). Il bene idrico non è purtroppo solo minacciato dagli interessi speculativi. Un’altra minaccia insidiosissima è legata al cambiamento climatico. Detta semplice semplice, le temperature medie sono ogni anno sempre più alte, i ghiacciai alpini stanno scomparendo e lo stesso vale per le grandi masse di acqua dolce congelate ai poli. Questo significa che avremo sempre meno acqua a disposizione che di conseguenza diventerà sempre più preziosa (ed ecco tornare il tema della tutela dagli interessi speculativi…). Se vogliamo resistere e ridurre l’impatto di questi cambiamenti epocali e potenzialmente disastrosi l’unica soluzione è premunirci organizzandoci per tempo. Ecco quindi che come M5S abbiamo ottenuto l’approvazione di un Ordine del Giorno che impone la realizzazione di studi accurati dell’impatto del cambiamento climatico sulle risorse idriche del Trentino e quindi delle conseguenze di questo fenomeno sull’ambiente (mutano gli ecosistemi), sulla produzione energetica (c’è meno acqua e in periodi diversi dell’anno), sull’agricoltura (cambia il quadro delle precipitazioni e quindi vanno adattate le colture), sulla sicurezza in montagna (il permafrost sparisce e con esso i versanti montani diventano più franosi), ecc. (Immagine di copertina: Areuabach © WWF Schweiz Eduardo Soteras).

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Centraline idroelettriche e tralicci: il punto della situazione prima del confronto in Aula

Nell’ottobre 2020 la Provincia Autonoma di Trento ha modificato la legge provinciale 4 del 1998 nella parte riguardante le modalità e le procedure di assegnazione delle concessioni idroelettriche. Si è puntato tutto sul prezzo trascurando ogni valutazione in fatto di impatto ambientale delle grandi centrali sui corsi d’acqua, senza contare che il più grande operatore in Trentino è Hydro Dolomiti Energia, società controllata al 60% da Dolomiti Energia Holding spa e per il restante 40% da Fedaia Holdings Sarl in Lussemburgo, di proprietà di Macquarie European Infrastructure Fund 4, rispondente a un fondo speculativo australiano noto alle cronache col poco lusinghiero soprannome di “canguro vampiro”.

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Il punto sulla situazione trentina: intervista per il Giornale delle Giudicarie

Di seguito le risposte che ho fornito ad una recente intervista pubblicata sul numero di febbraio 2021 del Giornale delle Giudicarie riguardo alla situazione politica trentina al traguardo di metà legislatura.

Siamo a metà legislatura, quale giudizio ritiene di poter esprimere sulla Giunta Fugatti nel suo complesso?

Se valutiamo i fatti, il giudizio sulla giunta e sulla maggioranza in generale non può purtroppo essere buono. Governano come chi li ha preceduti, aggiungendoci un po’ di folklore di facciata a uso e consumo dei fan più sfegatati. Scarsa è stata finora la disponibilità ad ampliare gli spazi democratici per dar voce a cittadini e parti sociali. Un esempio emblematico in questo senso si ha se si guarda all’atteggiamento messo in campo di fronte alla crisi pandemica e ai suoi risvolti economici. Al di là degli impegni approvati dall’Aula non c’è ancora stata da parte della Giunta alcuna convocazione per associazioni di categoria, sindacati e terzo settore, al fine di avviare una discussione volta alla programmazione concertata delle strategie per far fronte agli effetti di breve periodo connessi alla crisi economica e sociale e per il rilancio dell’economia trentina, impiegando così con diligenza ed efficacia le risorse messe a disposizione dell’Unione Europea con il Recovery Fund. Il tempo per ravvedersi e modificare la prospettiva devastante di una distribuzione a pioggia delle risorse al solo scopo di ottenere consenso, c’è ma non è più molto. Se vogliamo veramente ripensare il nostro modello di sviluppo secondo la transizione ecologica e l’innovazione digitale dobbiamo procedere in fretta ma chi governa la Provincia non pare proprio essere di quest’idea.

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