Bacino di Ponte Pià assediato da limo e sedimenti ma non c’è chiarezza sulle modalità di rimozione

È di questi giorni la risposta ad una nostra interrogazione (la n. 2273/XVI) riguardo alle condizioni del bacino artificiale di Ponte Pià, in Giudicarie. La situazione è complessa e si gioca su più livelli, strutturali per quanto riguarda l’invaso ma anche chimici e di gestione sistemica oltreché legale. Di conseguenza la risposta è stata molto articolata. Qui cercherò di riassumere brevemente ciò che ci dice la Provincia, rimandando al testo riportato in basso e alla nostra precedente interrogazione per la trattazione esaustiva di tutta la questione.

In primo luogo è interessante notare come il volume totale del bacino di Ponte Pià sarebbe di  3.763.380 mc ma in realtà esso risulti a oggi ridotto a 2.336.623 mc. Questo a causa dei sedimenti che si sono depositati nel corso degli anni, che hanno causato una diminuzione del volume disponibile nell’invaso pari a 1.426.757 mc. Come si capisce si tratta di una massa imponente di sedime che Hydro Dolomiti Energia (HDE) deve in parte rimuovere (180.000 mc). Gli Uffici provinciali ci assicurano che il sedime non è nocivo, si classifica come “inerte”, e aggiungono di aver posto alcune prescrizioni a HDE in merito alla rimozione e alla gestione dello stesso. Purtroppo non specificano quali esse siano. Sarebbe importante capire come si intenda intervenire, perché ad esempio, se HDE decidesse di scaricare di colpo tutto il sedime nella Sarca la cosa potrebbe avere conseguenze assai pesanti, mentre se ciò avvenisse in maniera ponderata e limitata potrebbero persino esserci dei vantaggi per il corso del fiume.

Quanto alle tempistiche, in base alla legge HDE dovrà rimuovere i sedimenti che si sono accumulati nel bacino di Ponte Pià sin dal 2007 e questo processo dovrà essere avviato entro e non oltre il 31 dicembre 2023. Se HDE non adempisse agli obblighi che si è assunta perderebbe il diritto a mantenere la concessione.

Altro aspetto interessante della risposta provinciale riguarda l’utilizzo del bacino di Ponte Pià per contenere gli effetti di eventuali ondate di piena come quella dell’ottobre 2020. Secondo la Provincia la capacità dell’invaso artificiale sarebbe piuttosto contenuta mentre sarebbe preferibile agire sugli impianti a monte. A grandi linee ciò è vero ma ad avviso nostro e dei tecnici coi quali ci siamo consultati dovrebbero comunque esserci le possibilità tecniche di manovrare in modo intelligente la struttura di Ponte Pià in modo da ottenere vantaggi sulla gestione delle acque in caso di alluvione. Anziché riempire il volume disponibile con la fase iniziale dell’onda di piena essa potrebbe essere fatta defluire integralmente. Nel momento in cui si realizza che l’evento in fase di sviluppo ha caratteristiche importanti, si può far uscire un po’ più di acqua di quanta ne entra, così da aumentare il volume nella fase iniziale della piena, poi si comincia ad invasare solo quando si arriva verso il picco di piena. L’effettiva percorribilità di questa procedura dipende dalla tipologia e dalla manovrabilità di opere di scarico. Non cambia radicalmente la situazione perché è vero che la diga è piccola rispetto al bacino a monte, però un po’ di beneficio in più riteniamo potrebbe senz’altro darlo. In ogni caso è bene che anche questa strategia sia presa in considerazione.

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Di seguito il testo dell’Interrogazione 2273/XVI del 10 febbraio 2021 “Interventi di manutenzione del bacino artificiale di Ponte Pià” e risposta fornita il 28 aprile 2021

Il lago di Ponte Pià, bacino artificiale situato nei comuni di Stenico, Ragoli, Comano Terme e Tione di Trento, è stato creato sbarrando il fiume Sarca tramite la creazione di una diga, nota come diga di Ponte Pià, collaudata nel 1959.  Il lago di Ponte Pià possiede una superficie di circa mezzo kmq, per circa 3 km di lunghezza e oltre 3 milioni e mezzo di metri cubi d’acqua di capacità;

la diga di Ponte Pià è una delle strutture fondamentali per la produzione di energia idroelettrica situate nel basso Trentino occidentale. Oltre alla produzione di energia elettrica la diga adempie anche a funzioni di irrigazione agricola e, tramite il rilascio garantito delle acque, di mantenimento del deflusso minimo vitale (DMV) sul corso della Sarca;

come moltissime altre opere di contenimento dei fiumi, nel corso degli anni anche la diga di Ponte Pià ha subito un costante fenomeno di deposito dei sedimenti, dai più grossolani, come sassi e ghiaie, ai più sottili, come i limi. Tale fenomeno ha comportato e comporta una riduzione dell’efficacia idraulica dell’opera stessa, ma conseguenze negative si riverberano anche sui costi di gestione e di manutenzione e sulla minore produzione di energia e conseguente mancato o ridotto introito. La situazione qui esposta se non correttamente gestita può comportare notevoli rischi. Da una parte in assenza di interventi nel lungo periodo si potrebbe arrivare alla totale colmatura del bacino, dall’altra si potrebbero generare un serio rischio per la sicurezza dei territori e delle comunità a valle della diga e gravi problemi riguardo alla qualità delle acque e degli ecosistemi che fanno riferimento al bacino di Ponte Pià ed alle acque della Sarca;

nel 1989, durante l’ondata di piena che si era verificata in quell’anno, l’allora gestore e proprietario dell’opera (Enel), effettuando scelte assai discusse realizzate con l’avallo delle autorità provinciali dell’epoca, risolse parzialmente il problema dell’accumulo sempre più rilevante di sedimenti che stava verificandosi nel lago di Ponte Pià tramite l’apertura della paratia di fondo del bacino, atto che produsse una colata d’acqua e fango che sostanzialmente comportò la morte biologica del fiume Sarca nei tratti da essa investiti. Tale evento resta ancora ben impresso nella memoria della popolazione del Basso Sarca e costituisce un buon esempio del pericolo che incombe ancora oggi su quei territori e quelle popolazioni, tanto più se si considera che si parla di una valle a vocazione prevalentemente turistica;

a corredo di quanto riportato al paragrafo precedente si segnala come dall’anno 1959 all’anno 2007, Enel non ha provveduto ad effettuare nessun intervento di conservazione del volume del bacino, fatto che di per sé indica quale fosse l’atteggiamento del gestore verso il bene del quale era possessore;

con la promulgazione del DPR 15 febbraio 2006 veniva approvato il Piano Generale di Utilizzazione delle Acque Pubbliche (il cosiddetto PGUAP). Tale normativa, tra le altre cose, metteva in carico ai concessionari la gestione degli impianti e la conservazione dei volumi utili di bacino;

nell’anno 2007 la concessione della diga di Ponte Pià  passava ad Hydro Dolomiti Energia. Dal punto di vista della manutenzione generale e dello smaltimento dei sedimenti questo non parve comportare cambiamenti di sorta. Alla scadenza del termine contrattuale ( 31.12.2020 ) infatti nessun lavoro di dragaggio era stato effettuato e solo nel luglio del 2017 era stato formalizzato un programma di recupero dei volumi degli invasi sul Sarca, il quale però non risulterebbe avere ancora avuto risposta da parte dei competenti uffici provinciali, essendo, a quanto pare, ancora in fase istruttoria sebbene si sia a oltre 3 anni e mezzo dalla sua presentazione;

il 02.02.2021, in risposta all’interrogazione 2230/XVI “Programmazione dei lavori di sistemazione del torrente Sarca” l’assessore competente ha comunicato l’intenzione della Giunta di spendere circa 6 milioni di euro “per incrementare il grado di sicurezza idraulica” del fiume Sarca, non risulta sia stato però chiarito se tali investimenti riguarderanno anche interventi sulla diga e il bacino di Ponte Pià;

a fronte di quanto finora riportato ma anche sulla base della più elementare consultazione della cronaca locale, nazionale ed internazionale, risulta ovvia ed evidente l’importanza di ripristinare la capienza utile degli invasi, al fine di garantirne la maggior capacità di laminazione e quindi di sicurezza idraulica in caso di piena, ma anche, naturalmente, di consentire il corretto funzionamento degli impianti  per la produzione di energia. Ciò risulta a maggior ragione vero se si tiene presente che nell’attuale quadro climatico globale, caratterizzato da sempre più frequenti eventi meteorici di intensità inaudita, l’invaso di Ponte Pià qualora non adeguatamente gestito e manutenuto può costituire una grave minaccia per l’intero territorio del  Basso Sarca;

Tutto ciò premesso, si interroga il presidente della Provincia per sapere:

  1. quale sia il livello attuale di sedimentazione del bacino di Ponte Pià e se corrisponda al vero che i detriti ivi presenti sarebbero da trattare come rifiuti inquinanti e che come tali andrebbero smaltiti in una discarica autorizzata , non risultando in altro modo riutilizzabili;
  2. se a norma del contratto di concessione, Enel potesse non effettuare nessun intervento di manutenzione del livello di volume idrico utile riguardo al lago di Ponte Pià e se risulti agli atti una qualche misura o sanzione nei confronti di Enel a seguito dell’evento catastrofico verificatosi nel 1989;
  3. se il contratto di gestione degli impianti, stipulato tra la Provincia Autonoma di Trento e Hydro Dolomiti Energia nell’anno 2007, preveda la manutenzione dell’invaso di Ponte Pià e la relativa gestione dei sedimenti, sulla base della normativa emanata nell’anno 2006. Nel caso si chiede di chiarire se tale manutenzione debba riguardare l’insabbiamento complessivo del bacino o solamente la parte di esso verificatasi a partire dalla presa in carico della struttura da parte di Hydro Dolomiti Energia;
  4. quali siano i modi e i tempi previsti per la manutenzione del bacino di Ponte Pià  e come intenda procedere la Giunta provinciale nei confronti di Hydro Dolomiti Energia a fronte di eventuali inadempienze e/o ritardi. 
  5. se corrisponda al vero e se eventualmente ritenga ammissibile che un Servizio di competenza provinciale in oltre 3 anni e mezzo non abbia prodotto risposte riguardo a un tema così rilevante sia per la sicurezza dei cittadini e dei territori che per la produzione di energia;
  6. con riferimento al periodo di competenza dell’Enel, se e come l’attuale giunta provinciale intenda intervenire riguardo alla perdita dei volumi utili pregressi dell’invaso di Ponte Pià, al fine di ripristinare la capacità originaria del bacino;
  7. se gli interventi di messa in sicurezza del fiume Sarca annunciati in aula dall’assessore competente in data 02-02-2021 riguardino anche la gestione dei sedimenti di Ponte Pià. In caso contrario, come si giustifichi tale scelta. In caso di risposta positiva, quali interventi si intendano realizzare, se verranno tenute in debito conto le specifiche situazioni ambientali dei tratti fluviali interessati, e se e in che modo, in ordine alla gestione del sedimento di Ponte Pià, si intenda coinvolgere gli enti locali, il Parco Fluviale della Sarca e i vari portatori di interesse prima di dare il via alle progettazioni stesse;
  8. quali siano le misure di laminazione delle piene del fiume Sarca e se sia contemplata la possibilità di usare il sistema complesso di derivazioni a monte di Ponte Pià al fine di contenere le ondate più imponenti di piena distribuendole sui bacini dei laghi di Molveno, Santa Massenza, Toblino e Cavedine;
  9. quali siano state le misure di laminazione dell’onda di piena adottate dai servizi provinciali competenti e dal concessionario del bacino di Ponte Pià in occasione degli eventi meteorologici verificatisi in data 03 ottobre 2020;

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La risposta fornita dall’assessore all’ambiente:

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